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Questa serie su Netflix ha chiuso i battenti con misteri irrisolti (e avrebbe meritato un'altra stagione)

Perché la quarta stagione di questa serie Netflix ha deluso i fan e la serie meritava una quinta stagione per un finale degno. Analisi del finale frettoloso.

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Nel vasto catalogo di Netflix, tra produzioni originali che hanno ridefinito il panorama delle serie tv contemporanee, The Umbrella Academy si è ritagliata uno spazio particolare. Trentasei episodi distribuiti su quattro stagioni hanno raccontato le disavventure dei fratelli Hargreeves, supereroi disfunzionali nati in circostanze misteriose e cresciuti sotto la guida spietata di un miliardario eccentrico. Una combinazione esplosiva di fantasy, fantascienza, dramma familiare e commedia dark che ha conquistato pubblico e critica fin dal debutto nel 2019. Basata sulla serie a fumetti di Gerard Way e Gabriel Bá, la produzione ha saputo distinguersi nel mare magnum dei contenuti dedicati ai supereroi, offrendo una prospettiva più cupa e psicologicamente complessa rispetto agli standard del genere.

Gli Hargreeves non sono eroi perfetti: sono individui profondamente segnati da traumi infantili, incapaci di comunicare tra loro, costretti a collaborare solo quando l'apocalisse bussa alla porta. E di apocalissi, in quattro stagioni, ne hanno affrontate parecchie. La forza narrativa della serie risiedeva nella capacità di bilanciare elementi apparentemente inconciliabili. Da un lato la complessità dei viaggi nel tempo, con le loro paradossali conseguenze sulla realtà. Dall'altro le dinamiche familiari universali: rivalità fraterne, bisogno di riconoscimento, ricerca di identità. Ogni stagione aveva alzato l'asticella, imparando dagli errori della precedente e costruendo un universo narrativo sempre più articolato e stratificato.

Poi è arrivata la quarta stagione. Sei episodi. Solo sei episodi per chiudere una storia che aveva accumulato misteri, domande irrisolte e linee narrative sospese per tre stagioni intere. La decisione di Netflix di accorciare drasticamente la stagione finale rispetto alle dieci puntate delle precedenti si è rivelata un errore di valutazione dalle conseguenze evidenti sulla qualità complessiva del prodotto. Il problema non è stato tanto la scelta di concludere la serie quanto il formato scelto per farlo. Una stagione ridotta avrebbe potuto funzionare come parentesi narrativa intermedia, ma come capitolo conclusivo ha stretto in una morsa insostenibile sceneggiatori e personaggi. Troppi nodi da sciogliere, troppe spiegazioni da fornire, troppi archi narrativi da concludere in appena sei ore di racconto.

Il risultato è stato un finale affrettato, con soluzioni narrative che hanno privilegiato la rapidità rispetto alla coerenza. I grandi misteri costruiti con pazienza nelle stagioni precedenti hanno ricevuto spiegazioni confuse o poco convincenti. Le trasformazioni dei personaggi sono apparse brusche, prive di quella gradualità che aveva caratterizzato l'evoluzione degli Hargreeves fino a quel momento. Storyline controverse sono state introdotte e risolte senza il tempo necessario per svilupparle adeguatamente. La sensazione prevalente tra i fan è stata quella di un'opportunità sprecata. The Umbrella Academy meritava un finale all'altezza delle sue premesse, un congedo che onorasse l'investimento emotivo del pubblico e la complessità dell'universo narrativo costruito. Una quinta stagione, della stessa lunghezza delle precedenti o persino più estesa, avrebbe permesso di gestire con maggiore respiro la conclusione della saga.

Si sarebbero potute sviluppare con calma le rivelazioni cruciali sull'origine dei poteri degli Hargreeves, sulle vere intenzioni di Reginald, sulla natura stessa delle anomalie temporali che hanno tormentato i protagonisti. Ci sarebbe stato spazio per dare a ciascun personaggio un addio degno del suo percorso, invece di infilare tutto in una corsa contro il tempo dettata non dalla narrativa ma da vincoli produttivi. Il confronto con le stagioni precedenti è inevitabile e impietoso. Dove prima c'era sviluppo organico, nella quarta stagione domina la sintesi forzata. Dove prima i colpi di scena erano preparati con cura, nell'ultimo capitolo arrivano come espedienti per far procedere rapidamente la trama. Il ritmo frenetico, che in altre circostanze potrebbe essere un pregio, qui diventa sintomo di una compressione eccessiva.

La lezione, se vogliamo trovarne una, riguarda l'importanza di dare ai progetti narrativi lo spazio necessario per concludersi degnamente. Non tutte le storie possono essere compresse senza perdere qualcosa di essenziale. The Umbrella Academy ne è la dimostrazione: trentasei episodi di qualità elevata, rovinati da una scelta produttiva che ha privilegiato l'efficienza rispetto alla coerenza narrativa. Per i fan della serie, per chi ha seguito le avventure dei fratelli Hargreeves attraverso linee temporali alternative e apocalissi multiple, rimane la consolazione di tre stagioni memorabili. E la sensazione, impossibile da scacciare, che con un po' più di tempo tutto sarebbe potuto andare diversamente.

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