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Primetime, Robert Pattinson al centro di una storia controversa: perché il regista ha scelto di raccontarla

Primetime con Robert Pattinson: il regista Lance Oppenheim spiega perché ha scelto di raccontare la controversa storia di Bill Conradt e Chris Hansen.

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Primetime, il nuovo thriller A24 diretto da Lance Oppenheim e interpretato da Robert Pattinson, prende ispirazione da To Catch a Predator e dalla figura di Chris Hansen, ma non vuole essere una ricostruzione fedele della sua storia. Il film si prende diverse libertà narrative e arriva a raccontare uno degli episodi più controversi legati al programma: la morte di Bill Conradt, avvenuta nel 2006 durante un'operazione in Texas. Per Oppenheim, però, escludere quell'episodio avrebbe significato eliminare una parte fondamentale delle domande che il film vuole porre sul rapporto tra giornalismo e intrattenimento.

Il regista ha spiegato di essere rimasto profondamente colpito dalla vicenda fin da bambino. Conradt, allora assistente procuratore distrettuale, aveva comunicato online con una persona che credeva fosse un tredicenne. A differenza degli altri soggetti dell'operazione, non raggiunse la casa utilizzata dalla polizia. Gli agenti si presentarono direttamente nella sua abitazione e Conradt si tolse la vita durante l'intervento. L'operazione portò a 25 arresti e successivamente l'ufficio del procuratore distrettuale della contea di Collin decise di non perseguire i casi legati all'indagine.

Oppenheim non era interessato soltanto a ricreare l'accaduto, ma soprattutto alle conseguenze che quell'episodio avrebbe avuto sulle persone coinvolte nella produzione televisiva. Il film guarda a cosa succede quando chi lavora dietro le telecamere si considera contemporaneamente giornalista e intrattenitore. Per spiegare questa prospettiva, il regista ha paragonato Primetime a L'asso nella manica di Billy Wilder, film incentrato sulla trasformazione della tragedia di una persona in uno spettacolo mediatico.

Anche la scelta di Robert Pattinson segue questa impostazione. L'attore interpreta una versione romanzata di Chris Hansen, costruita a partire dai filmati e dal materiale d'archivio di To Catch a Predator. Hansen, però, ha preso le distanze dal risultato, dopo aver visto il film, lo ha definito “bizzarro” e ha criticato sia la rappresentazione del suo personaggio sia alcuni degli eventi mostrati. Ha inoltre contestato il fatto che Oppenheim non abbia consultato lui o altre persone che avevano lavorato direttamente al programma.

È proprio questa distanza a chiarire l'obiettivo di Primetime, non raccontare la vicenda di Chris Hansen come un biopic, ma utilizzare una storia realmente accaduta per riflettere sulle conseguenze della spettacolarizzazione. Per comprendere meglio la figura reale che ha ispirato il protagonista interpretato da Pattinson, è utile ripercorrere la controversa storia di To Catch a Predator. Per Oppenheim, il caso Conradt rappresenta il punto in cui giornalismo, intrattenimento e responsabilità si incontrano nel modo più drammatico. Il film è costruito non tanto per ricordare ogni dettaglio della realtà, quanto per interrogarsi su cosa accade quando una storia vera diventa uno spettacolo destinato al grande pubblico.

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