Siamo stati eleganti
Le Olimpiadi non dovrebbero esistere, eppure riescono ancora a unire. Milano Cortina 2026 racconta un’utopia possibile: armonia, bellezza e coesione in una cerimonia che ha saputo commuovere.
Le Olimpiadi non dovrebbero esistere. Non sul piano razionale, almeno. Ogni quattro anni, però, accade qualcosa di improbabile: rappresentanti di ogni popolo si ritrovano in una città prestabilita per dar vita a una festa e poi sfidarsi, sì. Ma solo sul piano sportivo. Con rispetto, coesione, condivisione - sentimenti difficili da intravedere in ogni altro ambito della nostra quotidianità. Sotto l’egida della tregua olimpica anche le guerre si fermano, in teoria.
È la concretizzazione di un’utopia.Le Olimpiadi non dovrebbero esistere. Ma esistono. E sono una cosa bellissima. Di quella bellezza che commuove.
E allora essere la città e il Paese organizzatore diventa una grande responsabilità. L’impegno a farsi culla del mondo, luogo in cui si materializza - almeno per un momento - un sogno umanista.
Significa, da una parte, raccontarsi; dall’altra, essere pronti ad accogliere i racconti di tutti gli altri. E poi legare le cose. Tutte. Tenere insieme le differenze, cercando un’armonia.
Armonia, appunto. Il tema scelto per la Cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026.
Un evento unico e difficilissimo da organizzare. Il più difficile in assoluto, secondo Marco Balich. Veneziano, tra i più importanti direttori creativi di eventi dal vivo al mondo, negli ultimi vent’anni ha firmato - tra le altre - sedici cerimonie olimpiche e paralimpiche, inclusa l’apertura di Milano Cortina.
Per lui la Cerimonia d’apertura dell’Olimpiade è «una specie di carnevale di Rio ma con una liturgia da funerale del papa». Tutto deve svolgersi in una sola sera, davanti all’audience più grande al mondo, riuscendo a tenere insieme due piani: il racconto più autentico possibile del Paese ospitante e, allo stesso tempo, l’universalità del tema scelto.
Torniamo all’armonia, quindi. La cerimonia, a livello internazionale, è stata molto apprezzata. Ma non sono mancati commentatori che hanno sottolineato come la scelta del tema, di fronte allo scenario globale attuale, potesse apparire contraddittoria o persino cerchiobottista. Eppure - sottolineiamo noi - è proprio nella natura utopica dell’Olimpiade l’andare oltre l’attualità, e perfino oltre la realtà, per concentrarsi su un ideale da raggiungere.
D’altronde Pierre de Coubertin vedeva l’olimpismo come uno stato d’animo: un insieme di valori fondato sulla convivenza pacifica tra i popoli.
E l’armonia immaginata da Marco Balich si è vista. Anzi, si è concretizzata, riuscendo a tenere insieme le molte anime di questo Paese: in Favino che recita Leopardi e in Ghali che fa lo stesso con Rodari; nell’omaggio all’opera italiana di Verdi, Rossini e Puccini; nei tappeti musicali di Mace; nel saluto a Giorgio Armani; nella coreografia dedicata all’Amore e Psiche di Canova e nella citazione di Margherita Hack; nel viaggio tra le Olimpiadi del passato di Sabrina Impacciatore e in quello della donna nello spazio rappresentato da Samantha Cristoforetti; nella natura diffusa di questa Olimpiade, che la rende unica; nell’apparizione di Charlize Theron, novella dea Atena; nell’accensione dei bracieri ispirati a Leonardo da Vinci all’Arco della Pace di Milano e in piazza Dibona a Cortina; nell’emozione di Deborah Compagnoni e Alberto Tomba, e in generale di tutti coloro che ne hanno preso parte.
Poco importa se il commento della Rai ha provato a macchiare di realtà il sogno utopico che stavamo vivendo.
È stata una serata bella. Di quella bellezza che commuove.
E anche se ci siamo limitati a guardare, grazie a quello spirito di coesione e condivisione tipicamente olimpico, tutti abbiamo avvertito un senso di partecipazione.Quindi possiamo dircelo. Siamo stati bravi.
Anzi: siamo stati eleganti.