Comics Reloaded: Ritorno a Labyrinth
Ritorno a Labyrinth mette in scena molti nuovi personaggi, tutti creati da Forbes, e riporta sotto i riflettori anche quelli della pellicola
Il film cult del 1986 di Jim Henson si concludeva con il gufo bianco che osservava Sarah, tornata a casa assieme al fratellino Toby, fare pace con il mondo reale e quello della sua fantasia. Poi il Re dei Goblin impersonato da David Bowie se ne volava via sotto la luna, sulle note di Underground. E chiunque sia rimasto affascinato dalla favola di Labyrinth non ha potuto fare a meno che potesse esserci dell’altro.Vent'anni dopo, il seguito della storia giunge in forma di fumetto, un manga in quattro volumi scritto da Jake T. Forbes, illustrato da Chris Lie e pubblicato da Tokyopop. La miniserie si intitola, naturalmente, Ritorno a Labyrinth.
Ritorno a Labyrinth mette in scena molti nuovi personaggi, tutti creati da Forbes, e riporta sotto i riflettori anche quelli della pellicola, sebbene almeno in alcuni casi si tratti solo di piccole apparizioni mirate a strappare un sorriso. La storia è lunga e complessa (la pubblicazione inizia nel 2006 ma si concluderà solo nel 2010, dopo essere passata da un’iniziale ripartizione in tre volumi a una in quattro capitoli) e potrebbe essere riassunta essenzialmente come un misto di ottime trovate e di situazioni appassionanti che si alternano a passi falsi e a occasioni sprecate, fornendo alla fine un prodotto misto che non delude, ma che salvo qualche scena particolarmente ispirata, non riesce neanche a esaltare.
I pro: i personaggi nuovi creati da Forbes sono più o meno tutti fedeli allo spirito di Labyrinth, animati da un misto di umorismo, nonsense e inaspettati guizzi di profondità e di commozione, e si integrano molto bene sia con l’ambientazione che con i personaggi vecchi. Forbes riserva poi un trattamento di favore ai due protagonisti della pellicola, Jareth e Sarah, che entrano in scena tardivamente, ma quando lo fanno rubano rapidamente i riflettori a Toby e alla sua storia. Sarah è al centro di una vicenda che la mette ancora una volta a metà strada tra il mondo reale e quello fantastico, forse perfino più sofferta e struggente della precedente, e che riallaccia inevitabilmente la sua storia a quella di Jareth, il quale naturalmente non si è mai arreso a lasciarla andare definitivamente. L’imprevedibile Re dei Goblin è probabilmente quello che esce meglio dalla storia, come grande manipolatore che muove i fili dell’intera vicenda (e da re “in esilio” può concedersi molte più libertà di quante non potesse sotto il peso della corona), lasciando il lettore perennemente in dubbio sulla presunta malevolenza delle sue azioni, ma anche sulle preziose lezioni di vita che finiscono per impartire alle sue inconsapevoli pedine.
Ritorno a Labyrinth si riscatta comunque nel finale, dove ritrova un guizzo soddisfacente di lirismo e di poesia tornando al cuore della pellicola originale, vale a dire il giusto equilibrio tra fantasia e realtà e l’importanza di lasciare un posto speciale al bambino che è in noi senza lasciargli prendere il sopravvento incontrollatamente. Forbes riesce a regalarci un’uscita di scena e un “happy ending” più definitivo di quello del film e questo, oltre a un Jareth sceneggiato magistralmente, sarà sufficiente a regalare agli appassionati del film diverse ore di lettura interessante, qualche sorriso e una o due lacrime!
