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Stan Lee: The Final Years racconta il lato più oscuro del creatore Marvel tra presunti sfruttamenti e rimpianti

Il documentario Stan Lee: The Final Years ripercorre gli ultimi anni del creatore Marvel, tra accuse di presunti sfruttamenti, decisioni economiche sbagliate e le difficoltà affrontate lontano dai riflettori.

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Quando il filmmaker Jon Bolerjack iniziò a seguire Stan Lee con la sua telecamera nel 2014, pensava di documentare semplicemente gli ultimi anni di uno dei più grandi creatori di supereroi della storia. Voleva mostrare come l'uomo che aveva dato vita a Spider-Man, Black Panther e a un intero universo di personaggi indimenticabili stesse vivendo i suoi novant'anni. Non immaginava di trovarsi di fronte a una storia molto più oscura, fatta di presunti sfruttamenti, cattivi consigli e pressioni dall'industria dell'intrattenimento.

Stan Lee: The Final Years è approdato sulle piattaforme streaming martedì scorso, ma il suo percorso verso la pubblicazione è stato tutt'altro che semplice. Bolerjack ha dichiarato di aver affrontato una vera e propria opposizione da parte di alcuni settori dell'industria cinematografica, inclusi uno degli ex manager di Lee e diverse compagnie che ha preferito non identificare pubblicamente. La domanda che il regista pone è scomoda ma diretta: se vuoi che la faccia di Stan appaia su una lunchbox, preferisci che la gente pensi a bei ricordi o vuoi che sappia che non è stato tutto così felice?

Il documentario non si limita a celebrare il genio creativo di Stanley Martin Lieber, nato a New York nel 1922 e diventato Stan Lee lavorando adolescente per la Timely Comics, predecessore della Marvel. Bolerjack dipinge un ritratto complesso: quello di un artista affabile e straordinariamente talentuoso, ma anche di un pessimo uomo d'affari. Una combinazione che, negli ultimi anni della sua vita, lo avrebbe reso vulnerabile.

Il film include accuse da parte di persone vicine a Lee riguardo presunti sfruttamenti da parte di due ex manager. Uno di questi è stato incriminato nel 2019, un anno dopo la morte di Lee avvenuta a 95 anni, con l'accusa di frode, furto e privazione illecita della libertà. Sono dettagli che gettano un'ombra sui giorni finali di un uomo che aveva creato personaggi capaci di far sognare generazioni intere. Nessuno ha preso più decisioni sbagliate di me in ambito commerciale, ammette lo stesso Lee in una scena del documentario.

Il momento più doloroso riguarda la trattativa con Disney quando l'azienda stava per acquisire la Marvel. A Lee venne offerta una percentuale sui profitti futuri dei film Marvel, un accordo che lo avrebbe reso ricchissimo considerando il successo planetario della saga degli Avengers e dell'intero Marvel Cinematic Universe. Ma seguendo il consiglio di un avvocato, accettò invece un pagamento una tantum di 6 milioni di dollari, la metà dei quali finì nelle tasche del legale stesso. I film della Marvel sono diventati alcuni dei blockbuster di maggior incasso nella storia del cinema. Lee sapeva di aver fatto un cattivo affare, spiega Bolerjack, ma non ha mai cercato di incolpare la Disney e non aveva rancore verso Marvel. Amava essere la mascotte, adorava fare i cameo.

Fino agli ultimi giorni della sua vita, Lee ha mantenuto un legame affettivo con l'universo che aveva contribuito a creare. Kevin Feige, capo dei Marvel Studios, lo visitò poco prima della sua morte, un gesto che secondo il regista fece sentire Stan speciale. Ma al di là della celebrità e delle comparse cinematografiche, Bolerjack vuole che il suo documentario racconti qualcosa di più universale. Non è la storia di una persona famosa che è stata truffata, insiste il filmmaker. È la storia di qualcosa che può succedere a chiunque.

Stan Lee, fonte: Marvel

Durante l'intervista rilasciata al Comic-Con di San Diego, dove Lee era stato ospite d'onore per anni, Bolerjack fa una riflessione provocatoria: anche lì, in mezzo a migliaia di appassionati e addetti ai lavori, qualcuno potrebbe in quel momento star facendo un pessimo accordo commerciale semplicemente perché non ha le persone giuste al suo fianco. Se ti portassi al piano di sotto e ti indicassi qualcuno dicendo 'quello è il prossimo Stan Lee', cosa faresti al riguardo? La lezione che emerge dal documentario è quindi duplice. Da un lato celebra il talento visionario di un uomo che ha co-creato, insieme a Jack Kirby e Steve Ditko, alcuni dei personaggi più iconici della cultura pop.

Lee ha rivoluzionato il fumetto americano inventando supereroi imperfetti, tormentati da problemi quotidiani quanto dai superpoteri che possedevano. Questa umanizzazione ha reso i suoi personaggi straordinariamente vicini al pubblico, creando legioni di fan in tutto il mondo. Dall'altro lato, il film è un monito su quanto sia facile per chiunque, anche per un genio celebrato globalmente, diventare vittima di cattivi consigli, gestione negligente o vera e propria malafede. Le pressioni che Bolerjack afferma di aver ricevuto per non distribuire il documentario sollevano interrogativi inquietanti: ci sono aziende che si sentono in colpa per aver fatto cose sbagliate, suggerisce il regista, che preferirebbero che l'immagine pubblica di Stan Lee rimanesse incontaminata per proteggere i propri interessi commerciali.

Stan Lee in Spider-Man, fonte: Sony Pictures

Il documentario arriva in un momento in cui la conversazione sullo sfruttamento di artisti e creatori, soprattutto in età avanzata, sta diventando sempre più rilevante. La storia di Stan Lee non è solo quella di un uomo che ha perso un'opportunità finanziaria colossale, ma anche quella di una persona anziana potenzialmente manipolata da chi avrebbe dovuto proteggerla. Gli anni finali di Lee, secondo quanto documentato da Bolerjack che afferma di essere stato con lui nei giorni precedenti alla morte, mostrano il contrasto stridente tra la venerazione del pubblico e la vulnerabilità privata. Da un lato folle di fan in cerca di autografi e foto, dall'altro una rete di relazioni professionali che solleva domande etiche profonde.

Mentre nelle sale continua il successo di Spider-Man: Brand New Day, il documentario Stan Lee: The Final Years ricorda che dietro l'uomo che ha immaginato Peter Parker e gran parte dell'universo Marvel c'era una persona tutt'altro che invincibile. Non un'icona perfetta, ma un creativo straordinario che, proprio come i suoi supereroi, era fatto anche di fragilità, errori e scelte di cui ha finito per pagare il prezzo.

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