Sinners - I Peccatori escluso dalla Top 20 di Rolling Stones: scoppia lo scandalo sui social (anche le star sono furiose)
Rolling Stone esclude I peccatori dalla top 20 film 2025: polemica sui social. Accuse di razzismo e censura per l'assenza del film di Ryan Coogler con Michael B. Jordan.
Rolling Stone ha pubblicato la sua attesissima classifica dei migliori venti film del 2025, curata da David Fear, e l'assenza di un titolo in particolare ha scatenato una reazione che va ben oltre la semplice delusione. I peccatori di Ryan Coogler, interpretato da Michael B. Jordan, non compare da nessuna parte nella lista. E il web non l'ha presa bene. I social media sono esplosi in un coro di proteste che vanno dall'indignazione all'accusa diretta. Molti utenti hanno bollato la scelta come "criminale", altri hanno accusato la rivista di "razzismo", altri ancora hanno sentenziato che Rolling Stone "non capisce più niente di cinema". La polemica ha coinvolto persino celebrity del calibro di Simu Liu, star dell'universo Marvel, che si è unito al coro di voci critiche.
La lista pubblicata da Rolling Stone include una selezione variegata: titoli indie, film internazionali e produzioni hollywoodiane di prestigio come Marty Supreme, Nouvelle Vague e Un semplice incidente. Tra le scelte più discusse figura Eddington di Ari Aster, posizionato al dodicesimo posto, un film che ha diviso critica e pubblico. Ma proprio l'inclusione di pellicole controverse ha reso ancora più stridente l'assenza di I Peccatori, considerato da molti uno dei lungometraggi più riusciti e originali dell'anno. Curiosamente, lo stesso David Fear aveva anticipato la controversia nell'introduzione al suo articolo, ponendo una domanda retorica: "Il successo di Sinners - I Peccatori ha dimostrato che esiste ancora un pubblico di massa affamato di storie originali di livello blockbuster?". Una riflessione che, non trovando seguito nell'inserimento del film nella top 20, è suonata come una beffa agli occhi di molti lettori.Ma questa vicenda solleva interrogativi che vanno oltre la semplice polemica cinematografica. Quello che sta emergendo è un quadro più ampio e preoccupante dello stato attuale del discorso critico sul cinema. La reazione a questa lista rivela quanto la critica sia diventata, secondo alcuni osservatori, una sorta di "pensiero unico" dominato da quello che viene definito "hive-mind", una mentalità da alveare dove il dissenso non è tollerato. Il meccanismo è sempre lo stesso: un film viene dichiarato imprescindibile da un segmento dominante della cultura online. A quel punto, qualsiasi deviazione da questo consenso viene percepita come sospetta. I critici che non si allineano rischiano di essere attaccati, ridicolizzati o sommersi da ondate di indignazione digitale. La pressione è tale che alcuni addetti ai lavori ammettono privatamente di esitare a esprimere valutazioni sincere su certi titoli, per timore delle reazioni che potrebbero scatenare.
Nel cinema c'è sempre stato disaccordo. Le divergenze di opinione hanno alimentato per decenni dibattiti appassionati e costruttivi. Quello a cui assistiamo oggi, però, sembra diverso: non più un confronto dialettico, ma una richiesta di allineamento ideologico, imposta attraverso la gogna pubblica. Pretendere che ogni testata rispettata includa in una classifica o un articolo del genere necessariamente un determinato film, per quanto acclamato, contraddice l'essenza stessa della critica cinematografica. Il film di Ryan Coogler ha indubbiamente colpito nel segno, sia al botteghino che presso una larga fetta di pubblico e critica. La sua assenza da questa particolare classifica può legittimamente sorprendere, ma trasformare un'omissione in un caso di censura o peggio in un atto di discriminazione razziale rischia di impoverire il dibattito culturale anziché arricchirlo.Le classifiche, per loro natura, sono soggettive. Sono il riflesso del gusto, della sensibilità e delle priorità di chi le compila. Possono stimolare discussioni, aprire confronti, far scoprire titoli meno noti. Ma quando una lista diventa un test di purezza ideologica, quando l'assenza di un film viene interpretata come un attacco personale o politico, allora forse abbiamo un problema più grande da affrontare. La vicenda de I Peccatori e Rolling Stone è emblematica di un clima culturale più ampio, dove la critica rischia di trasformarsi in conformismo e il dibattito in tribunale popolare. La domanda che resta è: vogliamo davvero un mondo in cui tutti devono pensarla allo stesso modo, o possiamo ancora permetterci il lusso del dissenso?