Pluribus, Vince Gilligan sa già come finirà la serie (e lancia una ghiotta anticipazione)
Sapere che Pluribus ha una direzione chiara non significa sapere dove andrà a parare. Ed è qui che Gilligan dimostra ancora una volta la sua intelligenza autoriale.
Con Pluribus, Vince Gilligan sembra aver deciso di giocare la partita più rischiosa e al tempo stesso più lucida della sua carriera.
Dopo aver rivoluzionato la serialità televisiva con la monumentale Breaking Bad e averne affinato l'anima tragica con Better Call Saul, il creatore americano è tornato con una serie che si muove sul terreno instabile della fantascienza morale. E lo fa con una sicurezza inedita: ha già in mente anche il finale. Un dettaglio tutt'altro che secondario, soprattutto se annunciato da un autore che ha costruito il proprio mito sull'imprevedibilità.Una distopia della felicità senza consolazione
Pluribus è diventata in poche settimane la serie più vista di sempre su Apple TV e immagina un mondo travolto da un'epidemia di felicità artificiale. Un senso di benessere imposto, totalizzante, anestetizzante. In questa realtà disturbante si muove la protagonista, Carol Sturka, interpretata da una straordinaria Rhea Seehorn (che già aveva lavorato con il regista in Better Call Saul). Carol è la persona più triste del pianeta e, proprio per questo, l'unica immune.
Gilligan ribalta ancora una volta l'assioma classico della fantascienza: non è l'eroe forte a salvare l'umanità ma chi porta su di sé il peso della fragilità. Il cuore della serie è la domanda che l'attraversa, cioè cosa resta dell'umano quando anche l'infelicità viene cancellata?Pluribus non fornisce risposte ma insinua il dubbio, lo lascia sedimentare e costringe il pubblico a convivere con questo disagio sottile.
L'arte di sapere quando fermarsi
Intervistato da ScreenRant, Gilligan ha dichiarato di avere "un'idea più precisa sul finale di Pluribus di quanta ne avesse per Breaking Bad e Better Call Saul". "Detto questo, scarterò sempre rapidamente una buona idea per un'idea migliore. Se ne arriva una, scarterò volentieri quella che ho in mente in questo momento. Ma abbiamo una tabella di marcia generale di dove dovrebbe andare la serie".
Gilligan ammette anche che oggi la vera audacia non è allungare le storie ma saperle chiudere nel modo giusto. "Non so quanto dovrebbe durare la serie... Il trucco più grande in questo lavoro è sapere quando è ora di lasciare la festa. Vuoi che la gente ne voglia ancora. Non vuoi essere quello con il paralume in testa e tutti guardano l'orologio chiedendosi perché non se ne va. Quindi questa è una delle parti più difficili".
Pluribus almeno nelle intenzioni, sembra voler evitare questa trappola. Apple TV ha ordinato due stagioni, ma il suo autore non esclude nulla. Tre stagioni, forse più. O forse meno, se la storia lo richiederà.
L'eroina
Gran part della forza di Pluribus risiede nella sua protagonista, Rhea Seehorn. Già indimenticabile in Better Call Saul, qui trova un ruolo ancor più radicale. Carol Sturka è un'eroina riluttante, spesso sgradevole. Ed è proprio questo a renderla così umana (come, d'altronde, era già accaduto con il personaggio di Walter White in Breaking Bad).
Pluribus sceglie la quotidianità emotiva, l'errore, la stanchezza. Non sorprende che Seehorn speri in una lunga vita per la serie (ha parlato addirittura di 10 stagioni) ma la sua fiducia sembra più artistica che contrattuale. Conosce Gilligan, sa che ogni espansione narrativa deve essere meritata.
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