X-Files: il reboot di Ryan Coogler della serie cult ha finalmente i suoi Fox Mulder e Dana Scully
Ryan Coogler dirige il reboot di X-Files per Hulu con Himesh Patel e Danielle Deadwyler. Gillian Anderson approva il copione definendolo "fichissimo".
Ryan Coogler non si ferma mai. Reduce dal trionfo agli Oscar con Sinners, il regista californiano ha già messo nel mirino il suo prossimo grande progetto: un reboot di X-Files per Hulu che promette di ridefinire uno dei pilastri della fantascienza televisiva degli anni Novanta. E se pensate che rivisitare una serie cult così amata sia un'operazione rischiosa, avete ragione. Ma quando persino Gillian Anderson, la Dana Scully originale, definisce il copione "fottutamente fichissimo" dopo averlo letto, forse vale la pena prestare attenzione.
Hulu ha ordinato un pilot che vedrà Coogler non solo alla regia, ma anche alla sceneggiatura, riproponendo quella formula che ha reso immortale la serie originale: mostri della settimana alternati a un'intricata cospirazione di fondo. Il mix tra episodi autoconclusivi e mythology arc era il cuore pulsante di X-Files, e Coogler ha promesso di onorare quella struttura narrativa che ha definito un'intera generazione di appassionati. Ma c'è di più. Perché questo reboot arriva in un momento delicato per i revival delle serie fantasy di alto profilo.
Poche settimane fa, infatti, Hulu ha cancellato il reboot di Buffy l'ammazzavampiri affidato a Chloë Zhao, regista premio Oscar per Nomadland e Hamnet. La decisione ha sollevato polemiche e ha inevitabilmente messo pressione su Coogler: se anche un talento del calibro di Zhao non è riuscito a convincere la piattaforma, cosa garantisce che X-Files avrà un destino diverso? La risposta potrebbe trovarsi nel casting.
Ieri è stato annunciato che Himesh Patel sarà il protagonista maschile del reboot. Nome che ai più suona familiare per Yesterday di Danny Boyle, quel gioiellino del 2019 in cui interpretava un musicista che si risveglia in un mondo dove i Beatles non sono mai esistiti. Ma Patel ha anche lavorato con Christopher Nolan in Tenet e con Adam McKay in Don't Look Up, dimostrando una versatilità rara nel panorama contemporaneo. E non è finita: è atteso nuovamente al fianco di Nolan nell'adattamento cinematografico dell'Odissea, confermando il suo status di attore di punta della sua generazione.
Il fatto che Coogler abbia scelto Patel per quello che presumibilmente sarà il ruolo del "credente" della coppia di investigatori è una mossa intelligente. L'attore britannico porta con sé un fascino da everyman sincero che contrasta piacevolmente con l'ironia asciutta e distaccata di David Duchovny. Non stiamo parlando di una copia carbone di Fox Mulder, ma di un personaggio che può avere vita propria mantenendo lo spirito dell'originale.
E Patel non sarà solo. Al suo fianco ci sarà Danielle Deadwyler, attrice pluripremiata nota per le sue interpretazioni in Till e The Piano Lesson di Netflix. Deadwyler ha dimostrato una profondità drammatica rara, capace di veicolare interi universi emotivi con uno sguardo o un silenzio. E qui c'è un dettaglio che ai più potrebbe sfuggire: anche Deadwyler faceva parte del cast di Station Eleven, dove interpretava Miranda Carroll. Sebbene i due attori non abbiano mai condiviso scene in quella serie, il fatto che entrambi siano stati attratti da quel progetto così particolare dice molto sulla loro capacità di riconoscere e scegliere materiale di qualità nel panorama sci-fi televisivo.
La chimica tra Patel e Deadwyler è un'incognita che potrebbe rivelarsi l'asso nella manica del reboot. Deadwyler ha recentemente dimostrato in Rooster, la nuova comedy HBO al fianco di Steve Carell, di possedere un timing comico e un'empatia naturale che funzionano magnificamente in coppia. Le qualità da eroe accessibile di Patel non sono poi così lontane da quelle di Carell, suggerendo che la dinamica tra i due nuovi agenti potrebbe risultare tanto credibile quanto affascinante.
Ma torniamo a Gillian Anderson e alle sue parole. L'attrice non si è limitata a definire il progetto "fichissimo", ha anche sottolineato che il reboot sarebbe "diverso" e "speciale". Ed è proprio qui che si gioca la partita più importante: la capacità di distanziarsi abbastanza dall'originale per giustificare la propria esistenza, senza tradire lo spirito che ha reso X-Files un fenomeno culturale. Il rischio peggiore che un reboot può correre è quello di essere percepito come superfluo o, peggio ancora, identico all'originale. Anderson sembra aver colto nel copione di Coogler proprio quella scintilla di novità che serve per rendere l'operazione legittima e non un semplice esercizio nostalgico.
Resta da vedere come Coogler interpreterà la mitologia aliena e governativa che ha alimentato teorie del complotto per anni, o come gestirà il format "mostro della settimana" in un'epoca in cui il pubblico è abituato a narrazioni serializzate e ipercomplesse. Ma se c'è un regista capace di bilanciare intrattenimento popolare e ambizione autoriale, quello è proprio lui.