Se sei un fan di The Blair Witch Project, c'è un film targato A24 che si configura come il suo erede spirituale
Il film A24 da 500 mila dollari che ha incassato 20 milioni, è il degno erede di Blair Witch: folklore, atmosfera e terrore psicologico puro.
Quando nel 1999 The Blair Witch Project sbarcò nelle sale con il suo budget ridicolo di 60 mila dollari e incassò oltre 240 milioni in tutto il mondo, il cinema horror cambiò per sempre. Quella formula vincente, fatta di found footage granuloso, folklore terrificante e una tensione atmosferica che non ti mollava mai, ha cercato imitatori per decenni. Paranormal Activity ci è andato vicino, ma The Blair Witch Project è rimasto un unicum, un fenomeno irripetibile nonostante sequel, reboot e persino videogiochi abbiano tentato di catturarne la magia. Fino ad oggi.
Con un rispettabile 74% su Rotten Tomatoes e un passaparola che continua a crescere, Undertone non è semplicemente un buon film horror indie. È il degno erede spirituale che i fan stavano aspettando, costruito sugli stessi pilastri che avevano reso Blair Witch un capolavoro: atmosfera opprimente, folklore autentico e la capacità di terrorizzare senza mostrare quasi nulla.
The Blair Witch Project aveva capito una cosa fondamentale: ciò che non vedi fa più paura di qualsiasi creatura in CGI. La telecamera traballante, le immagini sfocate, l'oscurità impenetrabile del bosco, i suoni inspiegabili nella notte. Il film sfruttava la tecnologia del momento, le videocamere a nastro che tutti avevano in casa, per creare un senso di autenticità disturbante. La strega non si vedeva mai, ma la sua presenza permeava ogni fotogramma.
Immaginate di guardare un film dove la maggior parte della narrazione avviene attraverso testimonianze registrate, voci distorte, rumori ambigui che la protagonista e il pubblico devono decifrare insieme. È un cinema che ti mette nei panni del personaggio in modo totale. Non vedi quasi nessuno se non Evy e sua madre malata, confinata in una stanza al piano superiore. Tutti gli altri personaggi esistono solo come voci, registrazioni, presenze sonore. Questa scelta crea un senso di isolamento claustrofobico e soprattutto di inaffidabilità narrativa. Cosa è reale? Chi sta mentendo? Cosa sta realmente accadendo?
Il film adotta il cosiddetto "locked-room" approach, ambientando quasi tutto in una singola casa. Questa limitazione spaziale, lungi dall'essere un difetto, amplifica la tensione. Non c'è via di fuga, non c'è respiro. E proprio come in Blair Witch, dove il bosco diventava un labirinto ostile, qui la casa diventa una trappola psicologica.
Il film esplora la figura di Abyzou, demone femminile presente nelle tradizioni ebraiche, bizantine e islamiche, conosciuta come "la rapitrice di bambini". Man mano che Evy scava nella sua ricerca per il podcast, gli strati di questa mitologia antica vengono svelati attraverso registrazioni, documenti, testimonianze. Quello che inizia come un'indagine giornalistica si trasforma gradualmente in qualcosa di molto più personale e pericoloso.
La transizione è sottile ma inesorabile: il folklore passa dall'essere un oggetto di studio accademico a una minaccia concreta. Proprio come in Blair Witch, dove i racconti sulla strega diventavano progressivamente più reali e minacciosi fino all'inevitabile confronto finale, Abyzou passa dall'essere una leggenda polverosa a una presenza tangibile che minaccia i personaggi.
Undertone adotta la stessa strategia. Il film si conclude senza dare risposte definitive, lasciando lo spettatore in uno stato di incertezza inquieta. Ma questa apertura narrativa non è frustante: è intenzionale e intelligente. Pone le basi perfette per una potenziale continuazione, per esplorare ulteriormente la mitologia di Abyzou, per trasformare un singolo film in un franchise.
C'è un aspetto spesso sottovalutato nel confronto tra questi due film: la sostenibilità economica del loro approccio. The Blair Witch Project aveva dimostrato che con creatività, talento e una buona idea non servivano centinaia di milioni per creare un horror memorabile. Il problema è che i sequel non riuscirono a replicare quella formula, inseguendo invece budget più alti e approcci più convenzionali che snaturarono l'essenza dell'originale.