La recensione di Wild Diamond, film in concorso al festival di Cannes

Non c’è niente di più complicato per un film con ambizioni di operare una critica ai social media. Il rischio di finire nell’incrocio peggiore, quello per il quale il tema è trattato con la solennità delle cose più importanti ma anche con il semplicismo di chi conosce poco ragionamenti e implicazioni di ciò di cui parla, è altissimo. Wild Diamond ci finisce con tutti e due i piedi. Non considera l’effetto del profluvio delle immagini sulle persone e si concentra sulla parte più evidente e scontata, cioè l’esasperazione dei modelli di bellezza e la costruzione di questa bellezza come forma di successo illusorio. I soliti spauracchi.

Il fatto è che Wild Diamond proprio non ha una sua personalità ma ne prende in prestito una dall’estetica e dal linguaggio del cinema di camminate & disperazione, con quasi nessuna variazione. È il tipo di film europeo, volentieri filmato in 4:3, in cui si segue un personaggio molto a...