La recensione di Asteroid City, il film di Wes Anderson presentato in concorso al festival di Cannes

Di raccontare la società e il suo tempo a Wes Anderson proprio non va, non è quel tipo di cineasta. I suoi film esistono in un altro mondo (il suo) che funziona secondo le regole dell’animazione televisiva di una volta, un mondo che è privo di qualsiasi agitazione politica o tensione sociale (anche quando in The French Dispatch racconta di uno studente rivoluzionario, evita qualsiasi causa o pensiero realmente politici) e nel quale esistono solo le storie individuali. È un regista di sentimenti, uno che è stato bravissimo e ha cambiato per molti versi il modo in cui si parla di sentimenti nel cinema americano. Solo che non gli riesce più. Non che si sia stufato di fare cinema, anzi sembra che ad ogni film il suo impegno e la sua dedizione aumentino, è che non ha più l’interesse che aveva prima negli esseri umani.

Stavolta quello di Asteroid City è proprio il mondo di Chuck Jones, il de...