FILM

Un Jake Gyllenhaal irriconoscibile, in questo thriller disturbante da non perdere su Prime Video

Nightcrawler - Lo sciacallo con Jake Gyllenhaal su Prime Video. Il thriller del 2014 che meritava l'Oscar: analisi della performance migliore di Gyllenhaal.

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Tra tutte le uscite stellari che hanno caratterizzato il 2014, ce n'era una che brillava di luce propria, inquietante e magnetica: Nightcrawler - Lo sciacallo, esordio alla regia di Dan Gilroy. E al centro di tutto, Jake Gyllenhaal in quella che molti considerano la performance migliore della sua carriera. Una trasformazione fisica e psicologica così radicale da lasciare il pubblico senza fiato, letteralmente incapace di riconoscere l'attore che aveva amato in Donnie Darko o Brokeback Mountain. La buona notizia per chi ha perso questo gioiello o vuole rivederlo è che Nightcrawler è disponibile in abbonamento su Prime Video.

Lou Bloom è un personaggio che ti entra sotto la pelle e non ti abbandona più. Giornalista freelance nel senso più estremo e perverso del termine, Lou non ha confini etici quando si tratta di ottenere lo scoop perfetto. Armato di videocamera, scanner della polizia e un'ambizione sociopatica, percorre le strade notturne di Los Angeles a caccia di incidenti, crimini, tragedie. Più il contenuto è morboso, più vale. Più è violento, più fa audience. E Lou non si limita a documentare la realtà: la manipola, la orchestra, la piega ai suoi scopi. Gyllenhaal ha perso oltre 14 chili per il ruolo, trasformandosi in una figura scheletrica dagli occhi spalancati che sembrano non battere mai le palpebre.

Il suo Lou è un predatore urbano, un coyote che si aggira tra le vittime e le loro disgrazie con la stessa espressione vuota e affamata. Non è solo la magrezza fisica a renderlo inquietante: è la totale assenza di empatia mascherata da un entusiasmo da manuale di self-help. Lou parla come se avesse imparato a essere umano guardando video motivazionali su YouTube, ripetendo formule vuote sul successo e l'ambizione mentre calpesta ogni principio morale. Il film di Gilroy è una critica feroce al giornalismo sensazionalista e alla società dello spettacolo, ma anche un ritratto psicologico di rara precisione.

Lou Bloom non è semplicemente un cattivo: è il prodotto logico di una cultura che valorizza il successo a ogni costo, che celebra l'imprenditorialità senza interrogarsi sui mezzi, che consuma la tragedia come intrattenimento. È lo specchio oscuro del sogno americano, la versione distorta dell'uomo che si fa da sé. Con un budget di appena 8,9 milioni di dollari, Nightcrawler ne incassò oltre 50 a livello globale, di cui 32 milioni solo nel mercato domestico americano. Un successo commerciale notevole per un film così cupo e disturbante, che non concede al pubblico nessuna catarsi rassicurante.

La sceneggiatura originale di Gilroy ricevette meritatamente una nomination all'Oscar, ma l'esclusione di Gyllenhaal dalla categoria Miglior Attore resta una delle omissioni più clamorose e discusse di quella stagione dei premi. La sua trasformazione in Lou Bloom non era solo fisica: era una discesa negli abissi della psiche umana, un lavoro di sottrazione e controllo che rendeva ogni microscopico gesto, ogni sorriso fuori posto, ogni battuta apparentemente innocua un momento di puro terrore psicologico. Quello che rende Nightcrawler così efficace è proprio questa ambiguità disturbante.

Lou non è un mostro evidente, non urla, non è violento nel senso tradizionale del termine. È educato, ambizioso, determinato. Potrebbe essere il vicino di casa, il collega, l'aspirante imprenditore che cerca di sfondare. E forse è proprio questo il punto: Lou Bloom è spaventoso perché è credibile, perché la sua follia è perfettamente funzionale, perché il sistema in cui opera non solo lo tollera, ma lo premia. La regia di Gilroy trasforma Los Angeles in un personaggio a sé stante, una città notturna di luci al neon e sirene lontane, dove la bellezza convive con la violenza e l'indifferenza.

Jake Gyllenhaal ha costruito una carriera ricca di scelte coraggiose e ruoli memorabili, rappresentando una generazione. Ha interpretato soldati tormentati, detective ossessionati, boxer determinati. Ma Lou Bloom resta probabilmente il suo lavoro più radicale, quello in cui ha messo in gioco non solo il corpo ma l'anima, scavando in profondità in un personaggio che sfida lo spettatore a guardare senza distogliere lo sguardo. Un personaggio che ti entra nella testa e ci rimane, come un'eco disturbante che continua a risuonare anche dopo i titoli di coda.

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