Un mondo fantasy, una spada magica e il guerriero più potente dell'universo: ecco il film da vedere al cinema
Dopo anni di rinvii e cambi di studio, Masters of the Universe arriva al cinema con un He-Man sorprendentemente autoironico.
Quarant'anni sono tanti, abbastanza perché un'intera generazione di bambini cresciuti negli anni 80 brandendo spade di plastica e urlando "Per il potere di Grayskull" sia diventata adulta, con figli propri e un conto in banca che piange ogni volta che passa davanti a un negozio di giocattoli vintage. Eppure eccoci qui, nel 2026, a parlare ancora una volta di Masters of the Universe, il franchise Mattel che dal 1982 ha attraversato decenni, formati e fallimenti con la testardaggine di Skeletor che insegue la spada del potere grazie all'arrivo nei cinema italiani del nuovo film.
La risposta breve è sì, mentre quella più articolata richiede qualche passo indietro. Travis Knight non è un nome qualunque, visto che è l'uomo dietro Laika, lo studio di animazione in stop-motion responsabile di capolavori come Coraline, e ha firmato la regia di Kubo e la spada magica, vincitore di un BAFTA. La storia inizia su Eternia, il pianeta fantascientifico dove risiede il Castello di Grayskull, dove vediamo il giovane principe Adam, interpretato da bambino da Artie Wilkinson Hunt, addestrato nelle arti marziali da Duncan, il fedelissimo Man-At-Arms con il volto autorevole di Idris Elba.
I suoi genitori, Re Randor e la Regina Marlena (interpretati rispettivamente da James Purefoy e Charlotte Riley), governano con saggezza, ma la pace è destinata a infrangersi. Skeletor, l'incarnazione del male senza volto, irrompe con i suoi sgherri seminando morte e distruzione. Per salvare il figlio, la Sorceress (Morena Baccarin) spedisce il piccolo Adam sulla Terra insieme alla spada del potere.
Il pianeta che ritrova è un deserto bruciato, dominato dalla tirannia di Skeletor, ed è qui che parte effettivamente il film, con Adam che ritrova non solo il suo potere ma anche la sua identità, circondato dai compagni che lui stesso aveva disegnato sulla Terra quando era ragazzino: Fisto, Ram Man, Tri-Klops, Mekaneck. La sceneggiatura firmata da Chris Butler, Adam Nee, Aaron Nee e Dave Callaham gioca sapientemente con peso della nostalgia, senza venirne schiacciata. Non si prende mai troppo sul serio, alternando momenti d'azione fatti di pura adrenalina a battute che funzionano, soprattutto sul grande schermo del cinema. Il tutto presentando però anche dei momenti più seri ed in grado di far riflettere (e persino emozionare).
Soffermandoci sul cast, Nicholas Galitzine è la vera sorpresa: è giovane, carismatico, capace di bilanciare vulnerabilità e forza fisica, porta sullo schermo un He-Man completamente diverso dal muscoloso e monosillabico eroe degli anni 80. Il suo Adam è confuso, ironico, perfino un po' imbranato, e proprio per questo risulta tremendamente umano. Accanto a lui troviamo Camila Mendes, capace di portare sul grande schermo una Teela che non è solo spalla romantica ma anche una guerriera abile e determinata. Idris Elba presta peso e gravitas a Duncan, trasformando quello che poteva essere un semplice mentore in una figura paterna ferita ma mai arresa.
Le sequenze d'azione sono coreografate in modo ottimo, con Knight che sa come muovere la macchina da presa, quando rallentare per enfatizzare un colpo di spada e quando accelerare, mettendo in scena una sorta di montagne russe che intrattiene. A livello produttivo, Guy Hendrix Dyas riesce a costruire una Eternia credibile, divisa tra rovine gotiche e architetture aliene, mentre la colonna sonora di Daniel Pemberton, arricchita dalla chitarra di Brian May che richiama le atmosfere dei Queen dal film del 1987, regala momenti di pura epicità.
Ovviamente sì, il film non fa a meno dei momenti fan service: Dolph Lundgren, il primo He-Man cinematografico, appare in un cameo come personal trainer che dispensa consigli saggi ad Adam in palestra. In definitiva, Masters of the Universe è un grande blockbuster (di due ore e dodici minuti), capace di onorare il passato ma senza disdegnare uno sguardo al futuro, in grado di far sorridere i genitori nostalgici e conquistare i loro figli.