"Sarebbe inorridito": l'ex di Pino Daniele contro Je so’ pazzo, il film non racconterebbe la verità
Amanda Bonini critica «Je so’ pazzo», il film su Pino Daniele: dalle scene contestate al ritratto delle zie, ecco cosa l’ha delusa.
L’uscita di Je so’ pazzo, il film di Nicola Prosatore dedicato agli inizi di Pino Daniele, ha aperto un confronto sulla rappresentazione del cantautore napoletano. Tra le voci più critiche c’è quella di Amanda Bonini, sua ultima compagna, che ha affidato ai social una lunga riflessione dopo aver visto la pellicola. Le sue parole mettono in discussione diversi aspetti della caratterizzazione del protagonista e il modo in cui vengono raccontati alcuni ricordi personali. Non è la prima contestazione arrivata da persone che hanno conosciuto da vicino l’artista, anche Claudio Poggi e Rosario Jermano avevano espresso perplessità. Al centro della polemica c’è una domanda importante, quanto può discostarsi un film biografico dalla persona reale senza tradirne la memoria?
Un’altra parte significativa delle contestazioni riguarda il modo in cui vengono ritratte le zie del cantautore. Bonini le descrive come persone centrali nella sua crescita, responsabili della sua educazione e della possibilità di costruirsi una formazione. Nel suo ricordo, il rapporto con loro aveva contribuito a trasmettergli attenzione verso gli altri e senso di cura. Per questo trova particolarmente offensiva la loro caratterizzazione nel film, dove vengono descritte attraverso immagini caricaturali e un linguaggio che le dipinge come figure ostili. La distanza tra il ricordo personale e la rappresentazione cinematografica è uno dei motivi principali della sua reazione.
Pur esprimendo un giudizio severo, Bonini separa la propria critica al risultato finale dal lavoro dell’interprete. Riconosce infatti la difficoltà di incarnare una personalità complessa e osserva che l’attore ha dovuto confrontarsi con un personaggio già delineato dalle scelte narrative e dalle interpretazioni di chi ha contribuito alla ricostruzione. La sua contestazione è rivolta soprattutto all’immagine complessiva proposta dalla pellicola, che considera distante dall’uomo conosciuto nella vita privata. La polemica si inserisce in un dibattito più ampio sui film biografici, raccontare una persona realmente esistita richiede necessariamente scelte narrative, ma queste possono entrare in conflitto con i ricordi di familiari, amici e collaboratori.