Sydney Sweeney appende reggiseni sulla scritta Hollywood e ora rischia una denuncia

Sydney Sweeney scala l'Hollywood sign di notte per appendere reggiseni del suo brand Syrn. Marketing illegale senza permesso: rischi legali e polemiche.

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Quando il marketing della lingerie diventa un'operazione sotto copertura, probabilmente qualcuno ha esagerato. Sydney Sweeney, attrice nota per le sue performance in Euphoria e per una certa attitudine a far parlare di sé, ha deciso che il modo migliore per lanciare il suo nuovo brand di intimo fosse scalare nottetempo la scritta Hollywood e ricoprirla di reggiseni. Il risultato è un video Instagram che ha conquistato milioni di visualizzazioni, ma anche parecchi mal di testa legali.

Lunedì sera la Sweeney ha pubblicato sul suo profilo Instagram le immagini dell'impresa: lei e un gruppo di complici vestiti interamente di nero, duffel bag traboccanti di biancheria intima, e una missione che ricorda più un colpo in stile Ocean's Eleven che una campagna pubblicitaria. Sotto la copertura dell'oscurità, il team ha raggiunto il celebre cartello che domina Los Angeles e ha iniziato a drappeggiare reggiseni su ogni lettera. Il finale del video mostra la Sweeney raggiante davanti all'icona mondiale così decorata, mentre annuncia orgogliosa il lancio di Syrn, pronunciato siren, il suo marchio di lingerie debuttato mercoledì.

L'idea dietro Syrn, come ha spiegato l'attrice in un'intervista a Elle, nasce dall'esigenza di risolvere problemi concreti che ogni donna conosce fin troppo bene: spalline fastidiose che scivolano continuamente, fasce che tagliano la pelle, coppe che non si adattano. L'obiettivo dichiarato della Sweeney è costruire un brand che "comprenda le donne invece di parlarci dall'alto". Una filosofia condivisibile, peccato che la strategia di lancio abbia dimenticato un dettaglio non trascurabile: chiedere il permesso.



Steve Nissen, amministratore delegato della Hollywood Chamber of Commerce, l'organizzazione che detiene i diritti di proprietà intellettuale sull'immagine dell'Hollywood, non ha usato mezzi termini. In una dichiarazione rilasciata al New York Times, ha chiarito che la produzione della Sweeney non era autorizzata e che la Camera non ne aveva avuto alcuna conoscenza preventiva. Chiunque intenda utilizzare o accedere al cartello per scopi commerciali deve ottenere una licenza o un permesso dall'organizzazione.

La situazione è ancora più complessa perché anche l'Hollywood Sign Trust, l'organizzazione no-profit responsabile della gestione fisica del monumento, non sapeva nulla dell'operazione. Nissen ha aggiunto che stanno ancora indagando su come, e con quale autorità, il team di produzione sia riuscito ad accedere al sito. Il Los Angeles Times ha riferito che, al momento, la polizia di Los Angeles non ha ancora ricevuto denunce formali per violazione di proprietà, ma la questione è evidentemente ancora aperta.

La domanda che resta è se questo tipo di marketing guerrilla valga davvero il rischio. Da un lato, il video ha generato un'attenzione mediatica senza precedenti per un brand che sta appena nascendo. Dall'altro, le conseguenze legali potrebbero trasformare quella che doveva essere una mossa audace in un incubo burocratico. E mentre gli avvocati delle parti coinvolte probabilmente stanno già affilando le armi, sui social il dibattito si divide tra chi applaude l'audacia della Sweeney e chi la considera un esempio di privilegio hollywoodiano che si crede al di sopra delle regole.

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