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Stefania Sandrelli e il ricordo di Tinto Brass: "Mi dissero era un bruto, invece trovai un angelo"

Stefania Sandrelli racconta l'incontro imbarazzante tra la figlia Amanda e Tinto Brass, e la sua scelta di mostrarsi nuda per il film La chiave del 1983.

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Ci sono incontri che restano impressi nella memoria per la loro natura paradossale, quasi surreale. Come quello tra Tinto Brass e Amanda Sandrelli, figlia di Stefania, avvenuto in circostanze che definire imbarazzanti sarebbe un eufemismo. L'attrice lo ha raccontato in un'intervista a Repubblica, ripercorrendo con affetto e ironia i quarant'anni di amicizia con il regista scomparso di recente, partendo proprio da quell'episodio che segnò l'inizio della loro collaborazione per La chiave, il film del 1983 che sarebbe diventato uno dei maggiori successi popolari del cinema italiano.

Prima di iniziare le riprese, Brass si presentò a casa Sandrelli per discutere del progetto. Un incontro di lavoro come tanti, se non fosse che Amanda, allora diciottenne, si svegliò ignorando la presenza di un ospite. Si affacciò senza vestiti e si trovò faccia a faccia con il regista. Un momento che la ragazza visse con comprensibile imbarazzo, come ha raccontato la madre: "Eravamo nello studio quando Amanda si svegliò, non sapendo ci fosse qualcuno s'affacciò spogliata. Rimase imbalsamata, poverina". La situazione potenzialmente mortificante venne stemperata dall'ironia caratteristica di Brass, che commentò con una battuta: "Amanda, non occorreva che ti facessi vedere così, per un film ti avrei preso lo stesso". Una risposta che fotografa perfettamente il personaggio: capace di trasformare l'imbarazzo in leggerezza.

Ma l'episodio più sorprendente raccontato da Sandrelli riguarda lei stessa. In un negozio di intimo nel centro di Roma, vicino al cinema Capranica, l'attrice decise di presentarsi completamente nuda davanti a Tinto Brass, alla moglie Carla Cipriani (soprannominata Tinta) e al produttore Giovanni Bertolucci. Una scelta consapevole, quasi una dichiarazione di intenti. "Stavamo provando delle cose per il film e io colsi l'occasione. Feci una specie di défilé, come le modelle, ma completamente svestita. Dissi: ecco, io sono così, guardatemi bene, sono tutta qui. Lo feci per lui, per lei, ma anche per me".

"La chiave è un film dalla parte delle donne. L'uomo fa la figura del cretino, come spesso accade agli uomini. Tinto mette in evidenza i difetti, i vizi maschili. Le donne invece hanno capito benissimo il film, da che parte stavo e si sono messe dalla mia. Se qualcuno non ha colto questo aspetto, allora non sapeva guardare". Una lettura che ribalta completamente la percezione comune del cinema di Brass, spesso relegato alla categoria dell'erotismo popolare. Eppure i numeri le danno ragione: La chiave incassò più di Rambo, diventando un fenomeno culturale capace di intercettare un pubblico vastissimo, ben oltre la nicchia degli appassionati del genere. Un successo che avrebbe potuto fruttare a Sandrelli una fortuna, se avesse accettato la proposta di Giovanni Bertolucci di ricevere una percentuale sugli incassi.

Il rapporto con Tinto Brass andò ben oltre quella singola collaborazione. Si costruì su un rispetto reciproco e su una fiducia profonda, nata proprio durante le riprese di quel film controverso. Sandrelli ricorda di essere arrivata sul set con una certa apprensione: "Mi avevano detto che Tinto era un po' villano, bruto. Ero già pronta a menare le mani, invece trovai un angelo, un grande uomo di cinema. Non mi lasciava sola un attimo".

La protezione che il regista offriva alle sue attrici era, secondo Sandrelli, la chiave di tutto. "Sa quanto è importante per un'attrice sentirsi vestita dal proprio regista? Anche quando fai un film spogliata, se il regista ti veste, cioè ti aiuta, ti senti protetta". Un concetto apparentemente paradossale ma profondamente vero: la nudità fisica può coesistere con la protezione emotiva, anzi, ne ha bisogno per non trasformarsi in vulnerabilità.

L'ultimo incontro tra i due risale a circa un anno e mezzo fa, in occasione del compleanno di Brass nella sua casa sulla Cassia. Sandrelli conserva una fotografia di quel momento e il ricordo di un'intesa rimasta intatta nel tempo. "L'ho trovato molto affettuoso, era il Tinto di sempre. Credo sia rimasto sé stesso fino all'ultimo. Era un uomo forte, intelligente, istintivo. E con un senso dell'umorismo unico". Dopo quel momento non si sono più visti ed è proprio oggi, con la scomparsa del regista, che lo ricorda così, con gentilezza e serenità.

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