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Sigfrido Ranucci e la Rai, come si è arrivati alla rottura: cosa è successo davvero dietro Report

Dalle tensioni degli ultimi anni alla rimozione da Report: cosa è successo tra Sigfrido Ranucci e la Rai e perché il loro rapporto è arrivato alla rottura.

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Per quasi trent'anni Sigfrido Ranucci e la Rai hanno percorso la stessa strada. Un rapporto lunghissimo, iniziato ben prima che il giornalista diventasse il volto di Report e arrivato oggi a uno dei momenti più difficili della sua storia. La decisione della Rai di togliere a Ranucci la conduzione del programma d'inchiesta, affidandola a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, non è infatti arrivata improvvisamente. Dietro lo scontro delle ultime settimane c'è un rapporto con i vertici di Viale Mazzini diventato progressivamente più complicato, tra tensioni editoriali, polemiche politiche e, da ultimo, il caso legato a Valter Lavitola.

Ranucci lavora in Rai dagli anni Novanta. Prima di Report è stato inviato del Tg3, occupandosi anche di scenari internazionali e realizzando numerose inchieste. La svolta arriva con Milena Gabanelli, che lo porta nella squadra del programma e con la quale collabora per anni. Quando Gabanelli lascia Report nel 2017, è proprio Ranucci a raccoglierne l'eredità. Da quel momento diventa non soltanto il conduttore, ma uno dei simboli del giornalismo investigativo del servizio pubblico.

Ma negli anni successivi, Report finisce ripetutamente al centro dello scontro politico. Le inchieste della trasmissione hanno riguardato esponenti e ambienti appartenenti a schieramenti differenti, ma negli ultimi anni sono state soprattutto alcune puntate dedicate a figure dell'attuale maggioranza e a persone vicine al centrodestra ad alimentare polemiche particolarmente accese. Ranucci è stato inoltre convocato più volte in Commissione di Vigilanza Rai. Uno degli scontri più duri è arrivato nel 2024, quando il giornalista venne ascoltato per diverse ore e difese l'autonomia della trasmissione, denunciando anche quelle che considerava pressioni sul proprio lavoro.

Ranucci in Report, fonte: Rai

Nel frattempo il clima intorno a Report si era fatto sempre più pesante. Ranucci aveva raccontato pubblicamente di essere sottoposto a scorta e di aver ricevuto minacce legate alle proprie inchieste. Nell'ottobre 2025 la situazione raggiunge un livello ancora più grave: un ordigno esplode davanti alla sua abitazione di Pomezia, danneggiando le automobili del giornalista e di sua figlia. L'attentato provoca una condanna praticamente unanime da parte del mondo politico e porta a un rafforzamento delle misure di sicurezza nei suoi confronti.

Ma è quanto emerso successivamente dalle indagini su quell'attentato a cambiare ancora una volta il quadro. Nell'estate del 2026 viene arrestato Valter Lavitola, ex direttore dell'Avanti!, che secondo quanto riferito dal suo avvocato agli organi di stampa avrebbe ammesso di aver ordinato l'attentato. Gli investigatori non hanno trovato elementi che indichino una conoscenza preventiva dell'attacco da parte di Ranucci, ma sono emersi rapporti tra il giornalista e Lavitola legati anche al lavoro sulle fonti.

È proprio su questi rapporti che la Rai decide di avviare approfondimenti interni. A luglio il Consiglio di amministrazione comunica ufficialmente l'attivazione della Commissione stabile per il Codice Etico. L'obiettivo dichiarato dall'azienda è verificare gli elementi emersi dalla vicenda e stabilire se possano avere conseguenze sulla fiducia dei cittadini nel servizio pubblico. Ranucci viene ascoltato dalla Commissione il 4 agosto per circa cinque ore. Durante l'audizione porta documenti e testimonianze con cui ricostruisce la genesi di alcune inchieste di Report e sostiene che Lavitola non le abbia ispirate.

Per qualche giorno sembra che il giornalista possa continuare normalmente il proprio lavoro. Ancora a metà agosto Ranucci sta preparando la nuova stagione di Report e incontra il direttore dell'Approfondimento Rai Paolo Corsini, ma poi la situazione precipita. Negli ultimi giorni di agosto iniziano a circolare indiscrezioni sull'intenzione dei vertici Rai di trovare una nuova collocazione per il giornalista. Il 28 agosto arriva infine la decisione ufficiale: Sigfrido Ranucci non sarà più il conduttore di Report.

La Rai sceglie al suo posto Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, entrambi giornalisti già legati alla trasmissione e vincitori della selezione Rai per giornalisti professionisti. Secondo Viale Mazzini, la scelta dovrebbe aprire una nuova fase del programma e rafforzare il giornalismo investigativo, valorizzando allo stesso tempo nuove professionalità. A Ranucci vengono invece prospettate tre differenti possibilità professionali all'interno dell'azienda.

Il giornalista reagisce duramente. Ranucci sostiene che la decisione finisca per mortificare Report e annuncia di voler continuare quella che definisce la battaglia più importante della propria vita, quella per la libertà di stampa. Attraverso i suoi avvocati contesta inoltre formalmente la legittimità della rimozione, riservandosi di intraprendere azioni giudiziarie per ottenere il ripristino della situazione precedente e l'eventuale risarcimento dei danni. Ma la frattura non riguarda soltanto il conduttore.

Gli inviati storici di Report hanno definito la nuova soluzione inaccettabile e hanno fatto sapere di essere pronti ad abbandonare la trasmissione qualora la Rai non dovesse tornare sui propri passi. Anche i giornalisti interni della redazione hanno successivamente proclamato lo stato di agitazione, arrivando a prospettare lo sciopero. La vicenda ha inevitabilmente acceso anche uno scontro politico. Le opposizioni hanno interpretato l'allontanamento di Ranucci come un attacco all'autonomia del giornalismo d'inchiesta, mentre esponenti della maggioranza hanno accolto positivamente il cambio alla guida del programma o chiesto che venissero chiariti fino in fondo gli aspetti emersi nelle ultime settimane.

La Rai, dal canto suo, nella comunicazione con cui ha annunciato la nuova conduzione non ha collegato esplicitamente la decisione alle polemiche politiche, sostenendo invece di voler aprire una nuova fase per Report e valorizzare il giornalismo investigativo. Ma la partita è tutt'altro che chiusa. Il 2 settembre la Rai ha consegnato ai legali di Ranucci la documentazione che avevano richiesto prima di procedere con il ricorso contro la sua rimozione. Secondo l'avvocato Roberto De Vita, l'azienda avrebbe però comunicato di non voler esplicitare ulteriormente le ragioni di fatto alla base del provvedimento.

A quasi trent'anni dall'inizio della sua esperienza nel servizio pubblico e dopo nove anni alla guida di Report, il rapporto tra Sigfrido Ranucci e la Rai entra così in una fase completamente nuova. La conduzione è stata affidata ad altri, la redazione è in agitazione e sullo sfondo resta la possibilità di uno scontro giudiziario. Report dovrebbe continuare senza il volto che l'ha guidato dal 2017, ma la vera domanda, a questo punto, non riguarda soltanto il futuro professionale di Ranucci: bisognerà capire quanto della squadra che ha costruito il programma negli ultimi anni sarà ancora al proprio posto quando comincerà la nuova stagione.

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