Tre storie di terrore in un film: su Prime Video, il cult dimenticato di Mario Bava con Boris Karloff
Su Prime Video, il capolavoro di Mario Bava (1963) con Boris Karloff che impressionò Hitchcock. Analisi dei tre episodi del trittico.
C'è stato un tempo in cui il cinema horror italiano competeva ad armi pari con le produzioni anglosassoni, e lo faceva con una raffinatezza visiva che lasciava a bocca aperta anche i maestri del brivido internazionali. Era il 1963 quando Mario Bava, già affermato direttore della fotografia, confezionava un trittico dell'orrore che avrebbe segnato la storia del genere: I tre volti della paura (disponibile su Prime Video), coproduzione italo-francese che portava sullo schermo Boris Karloff, l'iconico interprete di Frankenstein, in un contesto completamente nuovo. Non un singolo racconto, ma tre episodi distinti, tre modalità diverse di raccontare la paura. Una struttura antologica che permetteva a Bava di dimostrare tutta la sua versatilità dietro la macchina da presa, passando dal gotico al thriller psicologico con una disinvoltura che pochi altri registi dell'epoca potevano vantare.
La goccia d'acqua rappresenta la discesa nell'horror psicologico puro. Helen, un'infermiera anziana, viene chiamata per preparare il corpo di Miss Perkins, una medium appena deceduta. Durante l'operazione, non resiste alla tentazione e ruba un anello dal dito della defunta. Quel piccolo furto, quel momento di debolezza, scatenerà una serie di eventi soprannaturali che la condurranno alla follia e alla morte. Bava costruisce qui un crescendo di tensione fatto di dettagli inquietanti, rumori notturni, presenze percepite ma mai del tutto mostrate. È il terrore che nasce dalla colpa, dal rimorso che si materializza. Il telefono chiude il trittico con un thriller claustrofobico tutto al femminile. Rosy riceve chiamate minacciose da una voce alterata che promette morte. Terrorizzata, chiede aiuto all'amica Mary, convinta che dietro quelle telefonate ci sia Frank, il suo ex amante evaso di prigione dopo che lei lo aveva denunciato.
Ma la verità è più contorta e crudele: è proprio Mary a terrorizzarla, mossa da una gelosia ossessiva. Quando Frank arriva davvero, il destino si compie in un finale tragico dove tutti pagano per i propri errori. Bava, da operatore esperto quale era, sapeva usare la luce come pochi altri. Ogni fotogramma era studiato per creare atmosfera, per suggerire più che mostrare, per lasciare che l'immaginazione dello spettatore completasse l'orrore. Boris Karloff non era al film solo per questioni di marketing internazionale. La sua presenza conferiva peso drammatico, soprattutto nell'episodio dei Wurdalak dove interpretava un nonno amorevole trasformato in mostro dalla maledizione. Attore di razza, capace di esprimere orrore e pietà con un solo sguardo, Karloff elevava il materiale narrativo rendendolo memorabile.