Arrivano alcuni aggiornamenti sul caso di Olivia Jackson, la controfigura di Milla Jovovich in Resident Evil: The Final Chapter che ha deciso di fare causa ai produttori del film per le ferite riportate sul set nel 2015.

La stuntwoman rimase ferita sul set del film a causa di un incidente che finì per costarle un braccio e la carriera. La donna si è poi detta “abbandonata” dopo quell’esperienza e ha ammesso di non aver ricevuto un adeguato compenso.

Come abbiamo visto, Jackson ha intentato una causa contro la produzione a Los Angeles a settembre. Nei documenti si legge che l’acrobata avrebbe dovuto girare la scena di un combattimento il giorno dell’incidente e che tutto a un tratto la produzione decise di girare una complessa acrobazia a cavallo di una moto.

La cinepresa verso cui avrebbe dovuto correre a tutta velocità non fu sollevata in tempo, causando un violento schianto. Jackson dovette restare in coma indotto per diverso tempo per permettere ai dottori di intervenire chirurgicamente e salvarle così la vita.

Nel corso di un’apparizione a Good Morning America, la donna ha dichiarato che i produttori l’avevano indotta a pensare che l’assicurazione avrebbe coperto tutti i costi, ma non è stato così.

Mi dissero che avevano risorse limitate, ma mi promisero che si sarebbero presi cura di me assicurandosi che guarissi quanto prima” ha dichiarato Jackson. “Ma quando smisero di pagare le spese mediche, fui colta da sconforto e paura: ero da sola“.

La donna non intende chiedere un compenso preciso, ma un risarcimento “che mi permetta di badare a me stessa per il resto della vita e per pagare le numerose spese mediche ancora necessarie“.

Dall’Hollywood Reporter giungono alcune novità sul caso. I legali del regista Paul W.S. Anderson e del suo collega e produttore Jeremy Bolt hanno chiesto l’archiviazione del caso sostenendo che gli avvocati americani di Olivia Jackson stiano facendo causa “alle persone sbagliate nel posto sbagliato“.

La difesa sostiene che l’ingaggio e la copertura assicurativa della donna erano stati gestiti da una società sudafricana, la Davis Films, molto attiva nel settore del cinema e della televisione, che pertanto va ritenuta responsabile.

I legali di Anderson e Bolt aggiungono che portare il caso in California sarebbe una “trovata pubblicitaria mascherata da azione giudiziaria“. Nell’atto si legge inoltre che i due non hanno “mai promesso di farsi carico delle spese mediche della vittima“, una dichiarazione che cozza con le conversazioni registrate dal marito della Jackson e inserite nella causa iniziale.

Secondo il giornale la Davis Films avrebbe cercato di fare da “scaricabarile” e chiedere un risarcimento di 3.2 milioni di dollari a un’altra compagnia assicurativa sudafricana, la Hollard Insurance, ottenendo però un rifiuto.

Ad oggi la Davis Films ha versato a Olivia Jackson una somma di 248 mila dollari per la copertura delle spese mediche. Resta da capire, a questo punto, chi si farà carico degli ulteriori costi e chi sarà ritenuto veramente responsabile.