Colpa delle Stelle: stenditi a terra, cerca di non piangere, piangi a dirotto
Colpa delle Stelle, il fenomeno a sorpresa dell'estate americana, metterà a dura prova la vostra tenuta emotiva
Normalmente, le recensioni dei film sulle pagine di BadTaste vengono curate da Gabriele Niola e dai video del ritrovato Francesco Alò. Il sottoscritto, a cadenza smaccatamente irregolare, si occupa di rigettare su carta – virtuale s'intende – pensieri più o meno sparsi e generalmente privi di senso logico su questo o quel film. Può essere un Iron Man 3 o un Cloud Atlas.
Dal caffè probabilmente, come recitava Pippo Baudo in un noto spot di qualche anno fa.
Nello specifico, quella di Colpa delle Stelle che mi ha portato a pensare "Ho voglia di spendere due parole su questo film".
Si sa, sono un trentaquattrenne che, per ragioni lavorative, deve trascorrere un quantitativo abnorme della propria giornata sui social network e deve tenersi informato su svariate questioni che, magari, non rientrano necessariamente nell'ambito degli interessi primari. Come ad esempio la cosiddetta letteratura young adult e i vari adattamenti basati sui romanzi appartenenti al genere.
E' semplice mancanza di attrazione epidermica.
Verso i personaggi creati da una Stephenie Meyer provo sostanziale indifferenza e mi avvicino a loro solo per avere la necessaria cognizione di causa richiesta dal doverne parlare con tutte e tutti voi, mostrando peraltro un dovuto rispetto per coloro i quali nutrono affetto per Bella Swan e soci.
Nel caso di Colpa delle Stelle, il cedimento iniziale è avvenuto nel momento in cui mi sono trovato a tradurre alcune dichiarazioni del regista Josh Boone collegate al suo prossimo progetto, l'adattamento cinematografico dell'Ombra dello Scorpione di Stephen King. Scrittore che ha accompagnato la mia crescita fra il 1989 e il 2002.
“Questo tizio non pare uno sprovveduto. Chissà, magari questa storia di una adolescente con un piede nella fossa merita un'occhiata”.
Distribuiti non esattamente nella giusta e adeguata proporzione.
Torniamo a Colpa delle Stelle, “tratto dall'omonimo romanzo di John Green edito in Italia da Rizzoli” (questo è il momento in cui mi accusate di prendere bustarelle dalle case editrici, ndr.).
Lie down. Try not to cry. Cry a lot.
“Ma queste lacrime sono versate a ragion veduta o perché, magari, il film risulta essere un po' troppo ruffiano?” domanderete, legittimamente, voi.
Entrambe le cose.
Probabilmente in queste poche righe, sono stato più paravento io che lo scrittore in questione in 300 pagine di romanzo o Josh Boone in 126 minuti di film.
Quello che bisogna constatare è se questa ruffianeria sia solo fine a sé stessa o meno.
dall'inizio che qualcosa andrà storto. La sveglia del “usa una frase a effetto tipo: la chemistry tra i due protagonisti è letteralmente sensazionale e palpabile” sta suonando come una forsennata, perché, di fatto, è davvero così.Non empatizzare con Hazel Grace e Augustus è umanamente impossibile. I due non si piangono addosso, gestiscono l'avere – o l'aver avuto - a che fare con la malattia in maniera convincente con tutta la loro piena consapevolezza che la nostra
natura è caduca, ma che loro devono – o hanno dovuto – combattere una battaglia ben più aspra. Hazel, come se non bastasse, deve avere, e di fatto ha, la forza di badare a sé stessa e al dramma attraversato dai suoi genitori, una ritrovata Laura Dern e il Sam Trammell di True Blood.
E se c'è una cosa, una qualità che contribuisce a elevare Colpa delle Stelle al di sopra del teen drama medio è proprio la sua non indulgenza nel facile pietismo, nel piagnisteo a buon mercato. Nell'elargire "carezze e schiaffi" sulle facce degli spettatori.
