Non è insolito che per le pietre miliari del cinema non tutto fili liscio durante la produzione. Spesso a causa di visioni estreme, difficili da ricondurre in esperienze già vissute che creano così spaesamento. Girare un film poi è come innescare un timer che ad ogni secondo che passa drena fondi dal budget. Bisogna muoversi bene e alla svelta. Serve coraggio, soprattutto per fare qualcosa di diverso. Raramente poi si è tutti allineati e il regista di film fuori dal comune deve forzare la mano, adottare misure estreme per portare a casa il progetto. Per Mad Max: Fury Road è stato così, solo che gran parte della tensione e della fatica è stata assorbita dai due attori protagonisti: Tom Hardy e Charlize Theron. 

I litigi tra i due sono leggendari e hanno bucato anche le maglie più strette della compostezza hollywoodiana. Sono trapelate accese discussioni sul set, momenti difficili e una disciplina che stava sfuggendo dalle mani di un George Miller che non accennava a fermarsi. Continuava a spingere sempre di più aumentando così la pressione del già caldo deserto della Namibia.

Benzina sul fuoco di una faida poi esplosa.

Nel libro Blood, Sweat and Chrome: The Wild and True Story of Mad Max: Fury Road di Kyle Buchanan si raccontano altri succosi aneddoti. Soprattutto però per la prima volta viene messo ordine nelle informazioni sparse, spiegando attraverso le voci dei diretti interessati come si è arrivati alle frizioni e alla conseguente esplosione. 

Una ricostruzione dei litigi sul set di Mad Max: Fury Road

Tom Hardy non è un tipo facile. Per ottenere il ruolo un tempo di Mel Gibson si racconta che abbia addirittura sputato in faccia al collega Armie Hammer. Il processo di casting non era stato una passeggiata. Tra i tanti esclusi ci fu pure Eminem oltre a Jeremy Renner. Eppure Hardy dimostrò di essere un cavallo difficile da domare ancora prima di ottenere la parte, minacciando di non presentarsi all’incontro decisivo con il regista. 

Charlize Theron invece è entrata in Mad Max: Fury Road senza passare per i provini. L’interprete di Furiosa ha un carattere opposto rispetto a Tom Hardy e i due esprimono la loro professionalità, per usare un eufemismo, in un modo radicalmente diverso.

Interviene nella ricostruzione dei fatti la sceneggiatrice Kelly Marcel come amica di Tom Hardy. Spiega che l’attore ha un modo di fare molto fisico e tende a provare soluzioni insolite. Segue il metodo, quindi si immerge nei personaggi rischiando di prendere in prestito anche certi angoli che non riesce ad abbandonare dopo il ciak. Mentre Charlize Theron è, a suo giudizio, più cerebrale. Per lei, questi due caratteri così opposti erano destinati a scontrarsi.

Secondo Miller, invece, è il film ad essere entrato negli attori. La sopravvivenza disperata di Max, uccidi o sii ucciso, ha influenzato il clima sul set. Cita ciò che gli ha detto Jack Nicholson: “si pensa che noi attori non portiamo a casa i nostri ruoli. Pensiamo di lasciarli nel camerino quando ce ne andiamo dal set. Ma la verità è che se fai bene il tuo lavoro te lo porti anche a casa”. 

Ancora prima di iniziare a girare c’era però una tensione palpabile come detto dal primo aiuto regista del film P. J. Voeten. I due litigavano come “due genitori fronte a una macchina. O litigavamo o ci punzecchiavamo a vicenda” ha confermato Charlize Theron pentita di come sono andate le cose con il collega.

Non voglio addurre scuse per il mio atteggiamento, ma sono state delle riprese difficili. Io ho una prospettiva molto chiara su cosa è successo. Non credo di avere avuto questa lucidità mentre facevamo il film. Ero in modalità sopravvivenza. Ero veramente spaventata.

La causa scatenante

Che cosa ha generato quest’ansia? Come spesso capita non c’è mai una causa sola, ma tanti fatti uno sopra l’altro fino ad esplodere. Durante le riprese Tom Hardy era spesso in ritardo. Lo produzione lo sollecitò a presentarsi puntuale la mattina. Non è chiaro se le sue fossero provocazioni deliberate, fatto sta che questo suo atteggiamento accresceva le tensioni e infastidiva particolarmente Charlize Theron. Aveva da poco avuto un figlio e desiderava fare il suo lavoro, finire in tempo, tornare a casa a prendersi cura di lui. Lei era sempre puntuale, professionale, mentre l’incostanza di Hardy complicava il calendario giornaliero già bello pieno.

Un giorno i lavoratori erano stati convocati alle otto e lui si è presentato alle undici. Theron l’ha aspettato con il costume di scena per tre ore. Quando finalmente è arrivato lei ha iniziato a inveire contro di lui: “multate questo f*****o s*****o centomila dollari per ogni minuto in cui ha trattenuto questa troupe. Quanto sei irrispettoso!

Tom Hardy non la ignorò ma si avvicinò a lei rispondendole “che cosa mi hai detto?” in tono minaccioso. Si sentì minacciata e chiese qualche garanzia. Partì quindi la produttrice Denise Di Novi e arrivò in Namibia per dare supporto all’attrice. George Miller era d’accordo e la presenza sul set servì a riequilibrare un po’ le dinamiche. Andava meglio, ma non troppo, dato che Doug Mitchell, l’altro produttore del film, aveva ritenuto che non dovesse esser presente attivamente al momento delle riprese. Così ha detto Charlize Theron:

(Di Novi) era ferma nell’ufficio di produzione, vedeva come stavo e parlavamo. Ma quando ero sul set mi sentivo ancora piuttosto nuda e sola.

Ora la pace tra i due sembra ristabila. Entrambi dicono di avere esagerato e incolpano le difficoltà affrontate e il fatto di stare girando un film fatto di continui stop, lunghe attese e fatica.

Tom Hardy ha commentato:

Con il senno di poi ho capito che ero dentro fino al collo. La pressione su di noi era a volte schiacciante. Aveva bisogno di un compagno migliore, forse più esperto, in me. È qualcosa che non puoi fingere. Mi piacerebbe pensare che ora che sono più vecchio e più brutto, potrei essere all’altezza di quel momento.

Fonte: Vanty Fair

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