FILM

“Una contestazione ridicola”: Paramount risponde alla causa antitrust sulla fusione con Warner Bros.

Paramount definisce "debolissima" la causa antitrust presentata da dodici Stati americani contro la fusione con Warner Bros. Discovery.

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La battaglia legale attorno alla fusione da 111 miliardi di dollari tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery è appena entrata nel vivo, e lo studio di Hollywood non usa mezze misure. Giovedì scorso, gli avvocati di Paramount hanno depositato un'opposizione durissima alla richiesta di ingiunzione temporanea avanzata da una coalizione di dodici stati americani, definendo la causa antitrust "una delle sfide più deboli nella storia moderna del diritto della concorrenza".

Si tratta di una dichiarazione di guerra legale che rivela quanto sia alta la posta in gioco per il futuro dell'industria cinematografica globale. La fusione, se completata, darebbe vita a un colosso dell'intrattenimento con un peso specifico enorme nella distribuzione cinematografica e nel panorama televisivo via cavo. Lunedì scorso, guidati dal procuratore generale della California Rob Bonta, gli stati hanno intentato causa sostenendo che l'operazione danneggerebbe sia le sale cinematografiche che i distributori via cavo, creando una concentrazione di mercato illegale.

Secondo i calcoli della coalizione, l'entità fusasi controllerebbe il 30% del mercato della distribuzione di blockbuster, e insieme a Disney, Universal e Sony, quattro aziende finirebbero per controllare il 93% di quel mercato. Ma Paramount respinge questa analisi al mittente, e lo fa attaccando proprio il cuore dell'argomentazione degli stati: i numeri sulla concentrazione.

"Le basse barriere all'espansione da parte dei concorrenti esistenti, tra cui Universal, Disney, Amazon MGM, Sony, Lionsgate, A24 e NEON, rendono irrilevanti le cifre sulla concentrazione presentate dai querelanti e garantiscono che la concorrenza resterà vigorosa" - Avvocati di Paramount

L'argomento è sofisticato ma chiaro: anche se sulla carta la fusione crea un gigante, nella pratica l'economia reale del business cinematografico impedisce comportamenti monopolistici. Paramount sostiene che l'operazione aumenterà, e non diminuirà, la produzione di film destinati alle sale, e non danneggerà i termini di prezzo offerti ai cinema. Per dimostrarlo, lo studio tira fuori un asso dalla manica: Amazon MGM Studios e il trionfo clamoroso di Project Hail Mary quest'anno.

Se Paramount dovesse tagliare la produzione, argomenta la difesa, Amazon MGM o altri distributori come A24 o Lionsgate potrebbero semplicemente aumentare i propri livelli produttivi, minando qualsiasi potere di determinazione dei prezzi che Paramount potrebbe esercitare sulle catene cinematografiche. Amazon, gigante tecnologico diventato player cinematografico di primo piano, dimostra che i confini tradizionali dell'industria sono sempre più fluidi.

Gli stati hanno anche sostenuto che Paramount e Warner Bros. Discovery sono due dei tre maggiori proprietari di canali via cavo basic, e che l'entità combinata avrebbe una leva ingiusta sui fornitori di TV via cavo e satellitare. Anche qui, Paramount contrattacca con un'analisi economica: i palinsesti di canali Paramount e WBD sono complementari, non sostituti di mercato, e i fornitori di TV via cavo vorranno comunque accesso a tutti i canali. Ma c'è un argomento ancora più potente, e riguarda la crisi strutturale della TV via cavo. Il cord-cutting, l'abbandono degli abbonamenti televisivi tradizionali a favore dello streaming, sta erodendo il potere contrattuale di tutti i proprietari di canali.

Paramount e Warner Bros, fonte: Paramount

L'udienza sulla mozione per l'ingiunzione temporanea è fissata nelle prossime ore al giudice Araceli Martinez-Olguin. Sarà il primo vero banco di prova per entrambe le posizioni, e potrebbe determinare se la fusione procederà secondo i piani o se subirà ritardi che, in un'industria così dinamica, potrebbero rivelarsi fatali. Questa è la prima volta che Paramount espone i propri argomenti in tribunale, dopo essersi precedentemente limitata a esprimere opposizione generica alla causa. Comunque se la fusione dovesse essere bloccata, potrebbe ridefinire le strategie di consolidamento nell'intero settore dell'intrattenimento globale, influenzando quali film arriveranno nelle sale di tutto il mondo, Italia inclusa, e a quali condizioni.

Se invece Paramount dovesse acquisire Warner Bros., nonostante le difficoltà, potremmo assistere a una nuova ondata di mega-fusioni che ridisegnerà definitivamente la mappa dell'industria. Il verdetto atteso in queste ore non sarà definitivo, ma darà un'indicazione chiara su quale narrazione sta convincendo il sistema giudiziario: quella di una fusione anticoncorrenziale che danneggerà consumatori e piccoli operatori, o quella di un'operazione legittima in un mercato fluido dove la concorrenza resta garantita dalle basse barriere all'ingresso e dalla presenza di player alternativi sempre più aggressivi.

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