Questo thriller satirico dimenticato su Netflix con Jake Gyllenhaal merita una seconda possibilità
Su Netflix, Jake Gyllenhaal in un thriller horror satirico incompreso. Scopri perché questo film Netflix del 2019 merita una seconda possibilità.
Nella sterminata filmografia di Jake Gyllenhaal, tra capolavori acclamati come Nightcrawler, Prisoners e Zodiac, si nasconde un gioiello incompreso che merita una seconda possibilità. Velvet Buzzsaw, thriller horror satirico uscito su Netflix nel 2019, è scivolato via dagli schermi e dalla memoria collettiva con una velocità impressionante, lasciando dietro di sé un punteggio Rotten Tomatoes del 61% dalla critica e un disastroso 36% dal pubblico. Eppure, dietro questi numeri scoraggianti, si cela un'opera stratificata, coraggiosa e profondamente originale che solo chi sa guardare oltre le apparenze può apprezzare. Diretto da Dan Gilroy, lo stesso regista che aveva trasformato Gyllenhaal in un sociopatico cameraman notturno in Nightcrawler, Velvet Buzzsaw rappresenta la seconda collaborazione tra i due. Ma dove Nightcrawler era cupo, claustrofobico e alimentato dalla tensione notturna di Los Angeles, questo film abbraccia una Los Angeles solare, patinata, immersa nel mondo dell'arte contemporanea dove galleristi, critici e collezionisti si muovono come squali in un oceano di denaro e opportunismo.
Ma il vero motivo per cui Velvet Buzzsaw merita di essere riscoperto è la performance di Jake Gyllenhaal. L'attore, noto per ruoli intensi e spesso drammatici, si concede qui una delle sue interpretazioni più eccentriche e sfrenate. Il suo Morf Vandewalt, critico d'arte influente e narcisista, è un personaggio assurdo, esagerato, al limite del cartoonesco. Eppure Gyllenhaal lo interpreta con tale serietà e precisione che il personaggio non stona mai, ma diventa il fulcro comico perfetto attorno al quale ruota tutta la satira. Raramente l'attore si concede al registro puramente comico, e quando lo fa, come in Okja, dimostra un talento naturale per l'eccesso controllato. In Velvet Buzzsaw raggiunge probabilmente il suo apice di stranezza: ogni sua espressione facciale, ogni inflessione vocale, ogni gesto studiato contribuiscono a creare un personaggio indimenticabile. È un nutjob eccentrico che vive di elitarismo culturale, ma Gyllenhaal riesce a renderlo umano abbastanza da non trasformarlo in una semplice macchietta.
Guardare Velvet Buzzsaw in abbinamento a Nightcrawler crea un'esperienza cinematografica affascinante. Entrambi i film mostrano Los Angeles come una città spietata e cinica, ma lo fanno attraverso lenti completamente diverse. Nightcrawler è notturno, viscoso, intriso di sudore e disperazione. Velvet Buzzsaw è diurno, abbagliante, lucido come le gallerie d'arte che ritrae. Le performance di Gyllenhaal nei due film incarnano perfettamente questa dicotomia: dall'intensità inquietante di Lou Bloom all'eccentricità sopra le righe di Morf Vandewalt. Il film non è privo di difetti. La sua struttura episodica, con personaggi che vengono eliminati uno dopo l'altro, può risultare ripetitiva. Alcuni sviluppi narrativi appaiono affrettati, e non tutti i personaggi secondari ricevono la profondità che meriterebbero. Ma questi sono limiti che impallidiscono di fronte all'originalità complessiva dell'opera.