Untamed: la serie con Eric Bana sta avendo successo al punto da convincere Netflix da rivedere la sua strategia

Netflix trasforma Untamed da miniserie a serie TV dopo 93 milioni di visualizzazioni. Come il successo sta cambiando le strategie delle piattaforme streaming.

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Quando Untamed è sbarcata su Netflix il 17 luglio 2025, nessuno immaginava che quella manciata di sei episodi avrebbe scatenato una rivoluzione silenziosa nel modo in cui la piattaforma concepisce i propri contenuti. La serie crime con Eric Bana, ambientata tra le foreste selvagge dello Yosemite National Park, è schizzata immediatamente al primo posto negli Stati Uniti e ha chiuso l'anno con un bottino di 93 milioni di visualizzazioni. Un successo così travolgente che Netflix ha fatto qualcosa di apparentemente contraddittorio: ha cancellato lo status di miniserie dello show e lo ha rinnovato per una seconda stagione, tradendo la promessa iniziale di una storia autoconclusiva.

La mossa non è passata inosservata. Untamed era stata concepita, scritta e prodotta come una limited series, un formato che negli ultimi anni ha conquistato il pubblico proprio per la sua natura definita: inizio, sviluppo e conclusione in un'unica manciata di episodi. Niente cliffhanger eterni, niente trame che si trascinano fino a perdere mordente. Solo una storia ben raccontata, dall'inizio alla fine. Ma quando i numeri parlano così chiaramente, le regole cambiano.

Untamed - Netflix



Il thriller con Bana nei panni di Kyle Turner è un giallo strutturato attorno a un mistero centrale che si dipana episodio dopo episodio. La formula non è rivoluzionaria, ma funziona. Merito anche dello scenario: Yosemite diventa quasi un personaggio a sé, con le sue distese indomabili che aggiungono una patina di malinconia e inquietudine. La prima stagione si chiude con tutte le risposte al suo posto, ma Netflix ha subito fiutato il potenziale. Dopotutto, un detective tormentato sullo sfondo di una natura ostile può indagare su molti altri casi, in altre foreste, in altri paesaggi selvaggi. O forse nuovi protagonisti potrebbero prendere il testimone in location diverse.

La strategia che emerge è cristallina: se una miniserie performa bene, perché fermarsi? Netflix può permettersi di estendere la narrazione, aggiungere stagioni, trasformare un esperimento riuscito in un franchise. Il rischio è che questa logica commerciale tradisca la fiducia del pubblico. Le miniserie piacciono proprio perché promettono un patto narrativo chiaro: ti daremo una storia completa, senza sprechi, senza diluizioni. Se ogni successo viene automaticamente prolungato, il pubblico inizierà a diffidare di qualsiasi progetto etichettato come "limitato".

Eppure, c'è un modo per aggirare il problema: l'antologia. Se Netflix decidesse di strutturare queste serie come racconti autoconclusivi stagione per stagione, cambierebbe tutto. Ogni capitolo avrebbe un inizio e una fine, ma il brand, l'atmosfera, magari alcuni personaggi secondari potrebbero continuare. Nel peggiore dei casi, una stagione non funziona, ma nessuno resta col fiato sospeso. Nel migliore, lo show regala anni di storie solide, senza perdere qualità.

In futuro, questo approccio potrebbe diventare la norma. Le storie arrivano, si concludono, e poi è il pubblico a decidere se meritano un seguito. Niente attese snervanti, niente finali posticipati all'infinito. Untamed ha dimostrato che una miniserie può essere un test: se supera la prova del mercato, si evolve. Altrimenti, resta un bellissimo ricordo da sei episodi. Netflix, con i suoi 93 milioni di motivi, sembra pronta a guidare questo cambiamento.

Fonte / Netflix.com
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