The Adventures of Cliff Booth, Leonardo DiCaprio rivela perché ha rinunciato allo spinoff con Brad Pitt
Leonardo DiCaprio non sarà nel sequel di C'era una volta a Hollywood. Scopri perché ha rifiutato The Adventures of Cliff Booth diretto da David Fincher con Brad Pitt.
Quando C'era una volta a Hollywood conquistò il pubblico nel 2019, pochi avrebbero scommesso su un seguito. Il finale del film di Quentin Tarantino era perfetto nella sua conclusione quasi fiabesca: i killer della Manson Family venivano brutalmente fermati da Cliff Booth e Rick Dalton, salvando Sharon Tate e riscrivendo la storia. Un finale che sapeva di chiusura definitiva, di favola compiuta. Eppure, Netflix ha deciso di scommettere su The Adventures Of Cliff Booth, un sequel che promette di espandere l'universo creato da Tarantino, ma con una differenza sostanziale: Leonardo DiCaprio non ci sarà.
La conferma è arrivata direttamente dalla voce del premio Oscar. In un'intervista a Deadline, DiCaprio ha chiarito senza giri di parole la sua posizione: "Ci sono state alcune discussioni nelle fasi iniziali, ma io non sono nel film". Poche parole che hanno dissipato mesi di speculazioni e rumors che volevano la reunion della coppia vincente formata con Brad Pitt. Per i fan che speravano di rivedere insieme Rick Dalton e Cliff Booth, la notizia suona come una doccia fredda. Ma ha senso, se si guarda alla direzione narrativa scelta per questo nuovo capitolo.
The Adventures Of Cliff Booth non è semplicemente un seguito di C'era una volta a Hollywood. È qualcosa di radicalmente diverso, a partire dalla regia. Mentre il film originale portava la firma inconfondibile di Tarantino, con la sua estetica solare e nostalgica della Hollywood anni Sessanta, il nuovo progetto è stato affidato a David Fincher. E questo cambiamento di guardia dietro la macchina da presa si riflette in ogni fotogramma del primo trailer rilasciato: toni più cupi, atmosfere noir, una patina visiva che ricorda più Seven o Zodiac che la California dorata del predecessore.
La trama segna una svolta professionale per Cliff Booth. Non più stuntman e factotum di Rick Dalton, il personaggio interpretato da Brad Pitt è diventato un fixer, un risolutore di problemi per il lato oscuro di Hollywood. È una trasformazione che apre scenari narrativi completamente nuovi, ma che inevitabilmente allontana Booth dal suo vecchio sodale. Se in C'era una volta a Hollywood i due erano inseparabili, legati da un rapporto di lavoro quotidiano e da un'amicizia profonda, questa nuova vita criminale di Booth non prevede più spazio per l'attore in declino che cercava di risollevarsi.
Dal punto di vista narrativo, l'assenza di DiCaprio è perfettamente coerente. Rick Dalton ha avuto il suo arco di redenzione nel primo film: ha fermato i killer, ha incontrato Sharon Tate, ha aperto una nuova porta per la sua carriera. La sua storia aveva raggiunto una conclusione soddisfacente. Cliff Booth, invece, rimaneva più enigmatico, un personaggio dal passato misterioso e dalle capacità quasi mitologiche. Era naturale che fosse lui il protagonista di un eventuale approfondimento.
Questo non significa che The Adventures Of Cliff Booth sarà privo di volti noti dal film originale. Timothy Olyphant tornerà a interpretare James Stacy, l'attore realmente esistito che nei tardi anni Sessanta era celebre per la serie televisiva Lancer. La presenza di Olyphant garantisce un legame diretto con il film precedente e offre continuità narrativa. Al cast si aggiungono nuovi nomi di peso: Carla Gugino, Yahya Abdul-Mateen II e Scott Caan, attori che promettono di portare spessore a questa discesa negli inferi hollywoodiani.
Il passaggio di Booth da stuntman a fixer criminale non è solo una scelta narrativa audace, ma anche un'operazione di world-building intelligente. L'Hollywood di Tarantino era un luogo di nostalgia, di sogni spezzati ma anche di possibile redenzione. L'Hollywood di Fincher, invece, promette di esplorare il sottobosco, i compromessi morali, la violenza che si nasconde dietro il glamour delle luci al neon. Due visioni complementari della stessa città, dello stesso mondo.
Netflix, che distribuirà il film, punta evidentemente su un pubblico che ha amato l'originale ma è anche pronto ad accettare un cambiamento radicale di tono e struttura. La piattaforma ha dimostrato più volte di essere disposta a scommettere su progetti ambiziosi e autoriali, e questo sequel-spinoff si inserisce perfettamente in quella strategia. L'assenza di DiCaprio potrebbe anche essere vista come un vantaggio: libera il film dall'onere di dover soddisfare le aspettative legate alla coppia protagonista originale, permettendo a Fincher di costruire qualcosa di genuinamente nuovo.
L'intera operazione rappresenta un esperimento affascinante nel panorama cinematografico contemporaneo. Un sequel che non è davvero un sequel, diretto da un altro regista, con metà del cast originale assente, ma che promette di espandere un universo narrativo in modi inaspettati. Il passaggio di testimone da Tarantino a Fincher è simbolico: dalla nostalgia solare alla noir inquiry, dalla celebrazione del cinema alla dissezione dei suoi lati più oscuri.