The Social - Il prezzo della verità divide la critica: il confronto con il primo film fa discutere
Sono appena uscite le prime reazioni di The Social Reckoning, sequel stand-alone di The Social Network di David Fincher, dividendo completamente l'opinione pubblica.
Sedici anni dopo The Social Network, Aaron Sorkin torna a raccontare Facebook. Ma questa volta lo fa da solo, senza David Fincher dietro la macchina da presa, e con una storia che ruota attorno allo scandalo dei Facebook Files del 2021. The Social Reckoning, in arrivo nelle sale il 9 ottobre, si presenta come un sequel standalone del pluripremiato film del 2010, e le prime reazioni della critica americana dipingono un quadro decisamente più sfumato rispetto al trionfo del predecessore.
La questione della tempistica emerge come uno dei nodi più controversi. Matt Neglia sostiene che il materiale arrivi con cinque anni di ritardo, suggerendo che raccontare oggi lo scandalo del 2021 significhi parlare di qualcosa che il pubblico ha già metabolizzato e in parte archiviato. Il ritmo serrato tipico di Sorkin c'è tutto, con quella cascata di fatti, cifre e dialoghi coloriti che scorrono a una velocità vertiginosa. Ma proprio quei dialoghi, brillanti sulla carta, suonano artificiosi: nessun essere umano, online o nella vita reale, parlerebbe mai davvero così.
Joey Magidson ammette che il film non raggiunge le vette del capolavoro originale, ma lo trova comunque coinvolgente e importante. Una costruzione lenta e costante porta a un climax che fa ribollire il sangue. Non è certo un'opera sottile, ma funziona come pezzo complementare alla precedente analisi di Facebook firmata Sorkin. Manuel São Bento si spinge oltre, collocando The Social Reckoning sullo stesso piedistallo di The Social Network, anzi sostenendo che questo nuovo capitolo conta anche di più. Sorkin trasforma i Facebook Files in un film che fa infuriare, che mostra una compagnia che sapeva esattamente cosa stava facendo. Per lui è uno dei film più avvincenti dell'anno, e la rabbia che lascia addosso persiste ben oltre i titoli di coda.
La scelta di Sorkin di dirigere in prima persona, dopo aver scritto la sceneggiatura come per il primo film, rappresenta una variabile significativa. Fincher aveva portato al progetto originale un'estetica fredda, clinica, perfetta per raccontare la nascita di un impero digitale. Ora Sorkin deve fare tutto da solo, e per alcuni critici questo si sente. La sua scrittura rimane l'ingrediente eroico, ma la messa in scena non sempre regge il confronto.
Tuttavia, alcuni critici inquadrano la pellicola come uno dei film più importanti e sorprendenti dell'anno, il che potrebbe aiutare nella corsa agli Oscar 2027, dove era già stato considerato un potenziale contendente per il miglior film. Un'altra nomination alla scrittura per Sorkin appare plausibile, ma il totale delle candidature difficilmente raggiungerà le otto del film originale. Che lo si consideri un sequel necessario e scatenato o un'operazione arrivata in ritardo, una cosa è certa: The Social Reckoning non lascerà indifferenti. E forse, in un'epoca di sovraccarico informativo e apatia digitale, è proprio questo il punto.