Resident Evil, il regista chiede l'archiviazione del caso della controfigura ferita
Arrivano alcuni aggiornamenti sul caso di Olivia Jackson, la controfigura di Milla Jovovich in Resident Evil: The Final Chapter
La stuntwoman rimase ferita sul set del film a causa di un incidente che finì per costarle un braccio e la carriera. La donna si è poi detta "abbandonata" dopo quell'esperienza e ha ammesso di non aver ricevuto un adeguato compenso.
La cinepresa verso cui avrebbe dovuto correre a tutta velocità non fu sollevata in tempo, causando un violento schianto. Jackson dovette restare in coma indotto per diverso tempo per permettere ai dottori di intervenire chirurgicamente e salvarle così la vita.
Nel corso di un'apparizione a Good Morning America, la donna ha dichiarato che i produttori l'avevano indotta a pensare che l'assicurazione avrebbe coperto tutti i costi, ma non è stato così.
La donna non intende chiedere un compenso preciso, ma un risarcimento "che mi permetta di badare a me stessa per il resto della vita e per pagare le numerose spese mediche ancora necessarie".
Dall'Hollywood Reporter giungono alcune novità sul caso. I legali del regista Paul W.S. Anderson e del suo collega e produttore Jeremy Bolt hanno chiesto l'archiviazione del caso sostenendo che gli avvocati americani di Olivia Jackson stiano facendo causa "alle persone sbagliate nel posto sbagliato".
I legali di Anderson e Bolt aggiungono che portare il caso in California sarebbe una "trovata pubblicitaria mascherata da azione giudiziaria". Nell'atto si legge inoltre che i due non hanno "mai promesso di farsi carico delle spese mediche della vittima", una dichiarazione che cozza con le conversazioni registrate dal marito della Jackson e inserite nella causa iniziale.
Secondo il giornale la Davis Films avrebbe cercato di fare da "scaricabarile" e chiedere un risarcimento di 3.2 milioni di dollari a un'altra compagnia assicurativa sudafricana, la Hollard Insurance, ottenendo però un rifiuto.