Vinicio Marchioni, da Romanzo Criminale a C’è ancora domani fino ad Ammazzare stanca: l’importanza di saper scegliere (anche) al cinema

Vinicio Marchioni non sbaglia un ruolo da almeno 15 anni. L'attore, che sia protagonista di una serie tv o di un film, riesce sempre a risaltare in maniera positiva: saper scegliere un progetto è importante quasi quanto renderlo credibile.

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"S'annamo a pija Roma? Famo domani". Quel domani, per Vinicio Marchioni, è arrivato con tutti gli onori del caso. Romanzo Criminale ha reso lui e tanti altri colleghi e colleghe particolarmente riconoscibili, ma la fama è una peculiarità diversa che prescinde dalla semplice riconoscibilità e comprende anche la capacità di risultare credibili. Vinicio Marchioni, nello specifico, è credibile nei panni di Freddo, ma lo è anche interpretando Nino in C'è ancora domani.

Lo stesso possiamo dire di Bruno, in Diamanti, e Cesare Conocchia in Un altro Ferragosto. Marchioni, nella fattispecie, non sbaglia un ruolo e un progetto da almeno 15 anni. Anche nell'ultima sua performance, diretto da Daniele Vicari, che lo vede interpretare Giacomo Zagari, conferma di quanto sia centrato. Non vuol dire esclusivamente essere bravi a rendere una parte, significa riconoscere che quel determinato ruolo è enfatizzato dalla presenza di un determinato interprete.

Il ruolo e le ripercussioni mediatiche di un'opera

L'attore romano riesce a performare a qualsiasi livello senza rischiare di essere etichettato: le persone, per strada, lo chiamano ancora Freddo ma è una questione legata al successo di quella serie. Romanzo Criminale è tra le prime 25 serie più riuscite al mondo, lo dicono le classifiche di settore, quindi è normale avere maggiori riferimenti rispetto a una caratterizzazione. Quello che succede a Marchioni, rispetto ai suoi colleghi, però è qualcosa di diverso: lo ricordano per un ruolo, ma non lo associano esclusivamente a quell'unica maschera. Niente etichette, solo emozioni diverse che convergono interpretazione dopo interpretazione.

Vinicio Marchioni in Ammazzare Stanca (Per gentile concessione di Mompracem produzione)

Significa che, in ogni ruolo, c'è tanta verità. Sembra un ossimoro rispetto al compito del cinema, ma oggi essere autentici – rispetto a quel che si interpreta – è fondamentale. Ogni professionista è capace a replicare un pianto o uno scatto d'ira, financo un sorriso. La difficoltà è riuscire a centrare i tempi, i momenti, cogliere il punto esatto in cui calcare la mano con la vis interpretativa oppure no. Questo fa un attore degno di essere definito tale. Machioni ci riesce anche e soprattutto perchè, prima di accettare o rifiutare un ruolo, legge approfonditamente la sceneggiatura e poi trova la forza – se necessario – di riuscire a passare la mano. Qualche no, talvolta, è più risolutivo di tanti sì detti per necessità.

La centralità delle scelte

Vinicio Marchioni, sia al cinema che a teatro, non ha mai fatto qualcosa perché doveva farlo. Essere attori significa anche prendersi qualche rischio: lasciar passare treni che potrebbero non essere propri. Non perdersi per inseguire a tutti costi un esito. Rimanere sè stessi, con certi valori, a prescindere da quel che un singolo impiego ti porta a svolgere. Vale per il cinema, per il teatro e dovrebbe valere nella vita. Non è semplice applicare questa lezione nella quotidianità, ma Marchioni è un esempio di come scegliere sia meglio di essere scelti. L'inizio e la fine di ciascun progetto passa anche (e soprattutto) dalla volontà dei singoli interpreti.

In Ammazzare stanca, Marchioni dimostra di saper (ancora) discernere le singole suggestioni: dare carattere a un uomo d'altri tempi, con modalità e metodi distanti dai suoi, ma non per forza lontani da certe realtà criminali. Una sorta di nuovo villain che conferma quanto le corde dell'animo umano possano essere profonde anche quando si tocca la scelleratezza da vicino. Il confronto con il figlio Antonio, killer pentito, rievoca echi da tragedia greca (l'ha detto, a ragion veduta, il critico cinematografico Gianni Canova).

Il valore interpretativo

L'interprete romano fa proprio un'operazione di questo genere: attraverso il cinema racconta il mondo che cambia, in meglio e in peggio. Farsi motore di un cambiamento sociale, però, prevede la capacità di capire e ascoltare soprattutto sè stessi. Riconoscere il proprio valore per mettere a disposizione della platea il medesimo impegno in contesti differenti. Marchioni ce l'ha fatta: gli altri eseguono, lui interpreta perchè dietro ciascun ruolo c'è una storia e – in particolare – delle scelte compiute molto prima. Anche attraverso le parole da non dire al momento opportuno.

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