The Night Agent3, ascolti in calo: perché molti utenti hanno abbandonato la serie Netflix
The Night Agent crolla da 20 a 8 milioni di view nella stagione 3. Analisi del declino della serie Netflix e delle scelte che hanno allontanato il pubblico.
Quando una serie passa da 20 milioni di visualizzazioni a 8 milioni in due stagioni, non si tratta di una semplice flessione. È un crollo. The Night Agent, lo spy thriller con Gabriel Basso che aveva conquistato Netflix e il pubblico globale, sta vivendo un declino che solleva interrogativi non solo sulla serie stessa, ma sull'intera strategia della piattaforma di streaming.
La prima stagione di The Night Agent, basata sul romanzo di Matthew Quirk, era stata un trionfo. Peter Sutherland, l'agente dell'FBI finito a rispondere a un telefono che non squilla mai, aveva catturato l'immaginazione di milioni di spettatori. La serie si era piazzata al sesto posto tra i contenuti più visti su Netflix, un risultato che aveva portato a un rinnovo immediato per due stagioni. Era il tipo di successo che fa brillare gli occhi degli executive: un prodotto replicabile, una formula vincente, un franchise potenziale.
Ma qualcosa si è rotto lungo il percorso. La seconda stagione aveva già mostrato segnali preoccupanti, con un calo nelle visualizzazioni e un tracollo del gradimento su Rotten Tomatoes: dal 78% al 39% di approvazione del pubblico. Un numero che racconta di aspettative tradite, di una qualità percepita come inferiore, di scelte narrative che non hanno convinto.
Il colpo definitivo potrebbe essere arrivato proprio dal finale della seconda stagione, quando Rose Larkin, interpretata da Luciane Buchanan, ha lasciato la serie. Per molti fan, la relazione tra Rose e Peter era il cuore emotivo dello show, quella componente umana che bilanciava l'adrenalina delle missioni impossibili e delle cospirazioni governative. La sua uscita di scena ha rappresentato per alcuni spettatori il momento perfetto per un "clean break", un addio pulito alla serie.
Netflix non aiuta. La piattaforma, notoriamente avara di pubblicità tradizionale per i suoi contenuti, si affida principalmente agli algoritmi per promuovere le sue serie. In un ecosistema saturo dove decine di show competono per gli stessi occhi stanchi, un ritorno sottotono come quello di The Night Agent rischia di passare inosservato. Non c'è stato l'evento mediatico, il brusio social, quella sensazione di "devi assolutamente vederlo" che aveva accompagnato il debutto.
La terza stagione ha tentato di rivitalizzare la formula con un massiccio ricambio del cast. Oltre all'addio di Buchanan, sono entrati Jennifer Morrison, Genesis Rodriguez e Stephen Moyer. Rodriguez interpreta Isabel De Leon, una giornalista che affianca Peter in un'indagine sull'abbattimento del volo Pima 12 sul Venezuela. Una relazione, rassicurano i produttori, puramente platonica, quasi a voler spegnere sul nascere le polemiche dei fan romantici.
E qui emerge un paradosso interessante: chi ha effettivamente guardato la terza stagione sembra soddisfatto. Il punteggio su Rotten Tomatoes è risalito ai livelli della prima stagione, suggerendo che la qualità narrativa sia tornata. Ma il danno reputazionale della seconda stagione potrebbe essere irreparabile. Gli 8 milioni di spettatori della premiere rappresentano meno della metà del pubblico iniziale.
La serie si è piazzata seconda nella settimana di uscita, ma lontana dal docureality Reality Check: Inside America's Next Top Model, e appena sopra la quarta stagione di Bridgerton, il cui secondo blocco di episodi era in arrivo pochi giorni dopo. Non proprio la compagnia che ci si aspetterebbe per quello che doveva essere un franchise di punta.
Netflix non ha ancora rinnovato The Night Agent per una quarta stagione. Il rinnovo a due stagioni post-prima annata aveva dato alla produzione un respiro, ma ora quel margine è esaurito. La piattaforma sembra ancora fiduciosa nel progetto, ma i numeri raccontano una storia diversa. La serie è scivolata dal sesto al decimo posto nella classifica dei contenuti più visti del servizio, un declino che riflette la difficoltà di mantenere l'interesse del pubblico nel lungo periodo.
Il caso di The Night Agent solleva questioni più ampie sulla sostenibilità del modello Netflix. In un'era dove ogni settimana porta nuovi contenuti, dove l'attenzione dello spettatore è frammentata tra dozzine di piattaforme, quanto vale davvero costruire franchise televisivi. Le serie che partono col botto rischiano di spegnersi altrettanto rapidamente se non riescono a mantenere la qualità o se compiono scelte narrative azzardate.
La decisione di far uscire di scena Rose Larkin potrebbe essere stata coraggiosa dal punto di vista creativo, un tentativo di evitare la stagnazione narrativa. Ma nel mondo spietato dello streaming, dove ogni episodio compete con infinite alternative a un click di distanza, eliminare ciò che il pubblico ama può essere letale.
Resta da vedere se la qualità ritrovata della terza stagione sarà sufficiente a invertire la tendenza. Il passaparola positivo di chi ha effettivamente guardato potrebbe riportare gli spettatori perduti, ma la finestra di attenzione è sempre più stretta. Netflix pubblica i suoi dati di visualizzazione con criteri opachi, rendendo difficile capire quanto realmente conti un determinato numero di view per le decisioni di rinnovo.
Per ora, The Night Agent resta in quella zona grigia dove molte serie Netflix finiscono: non abbastanza fallimentare da essere cancellata immediatamente, non abbastanza di successo da garantire un futuro certo. Il telefono che non squilla mai della prima stagione è diventato metafora involontaria dell'attesa dei fan per notizie sul rinnovo.