Come Christopher Lee faceva "Christopher Lee": una analisi della sua scena più vista
Frame by frame il ruolo più amato di Christopher Lee, la battaglia tra Saruman e Gandalf tra improvvisi cambi di ritmo, sguardi e una pacata meschinità
È una casualità bellissima quella che vuole la sua clip più vista iniziare con un avvicinamento al suo fisico, seduto ma minaccioso. Arrivato vicino Peter Jackson rallenta e con morbidezza gli gira intorno per finire sul suo volto, sta già parlando con l’atteggiamento di un Dracula più ancestrale e magico, un colosso della magia che non ha ancora svelato il maligno da cui è animato.
Tutta la prima battuta è scandita con profondità e un’eco innaturale, fino ad arrivare a “...flesh”, ultimo vocabolo della prima battuta su cui tira una frenata, rallenta di colpo. Fantastico! Attore d’altri tempi, formatosi in teatro Lee conosce la potenza della ritmica (guardate la sua lettura di un poema di Nightmare before Christmas, puro ritmo incalzante, accelerate e frenate espressive), le frasi non vanno necessariamente pronunciate con lo stesso passo ma questo può cambiare a seconda del punto in cui ci si trova. In questa prima battuta lo fa in chiusura, per sottolinare gli ultimi vocaboli l’elenco di cose attraverso le quali vede il signore di Mordor: nuvole, ombre, terra e carne. Un elenco di elementi improbabili, l’ultimo dei quali è il più terrificante e strascicato, sembra non finire mai.
Una volta rivelata la fazione con la quale si è schierato, chiude le uscite a Gandalf e poi, bellissimo, a 1:51 gli scappa un po’ di accento tra il sassone e lo slavo (draculesco) su “Sauron”. Non ha nessun senso (nei film fantasy si parla britannico per definizione) ma è perfetto, una sporcatura spontanea che funziona.
La scena arriva fino a 2 minuti e 25 secondi nella semi-immobilità, Lee è quasi sempre seduto e si prediligono i primi o addirittura primissimi piani da dialogo. Quando di colpo invece scoppia l’azione tutto è scatenato da un’espressione di sforzo, una in cui il volto di Lee “si apre” tra magia e furia. Mentre Ian McKellen punta sulla foga e la furia per l’inizio della battaglia, Lee regala a Jackson un primissimo piano, un “Sergio Leone” (inquadratura dei soli occhi) che non poteva non finire nel montaggio finale, se fosse un manga avrebbe i raggi tutto intorno al contorno occhi.
Saruman compare pochissimo in La compagnia dell’anello e in assoluto in tutto Il signore degli anelli, non ha il tempo sullo schermo degli altri grandi protagonisti eppure è indimenticabile. Nonostante molto di quel che lo rende un personaggio epico nel libro non stia nel film, sono momenti come questi, attimi in cui Lee troneggia e fa propria la scena attraverso tempistiche, ritmiche e espressioni talmente perfette da diventare irrinunciabili per il regista che lo rendono indimenticabile anche sullo schermo.
È questo complesso di piccole scelte e intuizioni che definisce ciò che chiamiamo la “statura” di un attore. È per questo che chi conosce il cinema vuole Christopher Lee anche in una parte piccola (lui non amava l’espressione “parte piccola”, specie se riferita a se stesso, preferiva “ruolo breve”), è per questo che è diventato un nome memorabile per tutti, perchè conosce come funziona il cinema, sa cosa fare ed è in grado di farlo. In tutti i ruoli.