L'anno del #metoo che ha sconvolto Hollywood a partire da internet
In 365 giorni il movimento #metoo ha cambiato la faccia di Hollywood. Come tutti i cambiamenti rapidi è stato sanguinoso e non sempre giusto
“Sono un uomo, bianco ed eterosessuale. E per questo innanzitutto mi scuso”
Sacha Baron Cohen, Who Is America?
Il cinema stesso ha cambiato faccia, accelerando un mutamento che era iniziato da diversi anni (in virtù del quale il primo articolo è stato così considerato invece di essere derubricato come forse sarebbe avvenuto decenni fa), dando più considerazione alle donne nelle trame e quindi alle attrici che le interpretano e alle sceneggiatrici e registe che le realizzano (a cascata arrivano poi gli altri reparti). È un inizio e non certo un traguardo finale, ma per la brevità con cui è avvenuto è incredibile.
If you’ve been sexually harassed or assaulted write ‘me too’ as a reply to this tweet. pic.twitter.com/k2oeCiUf9n
— Alyssa Milano (@Alyssa_Milano) October 15, 2017
Come tutti i processi che si svolgono troppo in fretta però anche questo ha travolto tutto senza discriminare tra giusto e sbagliato. Il #metoo, partito 10 giorni dopo l'articolo sul New York Times su Twitter da Alyssa Milano e diventato un vero movimento, è il simbolo di quest’ondata. Scaturito da basi sacrosante, per fare in modo che qualunque donna si sentisse libera di raccontare maltrattamenti, piccole avances non richieste, ingiustizie o discriminazioni sul posto di lavoro, è diventato la nuova forma di femminismo combattivo e nell’opinione di molti un tribunale del popolo che funziona a colpi di accuse da cui è spesso impossibile (ma doveroso) difendersi.
Il #metoo è diventata una forza direttamente proporzionale al terrore delle media company in anni in cui la reputazione è più importante dei prodotti. Netflix è arrivato a proporre una regolamentazione intera che proibisce ai dipendenti di guardarsi negli occhi per più di 5 secondi consecutivi (un’idea da brutto film distopico con protagonista Kristen Stewart).

Sotto la spinta senza senso di un mutamento che deve arrivare sempre più rapido, sempre più obbligatoriamente, sempre meno per gradi e iniziando a lavorare sulle bambine, ai festival è chiesto di selezionare il 50% di opere dirette da donne a prescindere (solitamente i film diretti da donne sono circa il 30% del totale) e alle manifestazioni come gli Oscar è chiesta la medesima considerazione delle maestranze femminili e via dicendo.
Tutto è chiesto a voce, sui giornali, sui social network, mobilitando l’attivismo da casa molto facile e comodo, facendo pesare tweet come macigni e sfruttando il terrore di una movimentazione mediatica contraria. È una guerra di paura. Una guerra giusta, giustissima, combattuta con sanguinarietà e senza guardare altro se non il proprio obiettivo. Vale la pena ripeterlo di nuovo e ancora più chiaramente: a non suonare corretto in tutto questo non è quindi l'obiettivo nè gli imputati, nè ancora i modi con cui sono accusati (cioè rievocando misfatti vecchi di decenni), sono componenti inusuali ma inevitabili per la natura dei crimini. A suonare sbagliato è che il tribunale sia la gente e ancora peggio che il boia siano delle società che assumono volentieri il ruolo, giustiziando con eccitazione, per accumulare consenso, cioè profitto.

Così cieca è la furia di un sesso per decenni maltrattato, poco considerato, messo in un angolo e sminuito ai piani alti come nelle discussioni da bar, nelle famiglie, come sul posto di lavoro, che nel vortice del #metoo sono finiti tutti, anche persone che un processo lo avevano avuto e i cui guai legali non avevano a che vedere con il posto di lavoro.
Roman hardly need a #MeToo comeback. This is all you've got Esquire, attacking a man who has apologize and made amends years ago? Pleaded guilty served his time. Abused along with his "victim" by the same insane judge. I've grown up, why can't everyone else.
— Samantha Jane Geimer (@sjgeimer) 30 settembre 2018
L’impressione in questo primo anno post-Weinstein è stata che per molti versi (non tutti, ma molti) per raggiungere un obiettivo giusto, per punire dei colpevoli e per rimettere in parità quel che in parità non è mai stato, si sia volentieri andati in deroga ai principi fondamentali guadagnati a fatica nei secoli, quelli di giusto processo, diritto al dubbio e onere della prova.
È probabilmente comprensibile che per iniziare un processo che non è mai davvero iniziato prima d’ora servisse qualcosa di clamoroso, di forzato e a suo modo di brutale. Un calcio d’inizio fuori dalle regole. Non è bello ma comprensibile. Ha portato al più grande cambiamento nella storia di Hollywood e l’ha fatto con armi medievali, la paura di intere carriere finite in una giornata.