FILM

Vermiglio è una storia vera? Dietro il film di Maura Delpero c’è qualcosa di molto più personale

Vermiglio è tratto da una storia vera? Scopriamo cosa c’è di reale nel film di Maura Delpero e il sorprendente legame con la sua famiglia.

Condividi

Vermiglio è una storia vera? Guardando il film di Maura Delpero è facile chiederselo. La ricostruzione della vita quotidiana nel piccolo paese trentino durante gli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale è così intima e naturale da sembrare quasi il racconto di una famiglia realmente esistita. E in parte lo è, anche se la risposta richiede una distinzione importante. Vermiglio non è tratto da una storia vera nel senso tradizionale del termine e Lucia, Pietro e gli altri protagonisti non devono essere considerati la trasposizione fedele di persone realmente esistite alle quali siano accaduti esattamente gli eventi mostrati sullo schermo.

Ma dietro il film c'è qualcosa di molto personale: la storia della famiglia della stessa Delpero. Tutto è cominciato dopo la morte del padre della regista. Delpero ha raccontato di averlo sognato bambino, a circa sei anni, nella casa della sua infanzia a Vermiglio. Quel sogno l'ha spinta a tornare idealmente e concretamente nel paese d'origine della famiglia paterna, cercando di ricostruire un mondo che apparteneva ai suoi ricordi ma soprattutto alle generazioni precedenti alla sua. “Vermiglio per me è un paesaggio dell'anima”, ha spiegato la regista parlando della genesi del progetto, definendolo anche un atto d'amore verso il padre, la sua famiglia e il piccolo paese in cui erano affondate le loro radici.

Da quel punto di partenza è nata una storia di finzione costruita però utilizzando numerosi frammenti di realtà. Uno degli esempi più evidenti riguarda Cesare Graziadei, il maestro interpretato da Tommaso Ragno. Il personaggio è direttamente ispirato al nonno di Delpero, che era realmente il maestro del paese e anche il maestro di suo padre. Era una figura importante all'interno della comunità: legato alla tradizione contadina, ma allo stesso tempo profondamente curioso e appassionato di cultura.

Vermiglio, fonte: Lucky Red

Persino alcuni dettagli che nel film sembrano semplicemente servire a caratterizzare Cesare arrivano dai ricordi familiari. Delpero ha raccontato, ad esempio, che suo nonno utilizzava la musica durante le lezioni e faceva ascoltare Le quattro stagioni di Vivaldi ai bambini chiedendo loro di riconoscere la stagione rappresentata dalla composizione. Ma non è l'unico personaggio ad avere un legame con la famiglia della regista. Delpero ha spiegato che Pietrino è ispirato a suo padre bambino, proprio quel padre che aveva visto tornare piccolo nel sogno da cui è nato il film.

Più in generale, la stessa famiglia Graziadei prende ispirazione dalla numerosa famiglia paterna della regista. Per ricostruire quel passato, Delpero non si è affidata soltanto ai propri ricordi. Ha intervistato le sue zie e gli anziani di Vermiglio, raccogliendo testimonianze sulla vita nel paese durante quegli anni, e ha consultato anche l'archivio fotografico locale. Un lavoro quasi documentaristico che aiuta a spiegare perché ambienti, comportamenti e rapporti familiari restituiscano una sensazione di autenticità così forte.

Anche la scelta del dialetto va nella stessa direzione. Delpero ha voluto che i personaggi parlassero come avrebbero realmente parlato gli abitanti di quella zona nel 1944, considerando l'utilizzo dell'italiano una forzatura rispetto alla realtà storica che voleva ricostruire. È quindi più corretto considerare Vermiglio una storia di finzione nata da ricordi, persone e testimonianze reali, piuttosto che un film “basato su una storia vera”. Delpero non ha cercato di ricostruire un singolo episodio realmente accaduto, ma di riportare in vita il mondo nel quale suo padre e la sua famiglia erano cresciuti.

Vermiglio, fonte: Lucky Red

Anche il contesto storico è naturalmente reale. Siamo nel 1944, quando la Seconda guerra mondiale sta arrivando alla sua conclusione e Vermiglio sembra inizialmente protetto dalla propria posizione tra le montagne. Ma il conflitto entra comunque nella quotidianità della famiglia attraverso l'arrivo di Pietro e finisce per modificare equilibri che sembravano immutabili. Come ha spiegato Delpero, mentre l'Italia ritrova progressivamente la pace, quella famiglia finisce paradossalmente per scoprire la propria guerra interna.

È proprio questo intreccio tra memoria e invenzione a rendere difficile tracciare una linea netta tra ciò che è “vero” e ciò che non lo è. Cesare porta con sé molto del nonno di Delpero, Pietrino qualcosa del padre e l'intera famiglia conserva l'eco di persone realmente vissute, ma la vicenda raccontata rimane un'opera di finzione. Un legame con le origini che passa persino dal nome scelto per il film: come abbiamo raccontato nel nostro approfondimento sul significato del titolo Vermiglio, Delpero preferì il nome del paese a La sposa di montagna, titolo inizialmente pensato per il progetto, proprio perché voleva preservare la dimensione corale della storia.

Insomma, Vermiglio (che si chiama così per un motivo) non racconta esattamente ciò che è successo alla famiglia di Maura Delpero, ma probabilmente non sarebbe mai esistito senza di essa. È una storia inventata costruita utilizzando ricordi veri, figure familiari e testimonianze di chi quel mondo lo ha conosciuto davvero. Ed è forse proprio questa zona di confine tra memoria e finzione a dare al film l'impressione di assistere non tanto alla ricostruzione di un'epoca, quanto a un ricordo che lentamente torna a prendere vita.

Continua a leggere su BadTaste