BadMemories: A Way Out e la potenza del multigiocatore locale | Speciale
Dopo aver messo mano ad A Way Out grazie al Game Pass, abbiamo deciso di dedicare questo episodio di BadMemories al multigiocatore locale
Non ci soffermeremo in questo articolo a evidenziare quanto A Way Out sia un’opera ben scritta, divertente da giocare e in grado di emozionare sinceramente l’utente, ma il risultato ottenuto dal team svedese ci ha fatti riflettere sul multiplayer locale. In un mondo che punta sempre più a realizzare titoli da fruire in solitaria, dove anche nel caso del multigiocatore si è costretti a ricorrere all’online, l’opera ideata da Josef Fares è stata per noi una sorta di fulmine a ciel sereno. Affrontare un’intera avventura con un compagno al proprio fianco, gioendo e soffrendo insieme a lui, permette al giocatore di percepire il videogioco in un modo completamente diverso da quello a cui ci hanno abituato le ultime due generazioni di console.
LEGGI ANCHE: BadMemories: il Game Passe l’abbonamento che tutti avremmo voluto avere da giovani | Speciale
Quanti sono i titoli moderni a sfruttare lo split-screen? Quante sono le software house intenzionate a sfruttare questa particolare comunicazione tra videogiocatori?
La risposta, fortunatamente, non è “zero”, ma è innegabile che il numero diminuisca drasticamente di anno in anno. Dopo Brothers: A Tale of Two Sons, Farer ha deciso di abbracciare appieno questa fetta di mercato tanto bistrattata, sviluppando quel A Way Out che citavamo in testa all’articolo. Lo scrittore di Beirut ha dimostrato di avere a cuore esattamente quelle emozioni che è possibile provare esclusivamente grazie alle persone che ci circondano.
Senza entrare nello spoiler, nonostante il titolo abbia ormai tre anni alle spalle, diciamo che è impossibile non rimanere spiazzati dalla seconda metà del titolo di Hazelight Studios. Nonostante il gioco sia fruibile anche online, la vera catarsi può essere raggiunta solamente nel caso affrontiate l’avventura attraverso lo split-screen locale. Il nostro consiglio, infatti, è quello di sfruttare l’abbonamento a EA Play, compreso nel Game Pass per Xbox e presto anche in quello per PC, per sperimentare questo “nuovo” tipo di emozioni. Emozioni provenienti da un tempo passato, dove erano quasi all’ordine del giorno, ma che ora sorprendono come delle vere e proprie novità.
E, dopo questa premessa, non possiamo che essere estremamente curiosi di provare It Takes Two, nella speranza che sappia confermare le splendide sensazioni offerte da A Way Out.