Bernardo Bertolucci non era uno. Erano mille
Il cineasta italiano di maggiore successo di sempre, il più completo inarrivabile e complicato. Bernardo Bertolucci è stato un artista del '900 italiano che si è contornato di artisti
Bertolucci apparteneva alla seconda categoria.
Gli ci sono voluti diversi film per arrivare a Il Conformista, l’opera che gli ha aperto definitivamente le porte del cinema mondiale, consentendogli di arrivare di lì a poco più di una decina d’anni a quello che lui stesso definiva un delirio di onnipotenza, film pazzeschi per ambizione e potenza produttiva come Ultimo Tango a Parigi, Novecento, Il Tè Nel Deserto e ovviamente L’Ultimo Imperatore.
Figlio dell’élite intellettuale Bertolucci aveva i mezzi formativi e didattici per essere un artista ma anche una tempra e una forza fisica che gli hanno consentito di essere cineasta di kolossal d’autore.

I film di Bertolucci non erano mai pienamente realistici, pur non lavorando sul fantastico partivano da intrecci concreti e finivano per cercare prima le immagini della coerenza o della plausibilità. Non conta molto come mai Marlon Brando insegua con foga e con violenza Maria Schneider nel finale di Ultimo Tango a Parigi o perché lei si senta così minacciata da sparare, conta quel senso perduto e disperato di solitudine che traspira dai loro gesti. Non conta tanto come mai John Malkovich muoia in Il Tè Nel Deserto ma come lo faccia, immerso in quelle dune afose al termine di quel percorso.
Innamoratissimo degli incassi e determinato ad avere successo, staccare biglietti e trovare un pubblico, Bernardo Bertolucci ha cercato in ognuna delle sue molte fasi di fare il cinema d’autore più commerciale possibile.
Eppure quella battuta da Bertolucci è stata una strada così complessa, inusuale e non particolarmente celebrata nel nostro paese che ad oggi non c’è nessuno che ripeta il suo percorso. Nonostante parliamo del cineasta italiano più di successo di sempre, in qualsiasi dimensione, nessuno, se non forse Luca Guadagnino, oggi sembra guardare a Bertolucci. Nemmeno Tornatore che pure ha lavorato molto a livello internazionale, è stato autore di kolossal intellettuali come lui.

Appartenente a quella generazione per la quale la cinefilia era una religione (come racconta in The Dreamers) e vedeva tutto. I film di supereroi come la serie 24. Certo era evidentemente snob nei gusti e non riteneva sicuramente tutto al medesimo livello, ma aveva un’insaziabile sete di immagini che per decenni ha fatto il paio con una voglia quasi militare di produrne di sempre più grandi, sempre più immense, stupefacenti e clamorose.
Un vero artista arrivato a padroneggiare budget elevatissimi, libero di creare ai massimi livelli.
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