Sony rilancia Charlie's Angels: ecco cosa sappiamo sul ritorno delle detective più famose del cinema

Sony annuncia nuovo reboot di Charlie's Angels con sceneggiatore Pete Chiarelli. Dopo il flop 2019 con Kristen Stewart, il franchise riparte da zero.

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A sette anni dal controverso tentativo di revival che aveva visto Kristen Stewart nei panni di Sabrina Wilson, Sony Pictures ha ufficialmente annunciato lo sviluppo di un nuovo reboot cinematografico di Charlie's Angels. La notizia, riportata da The Hollywood Reporter, segna l'ennesimo capitolo della travagliata storia moderna di un franchise che ha attraversato momenti di gloria straordinaria e cadute rovinose.

La scrittura del nuovo progetto è stata affidata a Pete Chiarelli, sceneggiatore con un curriculum che parla da solo: The Proposal del 2009 con Sandra Bullock e Ryan Reynolds, e soprattutto Crazy Rich Asians del 2018, il fenomeno culturale che ha riscritto le regole della rappresentazione asiatica a Hollywood. La scelta di Chiarelli non è casuale: entrambi i film hanno dimostrato una straordinaria capacità di bilanciare commedia, emozione e dinamiche femminili complesse, esattamente ciò di cui il brand Charlie's Angels ha disperatamente bisogno dopo l'ultimo tentativo fallito.

Al momento della pubblicazione, Sony non ha rilasciato commenti ufficiali sul progetto, mantenendo il massimo riserbo sui dettagli produttivi. Tuttavia, fonti vicine allo studio suggeriscono che Drew Barrymore potrebbe tornare come produttrice attraverso la sua banner Flower Films, anche se questa informazione rimane non confermata. Il potenziale coinvolgimento della Barrymore sarebbe simbolicamente potente: lei fu protagonista del reboot cinematografico del 2000 che riscrisse le regole del franchise e generò un successo commerciale clamoroso.



Per comprendere la portata di questo nuovo tentativo, è necessario ripercorrere la complessa genealogia del franchise. Charlie's Angels nacque come serie televisiva nel 1976, prodotta dal leggendario Aaron Spelling. Lo show, che vedeva Farrah Fawcett, Kate Jackson e Jaclyn Smith nei ruoli delle tre investigatrici dell'Agenzia Townsend, divenne un fenomeno culturale che definì un'intera epoca. La formula era semplice ma efficace: tre donne indipendenti, competenti e affascinanti che risolvevano casi per conto del misterioso Charlie Townsend, la cui voce risuonava attraverso un altoparlante ma il cui volto non veniva mai mostrato.

Il primo salto sul grande schermo avvenne nel 2000, quando Columbia Pictures, sussidiaria di Sony, rilasciò il film con Drew Barrymore, Cameron Diaz e Lucy Liu. Quel reboot fu un trionfo: incassò 264,1 milioni di dollari a livello mondiale, una cifra che oggi equivalerebbe a circa 493 milioni, considerando l'inflazione. Il film riuscì nell'impresa di aggiornare il concept anni Settanta con una sensibilità moderna, mescolando action coreografato, umorismo autoironico e una celebrazione dell'empowerment femminile che risuonò con il pubblico globale. Il successo portò inevitabilmente al sequel Charlie's Angels: Full Throttle nel 2003, che pur non replicando i numeri del primo capitolo, confermò la vitalità commerciale del franchise.

Dopo il trionfo cinematografico, nel 2011 arrivò un tentativo di riportare Charlie's Angels in televisione con un nuovo cast. Il revival, però, si rivelò un disastro: venne cancellato dopo appena sette episodi, incapace di catturare l'attenzione di un pubblico televisivo ormai abituato a produzioni più sofisticate e narrazioni complesse.

Il vero trauma del franchise arrivò però nel 2019. Sony produsse un nuovo film diretto da Elizabeth Banks, che interpretava anche il ruolo di Bosley. Il cast era stellare: Kristen Stewart, reduce dal successo critico post-Twilight, Naomi Scott fresca del trionfo di Aladdin, ed Ella Balinska. Sulla carta, tutti gli ingredienti c'erano. Nella realtà, il film fu un fallimento commerciale devastante. Nonostante un budget stimato intorno agli 48 milioni di dollari, incassò appena 73 milioni worldwide, un risultato catastrofico per un franchise di questo calibro. Le ragioni del flop furono molteplici: una campagna marketing confusa, una narrazione che faticava a trovare un'identità definita tra action, commedia e messaggio sociale, e forse un pubblico ormai saturo di revival nostalgici.

Kristen Stewart stessa, in interviste successive, avrebbe parlato delle difficoltà produttive e delle tensioni creative sul set, alimentando la narrativa di un progetto problematico fin dall'inizio. Il film venne accolto tiepidamente dalla critica e ignorato dal pubblico, segnando quella che molti considerarono la pietra tombale sul franchise.

Eppure, sette anni dopo, Sony ci riprova. La domanda sorge spontanea: perché uno studio dovrebbe investire nuovamente in un brand che ha dimostrato di essere commercialmente tossico nell'era contemporanea? Le ragioni sono probabilmente molteplici. In primo luogo, il riconoscimento globale del nome Charlie's Angels rimane straordinariamente alto, soprattutto tra il pubblico over 30 che ricorda con affetto i film dei primi anni Duemila. In secondo luogo, l'industria dell'intrattenimento ha dimostrato più volte che un fallimento non condanna necessariamente un franchise per sempre: Batman renacque dalle ceneri di Batman & Robin, Mission: Impossible sopravvisse a un secondo capitolo mediocre, Top Gun esplose dopo 36 anni.

La scelta di Pete Chiarelli suggerisce una direzione precisa: un approccio più commedia-oriented, centrato sulle dinamiche tra personaggi e meno dipendente da setpiece action spettacolari. Crazy Rich Asians dimostrò che una storia con un cast prevalentemente femminile, scritta con intelligenza e cuore, può diventare un fenomeno culturale. The Proposal, dal canto suo, confermò la capacità di Chiarelli di costruire chimiche credibili e situazioni comiche che non sacrificano la sostanza emotiva.

Al momento, di concreto c'è ben poco: nessuna data di uscita, nessun annuncio sul cast, nessuna indicazione sulla direzione narrativa. Il progetto è nelle primissime fasi di sviluppo, quella fase in cui tutto è possibile e nulla è garantito. Hollywood è piena di progetti annunciati che non vedranno mai la luce, e dopo il trauma del 2019, Sony procederà con estrema cautela.

Il franchise Charlie's Angels rappresenta un caso di studio affascinante su come la cultura pop evolva e su come certi brand fatichino a trovare una collocazione nell'immaginario contemporaneo. Nato come prodotto televisivo degli anni Settanta che cavalcava una certa idea di liberazione femminile filtrata attraverso lo sguardo maschile, reinventato con successo nei primi anni Duemila come celebrazione action dell'amicizia femminile, naufragato nel 2019 nel tentativo di caricarsi di significati politici che il pubblico non chiedeva.

Forse la vera sfida per questo nuovo tentativo sarà trovare un equilibrio: rispettare la legacy senza esserne prigionieri, celebrare l'empowerment femminile senza trasformarlo in un manifesto didascalico, costruire un'esperienza di puro intrattenimento che non abbia paura di essere quello che è. Il pubblico contemporaneo non vuole lezioni, vuole storie ben raccontate con personaggi in cui possa riconoscersi o che possa desiderare di essere.

Fonte / THR.com
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