Un alieno in tuta blu con i superpoteri: oggi in TV, il cult di Richard Donner con Christopher Reeve
Superman 1978 torna in tv su Twenty Seven. Scopri perché Christopher Reeve resta insuperabile e come il film di Richard Donner ha definito il genere supereroi.
Quando nel 1978 Richard Donner portò sul grande schermo il primo vero blockbuster sui supereroi, nessuno poteva immaginare che un alieno in tuta blu con i superpoteri avrebbe fatto la storia del cinema. Superman non era semplicemente un film di fantascienza e avventura: era la prova che un uomo poteva volare, e che il pubblico poteva crederci. L'appuntamento in TV è per oggi, in prima serata sul canale 27, alle ore 21.15.
La storia parte da lontano, dal pianeta Krypton sull'orlo della distruzione. Jor-El, interpretato da un magnetico Marlon Brando, è tra i membri del consiglio supremo che comprende la catastrofe imminente. Mentre il pianeta si avvia verso un'enorme esplosione che lo condannerà all'oblio, Jor-El compie un gesto di straordinaria speranza: salva suo figlio Kal-El, ancora un neonato, inviandolo sulla Terra attraverso un razzo spaziale. È l'ultimo atto di un padre che intende preservare la propria razza affidando il futuro a un mondo sconosciuto.
Il piccolo Kal-El viene ritrovato dai coniugi Kent nella tranquilla Smallville, nel cuore rurale dell'America. Lo crescono come fosse figlio loro, dandogli il nome di Clark e trasmettendogli quei valori di onestà, giustizia e compassione che diventeranno il fondamento del supereroe che sarà. Glenn Ford e Phyllis Thaxter, nei panni di Pa e Ma Kent, incarnano con tenerezza quella dimensione familiare che ancora il mito alla terra, letteralmente.
Quando Clark diventa adulto, interpretato da un Christopher Reeve che ha fatto storia, si trasferisce a Metropolis, la scintillante città che ricorda la New York degli anni Settanta, e trova lavoro come giornalista al Daily Planet. È qui che nasce il dualismo più affascinante del personaggio: da un lato il timido e goffo Clark Kent, con gli occhiali e l'atteggiamento impacciato, dall'altro Superman, l'eroe invincibile dal costume rosso e blu che sfida le leggi della fisica.
La sceneggiatura esplora con intelligenza questo doppio binario identitario. Clark non è semplicemente un travestimento: è una parte autentica di chi è Superman, un modo per rimanere legato all'umanità che protegge. Il film dedica tempo prezioso alla costruzione di questo personaggio, mostrando il giovane Clark Kent che scopre gradualmente i suoi straordinari poteri alieni, dalla forza sovrumana alla capacità di volare, dalla vista a raggi X all'invulnerabilità.
Al Daily Planet, Clark incontra Lois Lane, la giornalista intraprendente e coraggiosa interpretata da Margot Kidder. Il triangolo amoroso tra Clark, Superman e Lois rappresenta uno degli elementi più riusciti del film, con una sequenza di volo notturno sopra Metropolis che resta una delle scene romantiche più iconiche della storia del cinema. La chimica tra Reeve e Kidder è palpabile, e la loro dinamica aggiunge profondità emotiva a quello che avrebbe potuto essere un semplice film d'azione.
Ma ogni supereroe ha bisogno di un nemico all'altezza. Gene Hackman entra in scena nei panni di Lex Luthor, il geniale e malvagio criminale che rappresenta l'antitesi di Superman. Dove l'Uomo d'Acciaio usa i suoi poteri per il bene, Luthor usa il suo intelletto superiore per scopi distruttivi. Accompagnato dai suoi sgherri Otis, interpretato da Ned Beatty, e dalla sensuale Eve Teschmacher di Valerie Perrine, Luthor orchestra un piano che minaccia la California e, per estensione, milioni di vite innocenti.
Il cast corale del film è straordinario per profondità e qualità. Oltre a Brando, che portò peso drammatico e gravitas al ruolo di Jor-El nonostante i pochi minuti sullo schermo, troviamo Jackie Cooper nel ruolo del burbero ma giusto Perry White, caporedattore del Daily Planet, e Marc McClure come Jimmy Olsen, il giovane fotografo tuttofare. Anche attori come Terence Stamp, Sarah Douglas e Jack O'Halloran appaiono brevemente nei panni dei criminali kryptoniani Zod, Ursa e Non, seminando i presupposti per il sequel.
La regia di Richard Donner bilancia con maestria toni diversi. Il prologo su Krypton ha un'atmosfera quasi fantasy epica, con scenografie bianche e cristalline che evocano un futuro alieno sofisticato. La sezione di Smallville respira aria di Americana classica, con campi di grano e valori tradizionali. Metropolis, infine, è pura energia urbana, caos e opportunità, il palcoscenico perfetto per l'arrivo del salvatore in calzamaglia.
Sul piano tecnico, Superman nel 1978 rappresentò una rivoluzione. Gli effetti speciali supervisionati da un team guidato da Colin Chilvers e Les Bowie convinsero davvero il pubblico che un uomo potesse volare. Le sequenze aeree di Superman sopra Metropolis, girate con un sistema innovativo di cavi e proiezioni, mantengono ancora oggi un fascino artigianale che i moderni CGI faticano a replicare. Il motto "Crederai davvero che un uomo possa volare" non era pubblicità ingannevole: era una promessa mantenuta.
La colonna sonora di John Williams merita un capitolo a parte. Il tema principale di Superman è diventato sinonimo dell'eroismo stesso, una marcia trionfale che cattura perfettamente lo spirito del personaggio. Williams creò un linguaggio musicale che avrebbe influenzato tutti i film di supereroi successivi, dimostrando come la musica possa elevarsi al di sopra delle immagini per definire l'essenza di un mito.
Superman del 1978 non fu solo un successo commerciale, con un incasso di oltre 300 milioni di dollari in tutto il mondo. Fu una dichiarazione culturale: i fumetti potevano diventare cinema serio, gli effetti speciali potevano servire la narrazione invece di sopraffarla, e un supereroe poteva essere contemporaneamente potente e vulnerabile, alieno e profondamente umano.
Christopher Reeve incarnò tutto questo con una performance che resta il punto di riferimento per chiunque indossi il mantello rosso (tra cui Milly Alcock). La sua capacità di differenziare fisicamente e vocalmente Clark da Superman, il suo sorriso rassicurante, la sua presenza fisica imponente ma mai minacciosa: Reeve non interpretò Superman, lo divenne. Quando la tragedia personale lo colpì anni dopo, trasformandolo in un simbolo di resilienza nella vita reale, quella connessione tra attore e personaggio si fece ancora più profonda.
Oggi, mentre torna in programmazione in TV, a oltre quarant'anni dalla sua uscita originale, Superman conserva intatto il proprio potere evocativo. In un'epoca in cui i cinecomic sono diventati l'industria dominante di Hollywood, con universi cinematografici interconnessi e budgets da centinaia di milioni di dollari, rivedere il Superman di Donner significa riscoprire le radici di tutto. Significa ricordare quando bastava una storia ben raccontata, un cast ispirato e la convinzione che credere nell'impossibile fosse l'unico vero superpotere.