Peter Jackson doveva dirigere Il Pianeta delle scimmie insieme a James Cameron: il retroscena 20 anni dopo
Peter Jackson ha rivelato che ha lavorato, prima della saga de Il Signore degli Anelli, a un reboot de Il pianeta delle scimmie e che ha visto il coinvolgimento di James Cameron.
Prima che Tim Burton tentasse di resuscitare il franchise nel 2001, prima che Andy Serkis indossasse la tuta motion-capture per interpretare Cesare nella trilogia moderna, c'era un altro progetto. Un film de Il pianeta delle scimmie che non vedremo mai, ma che nelle mani di Peter Jackson avrebbe potuto cambiare radicalmente il destino del franchise. Una versione rinascimentale, intellettuale, visionaria. E poi c'erano James Cameron e Arnold Schwarzenegger, due pesi massimi di Hollywood che, paradossalmente, contribuirono a far naufragare tutto.
La storia emerge ora dalle parole dello stesso Jackson, che in una recente intervista ha svelato i dettagli di quel tentativo di reboot mai decollato. Siamo negli anni Novanta, prima che la trilogia del Signore degli Anelli trasformasse il regista neozelandese in un nome sacro del cinema fantastico. Jackson e la sua partner creativa Fran Walsh avevano scritto un trattamento per un film intitolato "The Renaissance of the Planet of the Apes", un titolo che già lascia intravedere un approccio radicalmente diverso rispetto alle iterazioni precedenti del franchise.Al centro del progetto c'era una scelta che avrebbe mandato in estasi i fan della saga originale: il ritorno di Roddy McDowall, l'attore che aveva interpretato Cornelius e successivamente Cesare nei film degli anni Sessanta e Settanta. Ma non in un ruolo qualsiasi ma come una sorta di Leonardo da Vinci delle scimmie, un intellettuale rinascimentale in un mondo che mescolava l'eredità della franchising con una visione più sofisticata e culturalmente stratificata. Un concept affascinante ma che si scontrò con un problema, anzi due.
James Cameron, reduce dal trionfo di Terminator 2 e True Lies, era già attaccato al progetto come produttore, e voleva coinvolgere Arnold Schwarzenegger come protagonista. Due nomi che sulla carta garantivano successo al botteghino, ma che nella pratica rendevano la situazione insostenibile per un giovane regista ancora alla ricerca della propria affermazione definitiva. Jackson lo ammette candidamente: non aveva il potere contrattuale per gestire personalità così ingombranti. "Non avevo ancora incontrato Jim a quel tempo, quindi era abbastanza serio", ricorda il regista. "Pensavo: 'Dio, non voglio dirigere un film con Schwarzenegger e Cameron. Non avrei alcun potere'". La preoccupazione era legittima e alla fine Jackson decise di passare la mano. Una scelta che si rivelò provvidenziale per la sua carriera.Sarebbe stato necessario attendere prima il 2001 con il fallimentare reboot firmato Tim Burton e poi il 2011 con l'arrivo di L'alba del pianeta delle scimmie,diretto da Rupert Wyatt, per vedere finalmente un rilancio credibile del franchise. Quel film, e i due sequel diretti da Matt Reeves, avrebbero utilizzato proprio quelle tecnologie di motion-capture e di effetti digitali che Jackson stava sviluppando all'epoca del suo coinvolgimento mancato: il lavoro su Gollum nel Signore degli Anelli e su King Kong, avrebbe tracciato la strada tecnica che avrebbe reso possibile dare vita a Cesare con il volto e le espressioni di Andy Serkis.
C'è una certa ironia nel fatto che Jackson, pur non avendo mai diretto un film de Il pianeta delle scimmie, abbia contribuito indirettamente al successo della saga moderna attraverso le innovazioni tecnologiche che ha pionierato. E mentre Disney starebbe ora pianificando un nuovo capitolo slegato dalla trilogia di Cesare, resta il fascino del "what if": come sarebbe stato un Pianeta delle scimmie rinascimentale firmato Peter Jackson, con Roddy McDowall nei panni di un genio simiano che ricorda Leonardo da Vinci?