Samuele Carrino: "Carlo Acutis mi ha cambiato. L'ora di religione? Ecco perchè è importante"
Intervista a Samuele Carrino: il profondo legame con Carlo Acutis, il successo al cinema, il valore della fede e l'importanza dell'ora di religione.
Dopo il trionfo in prima serata su Canale 5 con il film Il mio nome è Carlo – un vero e proprio record che ha sfiorato il 30% di share e incollato allo schermo oltre quattro milioni di telespettatori, il giovane e talentuoso Samuele Carrino, si racconta senza filtri. A soli diciassette anni, dopo l'intensa prova ne Il ragazzo dai pantaloni rosa, l'attore ha prestato il volto al primo "santo millennial", un percorso che ha profondamente inciso sulla sua vita personale prima ancora che professionale.
Il giovane attore è rimasto colpito dalla straordinaria normalità di un ragazzo che viveva la sua età dimostrando che la santità può appartenere alla quotidianità. Un modello positivo che spinge i giovani a riscoprire i valori autentici e a usare la tecnologia come strumento di condivisione e bene comune. Nel corso della conversazione, l'attore ha affrontato anche argomenti di grande attualità legati al mondo della scuola.
Interrogato sull'opportunità di mantenere o meno l'ora di religione, Carrino si è schierato a favore, considerandola uno spazio prezioso di confronto, crescita culturale e dialogo aperto per le nuove generazioni: "È un momento prezioso, in cui si confrontano culture, religioni e punti di vista diversi. Credo che resti necessaria, non solo dal punto di vista spirituale, ma come occasione di dialogo."