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Sigfrido Ranucci verso l’addio a Report dopo quasi 10 anni: la Rai ha già un piano che cambia il programma

Sigfrido Ranucci sarebbe vicino all’addio alla conduzione di Report. La Rai valuta il futuro del programma e prende quota un’ipotesi sorprendente: nessun vero successore al suo posto.

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Il destino di Sigfrido Ranucci alla guida di Report sembra ormai segnato. Dopo settimane di tensioni, indiscrezioni e prese di posizione che hanno tenuto banco nel dibattito pubblico italiano, la Rai si appresta a chiudere un capitolo lungo quasi dieci anni. Il giornalista, volto storico del programma d'inchiesta di Rai 3 e attualmente vicedirettore degli Approfondimenti, sarebbe infatti sul punto di lasciare la conduzione della trasmissione che lo ha reso uno dei volti più riconoscibili del servizio pubblico.

La decisione, secondo quanto emerge da fonti interne a viale Mazzini, non sarebbe più in discussione. L'azienda avrebbe deciso di procedere con la rimozione di Ranucci per quella che viene definita una "questione di opportunità". Un'espressione che pesa come un macigno e che, stando a quanto filtra, non sarebbe legata direttamente alla vicenda giudiziaria che ha visto il giornalista vittima di un attentato il 16 ottobre 2025, con l'arresto del faccendiere Valter Lavitola come mandante.

Sul tavolo dei vertici Rai c'è però anche un altro livello di valutazione, quello disciplinare, alimentato dalle indicazioni arrivate dal Comitato etico. L'organo consultivo ha ascoltato Ranucci per cinque ore lo scorso 4 agosto, acquisendo tutta la documentazione prodotta dal conduttore. Obiettivo delle verifiche: accertare se i rapporti tra il giornalista e Lavitola abbiano in qualche modo compromesso l'immagine e la credibilità del servizio pubblico, o se abbiano prodotto conseguenze sulle scelte editoriali di Report.

Il parere del Comitato etico è stato consegnato all'amministratore delegato Giampaolo Rossi prima di Ferragosto, insieme alle integrazioni richieste. L'istruttoria sarebbe ormai conclusa e la Rai pronta a mettere un punto definitivo alla vicenda, anche per chiudere un fronte di tensione che si trascina da mesi e che ha coinvolto politica, vertici aziendali e opinione pubblica. Ranucci, dal canto suo, non ha mai nascosto il proprio malumore.

Nel videomessaggio pubblicato sui social in occasione del suo 65esimo compleanno ha ringraziato chi gli è stato vicino, ma ha anche denunciato quella che ha definito una "character assassination" e una "gogna politica". Parole dure, che fotografano un clima di scontro e lacerazione difficile da ricucire. In un'intervista rilasciata a fine giugno, subito dopo l'arresto del commando responsabile dell'attentato alla sua abitazione di Pomezia, il giornalista aveva dichiarato: "Dalla Rai non mi aspetto più nulla", pur aggiungendo che "c'è tanta parte della Rai che mi è vicina in maniera silenziosa". Solo chi non lo conosce, ha ribadito più volte, può pensare che possa mollare.

E in effetti, la partita per il futuro professionale di Ranucci non si chiude con l'uscita da Report. L'azienda dovrebbe presentargli tre proposte di mansioni equivalenti al suo profilo e alla sua professionalità. Le ipotesi circolate in queste settimane includono incarichi giornalistici di primo piano, ruoli da inviato o corrispondente, posizioni di responsabilità in altre strutture del servizio pubblico. Si è parlato anche della scuola di giornalismo di Perugia, un'opzione che aprirebbe per lui un capitolo completamente diverso, più orientato alla formazione delle nuove generazioni.

Ranucci, fonte: Rai

Fonti vicine al giornalista riferiscono che Ranucci non sarebbe disponibile ad accettare né il Tg3 né Rainews24, per "il massimo rispetto" che nutre verso i direttori di quelle testate. Ma se il destino di Ranucci appare ormai tracciato, resta aperta la domanda forse più delicata: che ne sarà di Report? Chi prenderà il timone di una delle trasmissioni più seguite e discusse del panorama televisivo italiano? E soprattutto: il programma manterrà la sua identità o cambierà pelle? Secondo quanto trapela da viale Mazzini, l'ipotesi più accreditata è quella di un cambio radicale, non solo di volto ma anche di format.

La Rai apprezzerebbe il modello "interno" di Report e vorrebbe valorizzare i molti professionisti che vi lavorano, tra i quali alcuni giovani considerati molto promettenti. L'idea sarebbe quella di evitare una conduzione ufficiale unica, optando invece per inchieste lanciate di volta in volta da una o più figure presenti nella redazione. Una scelta che segnerebbe una discontinuità netta rispetto al modello consolidato negli anni di Ranucci, ma che secondo i vertici aziendali potrebbe garantire continuità al programma senza personalizzarlo eccessivamente. Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti, dovrebbe confrontarsi a breve con la redazione proprio sul futuro della trasmissione.

L'intenzione dichiarata è quella di preservare linea, metodo e riconoscibilità di Report, senza trasformare il passaggio in uno stravolgimento totale. Una soluzione che avrebbe anche il vantaggio di accompagnare la transizione con maggiore gradualità, per quanto possibile in una situazione così esposta mediaticamente. Nelle scorse settimane erano circolati diversi nomi come possibili successori. Tra questi Peter Gomez, attualmente direttore de il fatto quotidiano, ma il suo ruolo in una testata esterna rappresenterebbe un ostacolo difficile da superare.

Si è parlato anche di Riccardo Iacona e Federico Ruffo, quest'ultimo attualmente alla guida di Mi manda Rai Tre. Il nome di Ruffo era emerso perfino nelle chat tra Ranucci e Lavitola, finite nelle carte dell'inchiesta giudiziaria: "A settembre dicono che Report deve passare nelle sue mani", si leggeva in uno dei messaggi. Proprio quella menzione aveva alimentato sospetti e veleni, rendendo la sua candidatura ancora più controversa. Anche Milena Gabanelli era stata presa in esame, ma al momento nessuna di queste piste sembra destinata a concretizzarsi. L'ipotesi del format corale, senza un conduttore unico, sembra invece guadagnare terreno.

Una scelta che alcuni interpretano come un tentativo di indebolire la trasmissione, altri invece come una strategia per salvaguardare Report e la sua squadra, considerata una priorità aziendale. Quel che è certo è che il prossimo volto, o i prossimi volti, di Report peseranno molto più di una semplice sostituzione. Saranno il simbolo di una nuova fase, che la Rai dovrà spiegare con chiarezza a un pubblico che ha sempre considerato il programma un presidio di giornalismo d'inchiesta indipendente. Intanto, dopo la vicenda Lavitola e l'arresto per l'attentato, la direzione Approfondimento aveva deciso di sospendere in via cautelativa la messa in onda delle repliche di Report, in attesa che venisse fatta "piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda".

Una decisione che Ranucci aveva definito non una protezione del patrimonio editoriale, ma una "delegittimazione non solo della mia persona, ma pure di tutto il lavoro dei singoli giornalisti". La partita, insomma, si gioca su più tavoli: quello editoriale, quello disciplinare, quello politico. E sullo sfondo resta il nodo dei rapporti tra Ranucci e Lavitola, elemento centrale nelle valutazioni che hanno portato a questo punto di rottura. Alcuni consiglieri Rai hanno chiesto di chiarire con precisione se quelle frequentazioni abbiano mai avuto ripercussioni sulle decisioni editoriali di Report. Una domanda che pesa come un macigno e che la Rai, nel momento in cui procederà con la rimozione, dovrà affrontare con trasparenza.

Per Report, dopo quasi dieci anni con Ranucci al timone, si apre un capitolo inedito. Il programma ha accompagnato generazioni di telespettatori, costruendo un marchio riconoscibile fatto di rigore, approfondimento, coraggio giornalistico. Ora la sfida è preservare tutto questo senza il volto che lo ha incarnato. Una scommessa difficile, che la Rai dovrà giocare con equilibrio e con rispetto per una redazione che, al di là dei nomi, rappresenta una delle eccellenze del servizio pubblico italiano.

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