Darkest Dungeon, giocarlo mi ha fatto andare in depressione. Letteralmente
Un viaggio nell'oscurità. Il biglietto lo fornisce Darkest Dungeon
In tv, su internet e soprattutto nei meme il concetto di depressione è andato via via alleggerendosi, soprattutto per il bisogno di esternare e smorzare le proprie o le altrui sofferenze, tanto che ad oggi non è difficile trovare usi ed abusi di parole come “ansia” e “depressione” sui social network; parole che conferirebbero apparente profondità a chi le usa adesso, ma che fino all'inizio del secolo scorso non erano neanche considerati delle serie patologie. (S)fortunatamente il mondo dei videogames si è andato ad adattare a questo trend, sfornando di contro negli ultimi anni titoli che trattavano tematiche piuttosto complesse e scure, come la guerra o perchè no, il cancro infantile.
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Si parte così...[/caption]
Insonnia. Avevo la pessima idea di giocare di sera tarda, alla fine di una giornata lavorativa che poteva essere stata più o meno pesante. Comunque il principio è lo stesso: si gioca per rilassarsi, almeno a quell'ora. E purtroppo questo è un gioco che non ti fa rilassare, nel senso che proporzionalmente allo sforzo ti gratifica veramente poco. Ora, tutti conoscono i benefici di andare a dormire appena si è sconfitto un boss, magari mettendoci una buona oretta. Lo abbatti, tiri un sospiro di sollievo e dormi come un bimbo. Il problema è che arrivare ad abbattere un boss in Darkest Dungeon equivale ad una lenta discesa fatta per la maggior parte di fallimenti e compagni morti nel tentativo anche solo di capire una strategia utile per annientare quel determinato boss. Andavo a dormire insoddisfatto, avevo giocato due ore e non avevo praticamente progredito verso nessun nuovo livello di gioco. E dormivo male, molto male.
"è impossibile non sottolineare come Darkest Dungeon sia un titolo in grado di toccare delle corde ancestrali del nostro animo, corde scure, che ci fanno anche un po' paura"[caption id="attachment_169272" align="aligncenter" width="600"]
...si finisce così[/caption]
Sindrome dell'abbandono. Quanti di noi hanno sofferto per la morte di uno dei loro personaggi preferiti in un videogame? Da Aerith in poi la nostra vita è stata continuamente scossa da avvenimenti come la perdita di un beniamino digitale e lasciandocene ancora oggi i segni sulla pelle (giustamente, aggiungerei!). In Darkest Dungeon succede sempre. E non succede solo ai personaggi di livello più basso, ai quali magari si è meno affezionati. No, dato che si possono affrontare dungeon di livello alto SOLO con personaggi di livello alto e viceversa, ogni sortita è praticamente della medesima difficoltà e rischio. E' un problema se ti muore un tank di livello alto, perchè o hai una riserva, oppure da li in poi non puoi più affrontare dungeon di livello alto. Perdere un singolo elemento può rallentare il gioco in maniera decisiva. Ah e non ho menzionato il fatto che alcune volte, se i vostri personaggi stanno troppo tempo nella taverna (utilizzata sapientemente per far scendere i livelli di stress) possono propendere a disertare il vostro gruppo, perchè impegnati per settimane in chissà quale attività losca. Proprio come vostro padre quando eravate piccoli.
Questi sono i disturbi più comuni che sono riuscito a documentare su me stesso, ma è chiaro che ognuno di noi potrebbe essere in grado di scatenare il peggio della propria psiche come meglio preferisce. Detto questo però è impossibile non sottolineare come Darkest Dungeon sia un titolo in grado di toccare delle corde ancestrali del nostro animo, corde scure, che ci fanno anche un po' paura ma che non siamo abituati a sentir suonare mentre giocamo ad un videogioco. Il gioco può durare fino ad una trentina di ore, se giocato in maniera molto diretta. Se invece questo titolo vi incuriosisce abbastanza, fate come me e prendetevi tempo per assaporare queste emozioni una ad una. Spero ne risentirete meno di me, ma ve lo consiglio caldamente.