Sayf a Che tempo che fa, il drammatico racconto sul nonno e quelle parole: "Siamo tutti schiavi"
Sayf ospite a Che tempo che fa racconta il nonno sopravvissuto ai lager, commenta la situazione sociale e annuncia un solo concerto nel 2027.
La storia della sua famiglia, le riflessioni sulle disuguaglianze sociali e un messaggio che attraversa generazioni. Sayf si è raccontato senza filtri nello studio di Fabio Fazio, durante la puntata di Che tempo che fa di domenica 1° novembre. Il rapper genovese, reduce dal successo ottenuto con Tu mi piaci tanto a Sanremo e dal disco di platino per Santissimo, ha presentato anche il nuovo singolo Bombe. Nel corso della conversazione ha ripercorso le proprie origini, soffermandosi soprattutto sulla figura del nonno, sopravvissuto ai campi di concentramento.
Sayf ha ricordato anche il percorso dei genitori, la madre, arrivata dalla Tunisia, ha lasciato casa per laurearsi in italiano, mentre il padre ha affrontato le proprie difficoltà soprattutto sul piano lavorativo. Due storie diverse, accomunate dalla determinazione e dalla capacità di affrontare le prove della vita. Nel dialogo con Fabio Fazio si è parlato anche della guerra in Palestina e della difficoltà di esprimere pubblicamente determinate posizioni. Il cantante ha osservato che affrontare questioni sociali non significa necessariamente ottenere vantaggi, anzi può comportare critiche e conseguenze.
A suo giudizio, il dibattito rischia di concentrarsi su singole domande e contrapposizioni, lasciando in secondo piano la sofferenza delle persone, il costo della vita e le emergenze quotidiane. Ha commentato le recenti manifestazioni giovanili, distinguendo le proteste dagli episodi di vandalismo. La sua riflessione si è allargata alle disuguaglianze economiche, secondo Sayf, la distanza più significativa oggi non è soltanto quella tra destra e sinistra, ma tra chi si trova in una posizione di privilegio e chi deve affrontare maggiori difficoltà.
Sayf ha riconosciuto in De André un modello per la capacità di affrontare questioni sociali complesse attraverso testi profondi e una forte identità musicale. Il nome d'arte, ha spiegato, significa spada, un'immagine che richiama anche il suo modo di utilizzare le parole per esprimere idee e prendere posizione. Spazio anche a Il cielo in una stanza, documentario scritto dal giornalista Claudio Cabona e diretto da Yuri Dellacasa, con Sayf protagonista.
Il progetto è stato realizzato all'interno del carcere di Chiavari e affronta il tema della rieducazione dei detenuti attraverso attività e laboratori. L'artista ha voluto richiamare l'attenzione sull'importanza di percorsi capaci di favorire il reinserimento sociale e ridurre il rischio che chi ha scontato una pena torni a commettere reati. Il carcere, nella sua visione, non dovrebbe limitarsi alla detenzione, ma offrire strumenti concreti per ricostruire un percorso personale e tornare a far parte della comunità.