Shawn Levy rivela il consiglio di Spielberg che ha trasformato la sua carriera: "Dirigi come se fossi seduto in platea"
Shawn Levy rivela il consiglio di Spielberg che ha trasformato la sua carriera: "Dirigi come se fossi seduto in platea". Una filosofia applicata da Real Steel a Star Wars.
Nel mondo del cinema, certi incontri cambiano per sempre la traiettoria di una carriera. È quello che è successo a Shawn Levy sul set di Real Steel nel 2011, quando Steven Spielberg, produttore esecutivo del film, gli ha sussurrato una frase che sarebbe diventata la sua bussola creativa per i successivi quindici anni. Un consiglio apparentemente semplice, ma potente come pochi: "Dirigi come se fossi seduto in platea".
Levy, che aveva già dimostrato il suo talento con commedie familiari come Una notte al museo e Cheaper by the Dozen, stava lavorando a Real Steel, un film di fantascienza con Hugh Jackman ambientato in un futuro dove il pugilato è praticato da robot. Spielberg, l'uomo dietro capolavori come Lo squalo, E.T. e Jurassic Park, osservava il giovane regista all'opera. E in uno di quei momenti di pausa tra un ciak e l'altro, gli ha consegnato quella perla di saggezza che Levy non ha mai dimenticato.
Durante un'intervista al New York Times, il regista ha spiegato come questo principio guidi ogni sua decisione creativa: "Realizzo film come vorrei che apparissero, suonassero e si percepissero se fossi seduto in quella sala buia". Non si tratta di compiacere i critici o di inseguire premi. Si tratta di mantenere una connessione viscerale con l'esperienza dello spettatore, di non perdere mai di vista quella magia che si crea quando le luci si abbassano e lo schermo si illumina. Real Steel, pur non essendo stato il film più osannato dalla critica (60% su Rotten Tomatoes), ha conquistato il pubblico incassando 300 milioni di dollari al box office globale e ottenendo persino una nomination agli Oscar per i migliori effetti visivi. Un risultato che conferma l'efficacia dell'approccio suggerito da Spielberg: quando dirigi pensando al pubblico, il pubblico risponde.
Ma Levy non si è limitato a custodire quel consiglio come un segreto. Lo ha applicato sistematicamente a ogni progetto successivo. Free Guy, una commedia fantascientifica con Ryan Reynolds, ha dimostrato come si possa mescolare azione, cuore ed effetti speciali senza perdere il contatto emotivo con chi guarda. The Adam Project ha seguito la stessa filosofia, combinando viaggi nel tempo e riflessioni familiari in un pacchetto accessibile e coinvolgente.
Il culmine di questa evoluzione artistica è arrivato con Deadpool & Wolverine, il film Marvel che ha finalmente introdotto i personaggi di Reynolds e Jackman nel Marvel Cinematic Universe. Un'operazione delicatissima, che doveva soddisfare le aspettative di milioni di fan senza tradire l'identità irriverente del Mercenario Chiacchierone. Levy ha navigato queste acque con la sicurezza di chi sa esattamente per chi sta lavorando: non per gli studios, non per i comitati creativi, ma per quella persona seduta in sala con il secchiello di popcorn in mano.
Parallelamente alla sua carriera cinematografica, Levy ha ricoperto il ruolo di produttore esecutivo e regista di Stranger Things, una delle serie più popolari nella storia di Netflix. La saga dei ragazzi di Hawkins si è conclusa a Capodanno con un finale lungo quanto un film, chiudendo un ciclo durato quasi un decennio. Anche qui, la filosofia dello "spettatore in platea" ha funzionato: Stranger Things non è mai stata una serie per addetti ai lavori, ma un fenomeno culturale capace di parlare a generazioni diverse.
Oggi, mentre Spielberg a 79 anni prepara Disclosure Day, un film sugli UFO con un cast stellare che include Emily Blunt, Josh O'Connor e Colin Firth (in uscita a giugno 2026), Levy si sta preparando per la sua sfida più grande: Star Wars Starfighter, previsto per il 28 maggio 2027 con Ryan Gosling protagonista. Dopo la trilogia sequel che ha diviso profondamente i fan, dirigere un film di Star Wars è come camminare su un campo minato. Ma se c'è qualcuno che può riportare quella galassia lontana lontana al cuore del pubblico, è proprio chi ha fatto dell'empatia con lo spettatore la sua missione artistica.
Con Star Wars Starfighter all'orizzonte e una carriera che spazia da Netflix ai blockbuster Marvel, Shawn Levy ha dimostrato che quel consiglio ricevuto sul set di Real Steel non era solo una frase di circostanza. Era il codice per costruire film che resistono al tempo, che vengono ricordati, che creano connessioni. Proprio come faceva quel ragazzo di Cincinnati che negli anni Settanta sognava di spaventare il mondo con uno squalo assassino, e ci è riuscito perché sapeva esattamente cosa voleva vedere seduto in quella poltrona rossa.