Provato – La Terra di Mezzo: L’Ombra di Mordor
Nella medievaleggiante cornice del Castello Sforzesco a Milano, una lunga prova di l'Ombra di Mordor, nuovo titolo Monolith
Articolo a cura di Lorenzo "Kobe" Fazio
Il pericolo di scatenare l’ira dei fan, nel caso di un eventuale trattamento inadeguato del brand, è quanto mai reale, tangibile: tanto più alla luce degli ultimi dettagli rivelati.
Mentre l’Oscuro Signore organizza il suo ritorno in pompa magna e buona parte della Terra di Mezzo è ancora ignara dell’ascesa del Male, il Ranger torna miracolosamente in vita grazie al portentoso intervento di un antico spirito: il prezzo da pagare sarà permettere all’anima di coabitare nel suo corpo, per unire gli sforzi nel comune obiettivo di vendicarsi dei torti subiti.
Già, perché il fino a qui anonimo e misterioso fantasma, altri non è che Celebrimbor: il fabbro, raggirato e poi ucciso da Sauron, che forgiò gli Anelli del Potere; un personaggio tutt’altro che secondario nell’economia dell’opera di Tolkien che, giocoforza, verrà coinvolto in una trama dall’esito parzialmente già anticipato. Difficile prevedere il più classico degli happy ending, quando sappiamo bene che sarà necessario l’intervento della Compagnia dell’Anello per riportare la pace nella Terra di Mezzo.

Un intreccio narrativo dalla delicata gestione, che fortunatamente ha goduto delle cure di un esperto del mestiere: Christian Cantamessa, noto al grande pubblico per aver scritto la sceneggiatura di quel capolavoro che risponde al nome di Red Dead Redemption. Il curriculum però non basta visti i numerosi interrogativi che, a questo punto, sommergeranno i fan della saga. Come sarà impostato il rapporto simbiotico tra Talion e Celebrimbor? Il duo avrà uno spessore sufficiente per reggere un plot che si pone tali obiettivi? Saranno rivelati sufficienti retroscena dell’ascesa di Sauron e della progressiva trasformazione di Mordor da terra verdeggiante a inferno di fuoco e lava? Quesiti di una certa portata a cui troveremo risposta solo in sede di recensione. Per ora, al di là delle incertezze, ci abbandoniamo alla piacevole certezza di un videogioco che, in un modo o nell’altro, vuole ulteriormente ampliare il mondo immaginifico di Tolkien prendendosi qualche rischio.
Anche dal punto di vista del gameplay non mancano atti di puro coraggio. Si fa presto a bollarlo come un Assassin’s Creed, a cui è stato “montato” il bestiario tokleniano e il combat system di Batman: Arkham Asylum: la realtà è lievemente diversa. E’ vero che si passa una gran parte del tempo arrampicandosi su qualcosa, eppure il feeling è differente.
Quando non si tratterà di svolgere le missioni utili per far progredire la main quest, il Ranger potrà vagare per le lande di Mordor a caccia del suo prossimo obiettivo: solo interrogando i sottoposti si potranno conoscere le esatte ubicazioni e i punti deboli dei bracci destri di Sauron. Non solo: le gerarchie degli orchi, ancora relativamente liberi dal tirannico giogo dell’Oscuro Signore, sono talmente liquide che a console spenta (e dopo ogni game over) ci saranno continui avvicendamenti, lotte interne e brutali assassini.
In questo contesto estremamente volatile, voi dovrete necessariamente sfruttare a vostro vantaggio le scaramucce intestine, visto che uno dei cardini del gioco è l’elevato livello di difficoltà. Arrampicarsi non è solo un vezzo degli sviluppatori, desiderosi di seguire il trend avviato dall’IP di Ubisoft. Spesso, solo mantenendo un profilo basso si potrà bypassare il corposo e fortissimo manipolo di guardie al soldo del generale di turno.
Il risultato è un gameplay estremamente fluido, nelle fasi di arrampicata, strategico, in quelle stealth, complesso, quando si tratterà di darsele di santa ragione.
Non manca molto al giorno in cui vi daremo il nostro definitivo parere su L’Ombra di Mordor. Se difficilmente il titolo impressionerà per il suo comparto grafico, comunque apprezzabile e ancorato ai 30 fps, siamo molto curiosi di vedere se il Nemesis System può reggere sul lungo periodo e di come Christian Cantamessa ha sviluppato l’intero arco narrativo. L’evento di Warner Bros. presso il Castello Sforzesco ci ha restituito buone impressioni. Speriamo di non restare delusi.
