Paramount-Warner Bros: gli sceneggiatori e 12 Stati bloccano la fusione da 111 miliardi. Ora che succede?
12 stati USA e la WGA fanno causa contro la fusione Paramount-Warner Bros da 111 miliardi. Rischi per sceneggiatori, cinema e streaming. Analisi della battaglia legale.
La battaglia legale che potrebbe ridefinire il futuro dell'intrattenimento globale è appena iniziata. Paramount e Warner Bros. Discovery si trovano ad affrontare un'opposizione senza precedenti al loro progetto di fusione da 111 miliardi di dollari, con ben due cause legali depositate nel giro di 24 ore. Da un lato una coalizione di 12 stati americani guidati da procuratori generali democratici, dall'altro la Writers Guild of America, il sindacato degli sceneggiatori che ha paralizzato Hollywood solo tre anni fa con uno sciopero storico.
La posta in gioco non è solo economica. Stiamo parlando della possibile nascita del più grande colosso dell'intrattenimento mai esistito, un'entità che controllerebbe Warner Bros., HBO, Max, CNN, Paramount Pictures, CBS, MTV, Nickelodeon e una montagna di proprietà intellettuali che va da Batman a Star Trek, dai Looney Tunes a SpongeBob. Un impero che, secondo i critici della fusione, avrebbe il potere di dettare legge su cosa vedremo al cinema, cosa troveremo sulle piattaforme streaming e quanto pagheremo per tutto questo.
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha già dato il via libera all'operazione, ritenendo che aumenterebbe la competizione nel mercato. Una valutazione che ha sconcertato molti osservatori, considerando che l'approvazione è arrivata senza alcuna richiesta di dismissioni, rimedi comportamentali o concessioni. Ma gli stati ribelli non ci stanno. La California, insieme ad Arizona, Colorado, Connecticut, Massachusetts, Minnesota, Nevada, New Jersey, New Mexico, New York, Oregon e Washington, ha depositato una causa sostenendo che il merger violerebbe le leggi antitrust federali. Le parole del procuratore generale della California, Rob Bonta, non lasciano spazio a interpretazioni:
"La fusione illegale di questi due colossi dell'intrattenimento porterebbe a prezzi più alti, qualità inferiore e meno contenuti per film e televisione, danneggiando le sale cinematografiche, i distributori via cavo e, in definitiva, il pubblico su ogni divano e poltrona di cinema negli Stati Uniti. L'industria cinematografica californiana entra nelle case delle famiglie, ha un ruolo da protagonista nei primi appuntamenti di molti giovani ed è motivo di immenso orgoglio e occupazione per i californiani in tutto lo stato". - Rob Bonta
Ma è la causa della Writers Guild of America, depositata martedì presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Settentrionale della California, a entrare nel dettaglio delle conseguenze concrete per chi lavora nell'industria. Il documento, accessibile pubblicamente, sostiene che la fusione causerebbe danni specifici agli sceneggiatori: salari ridotti, meno opportunità di lavoro, condizioni peggiori. "Con meno concorrenti, l'entità Paramount-Warner Bros. avrebbe sia l'incentivo che la capacità di abbassare i costi sopprimendo i salari degli sceneggiatori e riducendo la produzione", si legge nel complaint.
La WGA identifica tre mercati dove gli effetti anticompetitivi sarebbero devastanti: i film ad alto incasso previsto, le serie televisive ed episodiche in streaming, e gli overall deal, quegli accordi pluriennali che garantiscono agli sceneggiatori stabilità economica e creativa. Michele Mulroney, presidente della WGA West, è stata inequivocabile: "Se Paramount riuscisse ad acquistare Warner Bros., la società risultante sarebbe il più grande acquirente di programmazione originale cinematografica e televisiva negli Stati Uniti. Questo eliminerebbe la concorrenza in un'industria già consolidata, minacciando i mezzi di sussistenza dei lavoratori dell'intrattenimento e la diversità creativa di TV e film".
"Questa proposta entità combinata sarebbe il più grande datore di lavoro di sceneggiatori, con un enorme potere di sopprimere i nostri salari, eliminare opportunità per gli sceneggiatori emergenti, tagliare posti di lavoro in tutto il settore e produrre meno programmazione, influenzando la gamma dello storytelling". - Tom Fontana, presidente della WGA East
Una prospettiva inquietante per chi ricorda che la WGA ha scioperato nel 2023 proprio per difendere i diritti degli sceneggiatori nell'era dello streaming. David Ellison, CEO di Paramount, ha perseguito questa acquisizione con una determinazione che rasenta l'ossessione. Quando inizialmente Netflix era stato selezionato per rilevare il catalogo Warner Bros. Discovery, Ellison ha intensificato gli sforzi fino a convincere WBD ad alzare la posta richiesta, spingendo Netflix a ritirarsi e aprendo la strada alle trattative con Paramount. Ma la sua visione di una "Hollywood più forte", approvata da diversi enti federali e anche dalla stessa Unione Europea, si scontra con i numeri e le preoccupazioni concrete dei lavoratori del settore.
La compagnia promette di rilasciare almeno 30 film all'anno con finestre complete di 45 giorni nelle sale cinematografiche, di continuare a commissionare produzioni da compagnie indipendenti e di mantenere due studi cinematografici distinti. Warner Bros. e Paramount opererebbero sotto leadership creative indipendenti, preservando i loro brand iconici. "Questo significherà più lavori, più writers' rooms, più posizioni con personale e più lavoro sostenuto attraverso film e televisione, non meno", conclude la dichiarazione.
Ma le rassicurazioni non bastano a placare i dubbi. La denuncia depositata dagli stati solleva preoccupazioni precise: "La capacità e l'incentivo di Paramount ad alzare i prezzi, ridurre la produzione, restringere i cataloghi, ridurre la qualità e peggiorare i termini rivolti ai consumatori, anche attraverso il controllo della distribuzione, esclusività, finestre e licenze". Un quadro che preoccupa non solo chi lavora a Hollywood, ma anche chi dall'altra parte dell'oceano consuma quei contenuti.
La causa legale potrebbe protrarsi per anni, come spesso accade in queste battaglie antitrust di alto profilo. Nel frattempo, l'industria dell'intrattenimento è sospesa in un limbo di incertezza. Gli sceneggiatori si chiedono se avranno ancora un mercato del lavoro competitivo. I registi indipendenti temono di perdere sbocchi produttivi. Gli spettatori si interrogano su cosa troveranno sugli schermi nei prossimi anni.
Paramount, dal canto suo, ribadisce il suo "profondo rispetto per la WGA e i suoi membri, come dimostrato dai nostri impegni nel nostro accordo collettivo di recente rinnovato", e si dice "impegnata a costruire una società combinata che espanda le opportunità per sceneggiatori e talenti creativi per le generazioni a venire".
Per chi guarda da fuori, magari dall'Italia, questa vicenda può sembrare lontana. Ma le decisioni prese nelle aule di tribunale californiane determineranno quali film arriveranno nelle nostre sale, quali serie popoleranno Netflix e Prime Video, quanto pagheremo gli abbonamenti streaming, quanta varietà troveremo nell'offerta. Hollywood resta la fabbrica dei sogni globale, e quando i suoi equilibri vengono stravolti, le onde d'urto si propagano ovunque.