Ewan McGregor e Rebecca Ferguson nel sequel su Netflix che riapre le porte di un famoso hotel
Il sequel coraggioso su Netflix che bilancia romanzo di King e film di Kubrick. Analisi approfondita di un horror che quasi raggiunge la perfezione.
Adattare un romanzo di Stephen King è già un'impresa titanica. Farne il seguito di un film che lo stesso autore detesta è come camminare su un filo sospeso tra due grattacieli durante un uragano. Eppure Mike Flanagan, regista e sceneggiatore di Doctor Sleep, disponibile su Netflix, ci prova con un coraggio che rasenta l'incoscienza: il suo film deve funzionare come sequel sia del romanzo che del leggendario adattamento di Stanley Kubrick, pur restando fedele alla visione di King. Un equilibrismo che riesce quasi alla perfezione, inciampando solo nell'atto finale. La storia riprende decenni dopo gli eventi traumatici dell'Overlook Hotel. Danny Torrance è cresciuto, ma le cicatrici di quella notte non si sono mai rimarginate. Ewan McGregor interpreta un uomo distrutto, che ha seguito le orme alcoliche del padre per soffocare la sua Luccicanza, quel potere telepatico che lo rende sensibile al mondo invisibile.
Flanagan, reduce dai successi di Il gioco di Gerald e Hill House, porta in Doctor Sleep la stessa sensibilità per il trauma psicologico che caratterizza tutto il suo lavoro. La fotografia di Michael Fimognari avvolge il film in quella patina fredda e malinconica tipica delle produzioni del regista, mentre la colonna sonora dei Newton Brothers costruisce un'atmosfera di inquietudine crescente. Eppure Flanagan non si limita a riprodurre la propria formula: rende omaggio a Kubrick attraverso dissolvenze che fluiscono l'una nell'altra come onde, e riprende quel suono di battito cardiaco incessante che rendeva Shining così angosciante. Ma, e questo è fondamentale, lo fa senza mai scadere nell'imitazione sterile. Le scene che ricreano momenti iconici del film del 1980 vengono quasi sempre ricontestualizzate attraverso la prospettiva di Danny adulto, diventando parte organica della narrazione anziché semplici citazioni nostalgiche.
L'approccio umanista di Flanagan al terrore si rivela, in fin dei conti, più adatto a un sequel di Shining di quanto lo sarebbe stato il distacco gelido di Kubrick, che considerava i personaggi umani poco più che formiche in balia di forze incomprensibili. Il film si prende il tempo necessario per costruire i suoi personaggi, giustificando ampiamente le sue due ore e mezza di durata. La prima metà intreccia magistralmente il percorso di redenzione di Danny e la sua nascente amicizia con Abra con le vicende del True Knot, mostrandoci questi "mostri" mentre reclutano nuovi membri e danno la caccia ai pochi bambini ancora dotati di Luccicanza. McGregor offre una delle sue interpretazioni più intense e sfumate, catturando la lotta interiore di un uomo che deve superare comportamenti autodistruttivi e imparare a usare i propri poteri per aiutare gli altri invece di nasconderli. Curran, al suo esordio, è una rivelazione: Abra è coraggiosa, intelligente e dotata di un carisma naturale che rende impossibile non affezionarsi a lei.
Il film si inserisce perfettamente nel corpus crescente di opere del regista dedicate al trauma psicologico, al recupero e alla famiglia, e mantiene vivo il rinascimento cinematografico e televisivo delle opere di King. Negli ultimi anni abbiamo visto reinterpretazioni fresche di It e Pet Sematary, ma Doctor Sleep è affascinante proprio perché riesamina un precedente adattamento mentre contemporaneamente ne fa progredire la narrativa. Con una durata di 152 minuti e un rating R per contenuti violenti e disturbanti, alcune immagini cruente, linguaggio esplicito, nudità e uso di droghe, Doctor Sleep non è un film per tutti. Ma per chi cerca un horror drammatico con sostanza, che esplori il peso dell'eredità familiare e la possibilità di redenzione anche per chi porta dentro le cicatrici più profonde, rappresenta un'esperienza cinematografica che lascia il segno. Non brilla luminoso come avrebbe potuto, questo è innegabile, ma ci va così vicino da meritare comunque un posto d'onore tra i grandi film dell'orrore contemporaneo.