Statuette per soli uomini? Natalie Portman "rovina" la festa agli Oscar e difende le escluse d'oro

Natalie Portman punta il dito contro le nomination agli Oscar 2026. Perché le registe di talento continuano a essere invisibili?

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Una sottile polemica sta raffreddando i corridoi del Sundance Film Festival quest’anno, e non riguarda solo il freddo pungente dello Utah. Riguarda quella strana forma di miopia selettiva che sembra colpire i membri dell’Academy non appena si tratta di sfogliare il catalogo delle eccellenze registiche al femminile.

A dare voce al dissenso, con la consueta eleganza affilata che la contraddistingue, è Natalie Portman. L’attrice, premio Oscar e attivista, ha approfittato della ribalta per accendere un riflettore su una ferita che, nel 2026, si ostina a non rimarginarsi, ovvero quella dell'evaporazione delle donne dalla cinquina per la Miglior Regia.

Le ombre sul Sundance

E pensare che l’edizione degli Oscar 2026 all'inizio prometteva bene. Si pensava fosse (finalmente) vicino il momento della consacrazione definitiva per una nuova ondata di sguardi femminili. Ma al momento della conta, il pallottoliere dell’Academy ha restituito un verdetto amaro (perlomeno per molti). Una sola candidata, Chloé Zhao con il suo Hamnet, si ritrova a difendere il fortino in una categoria dominata, per il resto, dai soliti (seppur talentuosi) sospetti: dai Safdie a Paul Thomas Anderson.

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"Molti dei film più vibranti, audaci e necessari che ho visto quest'anno portano firme femminili", ha dichiarato Portman ai microfoni di Variety, tra una proiezione e l’altra di The Gallerist, il nuovo progetto che la vede diretta da Cathy Yan. "Ma sembra che esista una barriera invisibile che si attiva proprio nel momento del riconoscimento ufficiale. Non è solo una questione di premi; è una questione di visibilità di un intero percorso produttivo".

Natalie è sempre la stessa, non ha perso la sua verve (per fortuna). Altro che "mancanza di materia prima", la Portman ha snocciolato titoli che sembrano capi d’accusa verso i giurati di Los Angeles.

Da Sorry Baby a The Testament of Ann Lee fino a Left-Handed Girl, la stagione cinematografica appena conclusa è stata, dati alla mano, una delle più fertili per la regia femminile. Film capaci di incassare il plauso della critica e il calore del pubblico, ma rimasti improvvisamente orfani di nomination pesanti.

Il punto sollevato dall'attrice tocca le corde del giornalismo critico più puro. Il cinema non è certo una sorpresa, è un ecosistema. Se le donne faticano a ottenere finanziamenti e se persino il successo di critica viene ignorato dall'istituzione più prestigiosa del mondo, allora il problema non è il talento ma il sistema di misurazione del talento stesso.

Ed ecco che i soliti giganti del cinema maschile si danno battaglia, mentre opere di rara sensibilità vengono relegate ai margini della "serata più importante dell'anno".

Natalie Portman non ha però alcuna intenzione di comportarsi da vittima e, come di consueto, opta per la solidarietà operativa. "Lavorare in una comunità di donne sul set è un processo speciale, fatto di gioia e condivisione", ha asserito.

Il 2026 sarà quindi ricordato come l’anno dell’ennesima occasione persa per Hollywood? Per scoprirlo dobbiamo aspettare marzo, intanto noi ci godiamo lo spettacolo pur sapendo che, senza quelle registe, la foto di gruppo sul red carpet risulterà irrimediabilmente sfocata.

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