Wolverine: Daniel Radcliffe rivela il motivo per cui ha rifiutato di sostituire Hugh Jackman
Daniel Radcliffe spiega perché ha rifiutato il ruolo di Wolverine nel MCU dopo Hugh Jackman. La verità sui rumors e il futuro degli X-Men Marvel.
L'universo Marvel è sul punto di voltare pagina. Dopo anni di dominio incontrastato del franchise Fox, gli X-Men stanno per fare il loro ingresso ufficiale nel Marvel Cinematic Universe, e con questo passaggio epocale arriva l'inevitabile: il recast dei personaggi iconici che hanno definito un'era. Tra tutti, Wolverine rappresenta la sfida più ardua. Hugh Jackman ha incarnato il mutante con gli artigli di adamantio per oltre due decenni, dal 2000 al 2017, per poi tornare trionfalmente nel 2024 con Deadpool & Wolverine. Ma chi potrebbe mai raccogliere un'eredità simile?
Per mesi, i fan hanno fantasticato, speculato, creato fan art e lanciato petizioni online. E tra i nomi che hanno dominato le conversazioni sui social, uno spicca su tutti: Daniel Radcliffe. L'attore britannico, noto per aver dato vita a Harry Potter sul grande schermo, sembrava il candidato perfetto secondo una parte consistente della fanbase. La sua statura compatta, la capacità di interpretare personaggi tormentati, l'esperienza con franchise mastodontici: tutti elementi che, sulla carta, lo rendevano una scelta sensata per un Wolverine più fedele ai fumetti rispetto alla versione alta e slanciata di Jackman.
Eppure, come spesso accade nel mondo delle speculazioni hollywoodiane, la realtà è ben diversa dalla fantasia. In una recente intervista con ComicBook, Radcliffe ha finalmente messo a tacere i rumors, e lo ha fatto con una franchezza disarmante. "È stato un rumor di internet molto lusinghiero", ha ammesso l'attore, "ma non è mai stato reale". Nessun approccio ufficiale, nessuna trattativa segreta, nessun provino nascosto. Solo l'entusiasmo travolgente dei fan che, nel vuoto di informazioni ufficiali, hanno costruito un castello di ipotesi.
Ma è la spiegazione del perché Radcliffe non voglia il ruolo a rivelare qualcosa di più profondo sul rapporto tra attori e personaggi iconici. "Se faranno altri Wolverine, essere la persona che segue Hugh Jackman non è nella mia lista dei desideri", ha dichiarato senza giri di parole. "Per qualsiasi suo ruolo, in particolare quello che ha reso più iconico della sua carriera, sono felice di non farlo e lasciare che continui lui".
È una posizione che merita riflessione. Nel mondo dello spettacolo, dove l'ambizione spesso supera ogni altra considerazione, Radcliffe dimostra una consapevolezza rara. Riconosce che alcuni ruoli diventano così inscindibili dall'attore che li interpreta da trasformarsi in una trappola per chi viene dopo. Non è questione di capacità o talento, ma di peso culturale. Jackman non ha semplicemente interpretato Wolverine: lo ha definito nell'immaginario collettivo di tre generazioni di spettatori. Sostituirlo significherebbe vivere all'ombra di quel confronto per tutta la durata del proprio coinvolgimento nel franchise.
Radcliffe conosce bene questa dinamica. Lui stesso ha affrontato per anni il problema opposto: liberarsi dall'ombra di Harry Potter, un personaggio che lo ha reso celebre ma che minacciava di definirlo per sempre. Ha scelto ruoli eccentrici, progetti teatrali sperimentali, film indipendenti controversi, tutto per dimostrare la propria versatilità. Perché dovrebbe ora gettarsi volontariamente in una situazione analoga, dove ogni sua scelta interpretativa verrebbe inevitabilmente confrontata con quella del predecessore?
L'attore, però, non chiude completamente le porte al mondo dei supereroi. In una precedente intervista con Screen Rant, aveva affrontato l'argomento con il suo caratteristico humour autoironico. "Le mie dimensioni fanno di me un candidato naturale per Spider-Man", aveva scherzato, "ma quella nave è salpata, a meno che non facciano Spider-Geriatric-Man un giorno". Battute a parte, Radcliffe ha chiarito la sua posizione: sarebbe aperto a considerare un ruolo nel MCU o nel DC Universe, ma solo alle giuste condizioni.
"Certo, sarei aperto a qualsiasi cosa se la sceneggiatura fosse interessante, strana e diversa", ha spiegato. "Ma non c'è mai stata alcuna verità in nessuno di questi rumors". La chiave sta in quelle parole: interessante, strana, diversa. Radcliffe non cerca il ruolo più popolare o quello con il maggior potenziale commerciale. Cerca progetti che lo stimolino artisticamente, che gli permettano di esplorare territori inesplorati, che aggiungano qualcosa al suo percorso professionale piuttosto che semplicemente capitalizzare sulla sua fama.
È un lusso che pochi attori possono permettersi, e Radcliffe lo riconosce. "Sono fortunato di poter giudicare ogni lavoro sulla qualità della sceneggiatura", ha ammesso. Quella fortuna deriva da anni di scelte accorte, da una gestione intelligente della carriera post-Potter e dalla sicurezza finanziaria che otto film di enorme successo gli hanno garantito. Non ha bisogno di un cinecomic Marvel per pagare le bollette, e questo gli permette di essere selettivo in un modo che molti suoi colleghi non possono.
La domanda ora passa ai fan e ai Marvel Studios: chi avrà quel coraggio? Chi sarà disposto a indossare quegli artigli sapendo che milioni di persone mormorranno il nome di Hugh Jackman ogni volta che apparirà sullo schermo? La risposta, probabilmente, definirà il futuro degli X-Men nel MCU tanto quanto qualsiasi scelta creativa sul tono o sulla storia. Perché nel mondo dei supereroi, a volte, la scelta dell'attore è la superpotenza più importante di tutte.