Alien: Covenant e le regole del vero canone di Alien secondo Ridley Scott
Una particolare maniera di gestire la tensione per rendere gli umani delle prede è il vero tema degli Alien di Scott, al di là di ogni Ingegnere
Già Prometheus maneggiava dialoghi, ambizioni, temi e massimi sistemi con una certa goffa semplicità, ora Alien: Covenant batte il medesimo solco, con il medesimo stile.
VIDEO – Il cast alla World Premiere e il futuro del franchise secondo Ridley Scott
VIDEO – Intervista a Billy Crudup
VIDEO – Intervista a Michael Fassbender
VIDEO – Intervista a Katherine Waterston
VIDEO – Intervista a Ridley Scott
Nelle scene di tensione di Scott accade sempre più di una cosa contemporaneamente, c’è sempre qualcuno che fuori campo sta facendo qualcosa mentre il soggetto inquadrato vive altre difficoltà. C’è uno xenomorfo intento a nascere mentre qualcun altro, nella medesima stanza scivola su una macchina di sangue, c’è qualcuno che insegue mentre l’inseguito rimane incastrato, c’è un braccio meccanico manovrato da remoto che si muove mentre la potenziale vittima cerca di non cadere dal tetto dell’astronave e uno xenomorfo si fa strada per trovare la propria preda, ci sono due nascite in contemporanea, un mostro nelle radure pronto a balzare mentre tutti temono qualcos’altro e via elencando.
Ridley Scott cerca sempre di avere più di un elemento di difficoltà in scena per distogliere l’attenzione dalla minaccia principale e renderla così spaventosa. A tutti gli effetti è la maniera in cui i predatori cacciano le prede, nascondendosi, sorprendendoli e creando una situazione di panico in cui non è mai chiaro da dove possa venire un attacco che a questo punto sembra possa colpire da dovunque in ogni istante.
Prometheus e Covenant, se per un momento si accantonano le scene e i momenti relativi alla storia dell’androide e degli Ingegneri, alla medesima maniera mettono due donne contro dei mostri, cioè appaltano alla femmina la tenacia necessaria a confrontarsi con lo xenomorfo, e le rendono prede nel senso animalesco.

La caratteristica vera dei film della serie Alien allora, non sono gli alieni di Giger o la paura spaziale, ma la maniera in cui mette nella condizione di preda il corpo femminile, dandogli ovviamente all’ultimo la possibilità di riscattarsi. Il cuore del canone di Scott è il fatto di mettere i personaggi a confronto con qualcosa contro il quale non hanno scampo. Nonostante il rispetto che si può nutrire per Aliens, la versione di Cameron, lì il paradigma cambiava nel momento in cui il regista dava a Ripley modo di combattere lo xenomorfo ad armi quasi pari, grazie all’esoscheletro, qualcosa che al momento sembra impossibile per Scott. Nella sua logica il punto di Alien è lo sbilanciamento che esiste tra gli umani e la loro minaccia, l’idea che gli alieni siano inaffrontabili, che si possa solo fuggire da essi. Idea, paradossalmente, ripresa con grandissima efficacia dal videogame Alien: Isolation, in cui a tutti gli effetti lo xenomorfo non si può combattere si può solo fuggire da esso.
In questa maniera, e con le sue scene di tensione dai multipli eventi che distolgono l’attenzione, Scott crea una grande ode alla femmina animale, essere vivente temibile anche quando è preda, genere tenace e coriaceo eletto a nemico naturale dell’alieno più letale di sempre. E lo fa non con i dialoghi ma mostrando.
CORRELATO: Alien: Covenant, cosa ne pensate?