Il rapporto di amore e odio tra Steven Soderbergh e Hollywood è arrivato ad un punto di rottura. Di nuovo.

Dopo aver cercato per anni alternative ai contratti con le major, alle imposizioni degli studios e al dover concedere diritti, decisioni e potere sui suoi film a produzioni giganti, Soderbergh sembrava essersi ritirato dal cinema (dopo averlo annunciato innumerevoli volte) e invece ora ritorna con un sistema, che poi è in realtà un modello di business, tutto suo tramite il quale essere libero e soprattutto poter produrre e distribuire un tipo di film che nessuno in America produce più: il cinema medio per adulti.

Sono anni che si parla di come i film con budget tra i 15 e i 30 milioni di dollari non esistano più, erano segmenti come le commedie romantiche (praticamente morte) o altre produzioni con buoni attori ma pochi costi vivi, film medi che potevano raggiungere grandi successi ma anche rientrare dei loro costi onestamente. Ora quel segmento è stato spazzato via. Al cinema esistono le microproduzioni o le megaproduzioni. Investire pochissimo in modo che qualsiasi risultato sia buono, oppure investire tantissimo, centinaia di milioni (specie in marketing), in modo che il risultato sia il più certo possibile.
Soderbergh, dopo essere stato costretto a girare Behind The Candelabra con HBO perché nessuno studio lo voleva produrre, non si è arreso.

L’obiettivo è non dover mai più discutere con qualche executive di uno studio per una decisione artistica, non dover più venire a patti con nessuno

Soderbergh ha spiegato al New York Times come funzioni il sistema messo in piedi tramite la sua società Fingerprint: consiste nel cercare i fondi “a valle”, cioè prevendere il proprio film agli ultimi anelli della catena di sfruttamento per avere il capitale utile a produrre, distribuire e promuovere. L’obiettivo è non dover mai più discutere con qualche executive di uno studio per una decisione artistica, non dover più venire a patti con nessuno.
Innanzitutto per mettere insieme il budget per la produzione il film viene prevenduto all’estero, a tutte le distribuzioni straniere, sulla base del nome del regista, del genere e della trama. Così Logan Lucky ha messo insieme circa 30 milioni di dollari. È già evidente che si tratta di un sistema buono solo per qualcuno con un nome come quello di Soderbergh, qualcuno così abituato a lavorare con le star da poterle garantire anche prima di ogni contratto e così noto che le distribuzioni straniere sono disposte a comprare un suo film a scatola chiusa, senza vedere nemmeno un’immagine.

A quel punto, raccolti i soldi, il film può essere girato. Logan Lucky è la storia in forma di commedia di due fratelli (Adam Driver e Channing Tatum) che per risolvere i loro guai decidono di compiere una complessa rapina durante una gara automobilistica e per farlo cercano aiuto da un galeotto (Daniel Craig).

Il budget successivo, quello necessario per la promozione e distribuzione, viene invece messo insieme prevendendo il film a tutti tranne che alle sale americane: tv via cavo, linee aeree, video on demand e via dicendo.
Così facendo la produzione ha il denaro che gli consente di non doversi rivolgere ai soliti distributori sul suolo americano, gli stessi che (a detta di Soderbergh) spendono troppo e male i soldi della promozione. Per mandare il film in sala si può scegliere una società più piccola che farà un lavoro più piccolo, perché della promozione se ne occuperà lo stesso Soderbergh. La società che distribuirà Logan Lucky è Bleecker Street, si prende 1 milione di dollari più una percentuale sui biglietti ma solo una volta raggiunto un certo incasso.

Già nel suo esordio e nel suo primo successo, Sesso Bugie e Videotape, così lontano dall’America (fu Palma d’Oro a Cannes) e così capace di avere conseguenze sul cinema indipendente americano, dando il calcio d’inizio alla sua seconda grande fase dopo quella degli anni ‘70, Soderbergh ha dimostrato una certa insofferenza per i meccanismi produttivi e distributivi usuali. Il resto della sua carriera è una lunga storia di battaglie con gli studios. Ora con Fingerprint vuole cambiare come i grandi autori possono gestire i propri film e soprattutto i soldi che possono fare.

Secondo questo modello non ci sono quote da dovere agli studios ma i profitti sono tutti per la produzione che poi può dividerli come crede con attori e maestranze. Sostanzialmente taglia un intermediario diventando anche una società di vendite e di marketing. Perché alla fine tutta la promozione sta in mano al filmmaker, cosa a cui Soderbergh tiene molto. Ha infatti tagliato lui i trailer di Logan Lucky, ha realizzato lui la locandina e via dicendo. Ha anche preso decisioni cruciali come quella di non invadere il mercato di pubblicità ma di risparmiare e tenersi il grosso del budget promozionale per le settimane a ridosso dell’uscita, perché ritiene sia molto più efficace.

Sembra un metodo perfetto (se funzionerà). Almeno sulla carta è replicabile, in grado di sostenersi e dà a Soderbergh la libertà che tanto desidera. Purtroppo è buono solo per lui. Anche se parliamo solo dei registi noti e con un nome in grado di vendere un film, non tutti possono essere esperti di marketing, non tutti possono essere in grado di lavorare alle strategie distributive o saper vendere quel che fanno, anche quello è un lavoro e non uno facile. Il pensiero che chiunque possa fare (meglio) il lavoro dei produttori e dei distributori è molto ingenuo e dall’altra parte mettere insieme una piccola società di marketing non è esattamente semplice. E se Soderbergh ne fosse capace (cosa non da escludere assolutamente) non vuol dire che altri potrebbero.

L’idea è che ognuno, raggiunta una certa fama, possa diventare uno studio a sé e avere nella propria società tutto il necessario per la produzione e sopravvivenza del proprio film, trovando nelle prevendite quel capitale di rischio che gli studios trovano altrove (ad oggi più che altro fondi d’investimento e capitali cinesi).

Logan Lucky arriverà in Italia con la Festa del Cinema di Roma ma a quel punto già sapremo come è andato l’esperimento di distribuirsi e promuoversi un film da sé, perché uscirà in diversi territori (tra cui il più grosso e redditizio per un film simile: gli Stati Uniti) a partire da metà Agosto.