FILM

Viggo Mortensen, Mahershala Ali e un'amicizia improbabile, in questo film (da una storia vera) oggi in TV

Green Book: la storia vera di Donald Shirley e Tony Vallelonga. Il film premio Oscar che racconta l'America della segregazione negli anni '60 con un buddy-movie commovente.

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C'è un'America che preferisce non guardarsi allo specchio. Un'America dei salotti eleganti dove il pianoforte suona musica raffinata mentre fuori, a pochi metri di distanza, la segregazione traccia linee invisibili ma invalicabili. Green Book racconta questa contraddizione con una forza che nel 2019 gli è valsa tre premi Oscar, tra cui quello per il miglior film. L'appuntamento il TV è per oggi, in prima serata su Rai Movie (canale 24) alle 21.10.

Ma cosa rende questa storia così potente da conquistare l'Academy e il pubblico di mezzo mondo? Peter Farrelly, il regista che ci aveva fatto ridere con Scemo e più scemo e Tutti pazzi per Mary, ha compiuto una svolta autoriale sorprendente. Ha preso gli strumenti della commedia, il suo marchio di fabbrica, e li ha messi al servizio di una narrazione profonda, capace di far sorridere e riflettere allo stesso tempo. Il risultato è un buddy-movie che va oltre il genere, un road-movie che attraversa non solo gli Stati del Sud negli anni Sessanta, ma anche le zone più scomode della coscienza americana.

La trama prende le mosse da New York, 1962. Tony Lip Vallelonga è un buttafuori italo-americano del Copacabana, un tipo sgraziato, poco istruito ma dotato di quella furbizia di strada che gli ha fatto guadagnare il soprannome "Lip", labbra, perché a suon di chiacchiere otteneva sempre quello che voleva. Quando il locale chiude due mesi per ristrutturazione, Tony ha bisogno di soldi per mantenere moglie e due figli. È qui che entra in scena il dottor Donald Shirley, uno dei pianisti più talentuosi d'America, un uomo colto, raffinato, che vive in un lussuoso appartamento sopra la Carnegie Hall.

Shirley sta per partire per un tour concertistico attraverso il Sud degli Stati Uniti e cerca non solo un autista, ma qualcuno pronto a difenderlo fisicamente in caso di necessità. La scelta cade proprio su Tony, e l'improbabile coppia si mette in viaggio con una Cadillac turchese e una copia del Green Book nel cruscotto. Ma cos'era esattamente questo Green Book? Il titolo completo era The Negro Motorist Green Book, una guida stradale pubblicata annualmente dal 1936 al 1966 che indicava gli unici posti dove le persone afroamericane potevano fermarsi a mangiare, dormire o fare rifornimento durante i viaggi negli Stati Uniti. Non era un vezzo, era una necessità di sopravvivenza. Senza quella guida, un nero che viaggiasse attraverso il Sud rischiava non solo l'umiliazione, ma anche la violenza fisica.

Il film racconta con straordinaria efficacia narrativa l'assurdità di quelle situazioni. Donald Shirley suonava in teatri gremiti dove ricchi bianchi applaudivano estatici la sua maestria al pianoforte, ma poi non poteva usare il bagno comune. Dormiva in motel scalcinati mentre la sua band bianca alloggiava in alberghi di lusso. Cenava in cucina mentre poco dopo si sarebbe esibito nella sala da pranzo dello stesso ristorante. Un trattamento grottesco, disumano, che Shirley affrontò di proposito proprio per smascherarlo, per costringere quella società a vedere le proprie contraddizioni.

L'interpretazione di Mahershala Ali è meravigliosa. Il suo Donald Shirley è un uomo di dignità cristallina, che usa la musica come arma di resistenza pacifica, ma che porta dentro le cicatrici profonde di chi vive sospeso tra due mondi: troppo raffinato per essere accettato dalla comunità nera, mai abbastanza bianco per essere considerato un pari dalla società dominante. Di fronte a lui, Viggo Mortensen interpreta un Tony Vallelonga memorabile. L'attore ha preso quindici chili per il ruolo, ha studiato l'accento italo-americano del Bronx, ha dato vita a un personaggio che sulla carta potrebbe sembrare uno stereotipo ma che invece si rivela sorprendentemente sfaccettato. Tony è rozzo, ha pregiudizi, all'inizio del film butta via i bicchieri usati da due operai neri in casa sua.

Eppure possiede un'intelligenza emotiva, una capacità di lealtà e un senso dell'onore che molti dei sofisticati frequentatori dei salotti in cui suona Shirley non hanno nemmeno lontanamente. L'amicizia improbabile che nasce tra questi due uomini all'apparenza agli antipodi è il cuore pulsante del film. Peter Farrelly, insieme ai co-sceneggiatori Nick Vallelonga, figlio del vero Tony, e Brian Currie, costruisce questa relazione con pazienza, lasciando che cresca viaggio dopo viaggio, attraverso piccoli gesti, conversazioni notturne, momenti di crisi condivisi. Non c'è retorica, non ci sono grandi discorsi edificanti. Ci sono invece l'umanità che emerge dalle situazioni, la scoperta reciproca, il rispetto che nasce dalla condivisione di un'esperienza.

Green Book fa parte di una tradizione cinematografica americana che comprende anche successi più recenti come Il diritto di contare: storie che affrontano il razzismo e il pregiudizio attraverso narrazioni dal forte valore umano (come quest'altro film tratto da una storia vera su un'amicizia improbabile), storie che si aggrappano alla mente dello spettatore perché parlano di giustizia, dignità, cambiamento. Il film di Farrelly riesce nell'impresa di essere allo stesso tempo un prodotto di largo consumo, capace di intrattenere un pubblico ampio, e un'opera con uno sguardo autoriale, che non banalizza mai la complessità storica e morale della vicenda.

Green Book è un film da vedere e rivedere, uno di quei classici istantanei che entrano nel patrimonio collettivo
. La regia di Farrelly, le interpretazioni straordinarie di Mortensen e Ali, una sceneggiatura intelligente e una colonna sonora che spazia dal jazz al pop degli anni Sessanta creano un'esperienza cinematografica completa. È il tipo di film che funziona su più livelli: intrattiene, commuove, fa riflettere, e alla fine lascia lo spettatore con qualcosa di più di quando è entrato in sala.

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